Scaramuzzi: “Il Papa non muove né eserciti, né sanzioni, ma fa appello alle coscienze”

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Papa Francesco - Sputnik Italia, 1920, 03.03.2022
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Scaramuzzi: “Il Papa non muove né eserciti, né sanzioni, ma fa appello alle coscienze”
Venerdì scorso Papa Francesco ha rotto il protocollo e si è recato presso la missione diplomatica russa presso la Santa Sede in via della Conciliazione, per incontrare l’Ambasciatore Alexander Avdeev, il diplomatico col quale ha un rapporto di amicizia cordiale e per esprimere la sua grande preoccupazione per il conflitto in atto. Secondo alcuni osservatori, il Papa avrebbe tentato di aprire una mediazione.
Perché il Vaticano si offre da mediatore? Come la Chiesa farà la sua parte? Quali “strumenti” ha a disposizione? Per un approfondimento Sputnik Italia ha raggiunto Iacopo Scaramuzzi, giornalista vaticanista.
-Iacopo, il 25 febbraio Papa Francesco ha annullato tutte le udienze e ha fatto visita all’ambasciata russa presso la Santa Sede, in via della Conciliazione. È la prima volta che un pontefice fa una mossa così spontanea o ci sono già stati precedenti in passato?
-Io non ricordo precedenti. Mi sembra che esprima, anche plasticamente, l’urgenza che il Papa ha avuto di farsi ascoltare, parlando senza mediazioni e con franchezza al rappresentante diplomatico di chi ha voluto la guerra e può ancora fermarla.
-Voci in giro sostengono che il gesto di Bergoglio non è stato gradito da molti in Vaticano. È così?
- Non mi risulta.
-Secondo alcune fonti, durante la mezz’ora di colloquio con l’Ambasciatore russo Avdeev, il Pontefice avrebbe anche offerto la disponibilità della Santa Sede per una mediazione fra le parti. Il Vaticano potrebbe svolgere il ruolo di concreto operatore della pace? Se si, quali “strumenti” ha il papato a sua disposizione per sollecitare l’apertura del dialogo?
-In queste settimane il Papa ha chiesto il rispetto della "libertà di ogni paese" (udienza del 16 febbraio), ha denunciato "la follia della guerra" (udienza del 23 febbraio), ed ha indetto per il mercoledì delle ceneri (2 marzo) una giornata di digiuno e preghiera "per stare vicino alle sofferenze del popolo ucraino, per sentirci tutti fratelli e implorare da Dio la fine della guerra". L’obiettivo è chiaro, è la pace.
Per arrivare alla pace, "bisogna evitare ogni escalation, fermare gli scontri e trattare", ha detto il Segretario di Stato del Papa, il cardinale Pietro Parolin, sottolineando che la Santa Sede è "pronta a facilitare il negoziato tra Russia e Ucraina".
Il Papa non muove né eserciti né sanzioni, ma fa appello alle coscienze. Ed è disponibile ad aprire le porte a tutti, ascoltare le ragioni di tutti, per favorire il cessate-il-fuoco il prima possibile.
-Come si muoverà Papa Francesco tra Russia e Ucraina? I due post che il Papa ha pubblicato sul suo account Twitter in lingua russa e quella ucraina devono essere considerati come il primo passo verso la pacificazione?
- La prima preoccupazione del Papa è la questione umanitaria, perché, come ha spiegato all’Angelus di domenica 27 febbraio, "la gente comune" è "in ogni conflitto la vera vittima, che paga sulla propria pelle le follie della guerra. Penso agli anziani, a quanti in queste ore cercano rifugio, alle mamme in fuga con i loro bambini". Proteggere queste persone, per il Papa, è il primo passo verso la pacificazione.
-A tuo avviso, dopo la telefonata di Papa a Zelensky, seguirà presto un’altra al presidente Putin?
- Immagino che il Papa sia disponibile a telefonare al presidente Putin. L’importante è che Putin risponda al telefono e ascolti l’appello del Papa a porre subito fine alla guerra.
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