Covid, rapporto Gimbe: in calo contagi, morti e ricoveri negli ospedali

© Sputnik . Evgeny UtkinUna donna in mascherina con un cane
Una donna in mascherina con un cane - Sputnik Italia, 1920, 03.03.2022
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La pandemia di Covid batte in ritirata, negli ultimi sette giorni ci sono stati 275mila contagi in tutto, in calo del 21,1% rispetto alla settimana precedente. Lo rileva il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe sulla situazione Covid in Italia nel periodo tra il 23 febbraio e il 1° marzo.
La media mobile a 7 giorni passa 49.875 casi del 22 febbraio a 39.339 il primo marzo (-18,6%), chiarisce il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta. I decessi, invece, sono 1.488, in calo del 18,6%, con una media di 213 al giorno rispetto ai 261 della settimana precedente.

Situazione negli ospedali

Al calo della curva epidemica si accompagna un allentamento della pressione sugli ospedali, con un calo delle occupazioni di posti letto pari al 20% nei reparti di area medica e al 21% nelle terapie intensive.

Campagna di vaccinazione

Si riduce ulteriormente il numero di nuovi vaccinati contro il Covid, che tra il 23 febbraio e il 1° marzo è di 38.796, rispetto ai 59.157 della settimana precedente. Il 27,2% è rappresentato dalle vaccinazioni pediatriche tra 5-11 anni, in netta flessione rispetto alla settimana precedente (-46,4%).
Non decollano le vaccinazioni per gli ultracinquntenni, nonostante l'obbligo introdotto a febbraio di green pass rafforzato nei luoghi di lavoro. Il numero di nuovi vaccinati in questa fascia scende a 10.809, in calo del 29,5% rispetto alla settimana precedente.
"A dispetto di numeri ancora molto elevati, rispetto agli altri paesi europei l’Italia si colloca fra le nazioni con la più bassa percentuale di popolazione non vaccinata (16,1%). Su questo fronte si registrano differenze molto rilevanti fra i diversi Stati: si passa dal 5% del Portogallo al 63,8% dell’Ucraina", rileva il monitoraggio Gimbe.

Vaccinazione dei profughi

Il presidente Nino Cartabellotta sottolinea la necessità di preparare piani di accoglienza per i profughi ucraini, che dovranno "necessariamente includere la vaccinazione di anziani e fragili provenienti dalle zone di guerra, evitando diseguaglianze tra le Regioni".

"Il dato ucraino non deve essere sottovalutato, considerata la drammatica situazione che porterà nelle prossime settimane migliaia di profughi nel nostro Paese, - prosegue Cartabellotta - occorrerà eventualmente rivalutare l’entità delle donazioni di vaccini a mRna a paesi in difficoltà, considerata la necessità di estendere la campagna vaccinale ai profughi di guerra".

Ad oggi, giovedì 3 marzo, secondo il rapporto Aifa sono 134.318.859 le dosi di vaccino anti-Covid. Sono 48.277.065 le persone (89,39%) della popolazione maggiore di 12 anni che hanno completato il ciclo vaccinale, 37.643.253 quelle che hanno ricevuto la terza dose addizionale o di richiamo.
Almeno una dose del vaccino pediatrico in fascia 5-11 è stata ricevuta da 1.357.561 bambini.
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