Prandini (Coldiretti): “Le tensioni non si risolvano con le sanzioni economiche”

© Foto : fornita da Coldiretti LombardiaEttore Prandini, presidente Coldiretti Lombardia, vice presidente nazionale della Coldiretti
Ettore Prandini, presidente Coldiretti Lombardia, vice presidente nazionale della Coldiretti - Sputnik Italia, 1920, 02.03.2022
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Il conflitto Russia-Ucraina mette a rischio anche le esportazioni agroalimentari Made in Italy in Russia e in Ucraina che nel 2021 hanno complessivamente superato un miliardo di euro.
Se le vendite in Russia hanno raggiunto lo scorso anno 670 milioni di euro con un aumento del 14% rispetto al 2020, dovuto soprattutto a pasta, vino e spumante, quelle in Ucraina valgono altri 350 milioni di euro, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.
Come peserà la crisi ucraina sulle industrie alimentari italiane? Le tensioni in corso rischiano davvero di cancellare completamente il Made in Italy del cibo? Per parlarne Sputnik Italia ha raggiunto Ettore Prandini, presidente di Coldiretti.
- Dott. Prandini, che impatto potrebbe avere il conflitto Russia-Ucraina, l’ulteriore aumento del costo di energia e le possibili sanzioni sull’export agroalimentare italiano in termini numerici?
- Intanto vorrei fare una premessa. Noi auspichiamo che ci sia una soluzione in tempi brevi dello scontro in atto. Nello stesso tempo riteniamo che con le sanzioni economiche sicuramente non si potrà risolvere il conflitto, bisogna riattivare tutti i canali diplomatici possibili tra i Paesi coinvolti. Salutiamo positivamente l’incontro di lunedì fra la delegazione russa e quella ucraina. Ci auguriamo che anche a livello europeo si riprenda nel minor tempo possibile un confronto che porti alla soluzione anche sulla questione delle sanzioni che si sta discutendo in questi giorni.
La preoccupazione che noi nutriamo riguarda ovviamente l’ulteriore aumento del costo delle materie prime e le forniture di gas. È inutile sottolineare che l’Italia non è un Paese autosufficiente sotto questo punto di vista e che siamo importatori di gas proveniente dalla Russia stessa. Di fronte a tutti questi fattori riteniamo che i problemi che si possono manifestare sulla filiera agroalimentare sono molto rilevanti.
Certo non ci mancherà il cibo sugli scaffali, però ci sarà sicuramente un innalzamento di costi e questo andrà ad aggravare sui consumatori e sui cittadini comuni. Per cui, ritengo, che nelle analisi che verranno effettuati vanno tenute in debita considerazione le esigenze di tutti.
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- A Suo avviso, rischiano di ripetersi le gravi conseguenze economiche derivanti dal conflitto russo-ucraino scoppiato nel 2014 con la crisi di Crimea?
- Intanto bisogna capire dove realmente, al di là di quello che viene dichiarato, saranno applicate le sanzioni proposte dall’Europa e dagli Stati Uniti nei confronti della Russia. Però, ripeto, le misure unilaterali non possono essere considerate come uno strumento efficace per la risoluzione del conflitto.
Contestualmente ci possano essere delle ricadute significative sul mondo agroalimentare che noi rappresentiamo sia per quanto riguarda le esportazioni, cioè i prodotti che non erano colpiti dalla prima forma di embargo, sia, per quanto concerne, l’importazione di importanti prodotti importanti, del grano duro e del mais.
- Secondo l’ex premier e presidente della Commissione Europea che pochi giorni fa ha parlato al Corriere della Sera degli scenari che si potrebbero aprire, “sia le sanzioni in generale che quelle eventuali potrebbero penalizzare l’Italia e la Germania", e costerebbero invece molto meno agli Stati Uniti “che le stanno chiedendo con forza, ma non hanno con la Russia gli stessi nostri rapporti di scambio”. Condivide il parere del Professore?
- Io penso che l’analisi che ha effettuato Romano Prodi sia abbastanza puntuale. Non possiamo dimenticare gli accordi che negli anni passati sono stati stipulati e di volta in volta vengono modificati.
Gli accordi hanno una loro validità e devono essere rispettati da tutte le parti. Nel momento in cui essi vengono modificati in tempi brevi senza una dovuta, approfondita discussione, rischiano sicuramente di creare degli scompensi sia di carattere politico, sia di carattere economico, sia di quello sociale.
- L’Italia è il primo Paese fornitore di vino in Russia, con una quota di mercato di circa il 30%, davanti a Francia e Spagna. Quanto potrebbe perdere il vino italiano?
- Ci auguriamo che non ci siano modifiche sotto questo punto di vista rispetto alla capacità di esportazione che l’Italia ha nei confronti di un mercato interessante come quello russo.
Comunque, ci rendiamo conto che questo potrebbe avvenire, se ci fosse un’estensione dei prodotti agroalimentari che non erano coinvolti nel primo embargo. Questa prospettiva ci ovviamente preoccupa perché il settore vinicolo è un po’ quello che ci rappresenta nelle esportazioni delle nostre più grandi eccellenze.
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Vorrei sottolineare che ci sono stati attivati investimenti massicci da parte dei nostri imprenditori sia in termini economici, sia investimenti culturali mirati a far conoscere la capacità e l’elemento distintivo della qualità dei nostri prodotti rispetto a quelli di altri Paesi, sono pure stati fatti passi importanti per quanto riguarda la presenza sul mercato. E tutti questi sforzi rischiano di essere vanificati…
- L'Italia importa dall’Ucraina il grano che adesso è bloccato nei porti. C’è il rischio concreto di non trovare più la pasta sugli scaffali dei supermercati?
- No, la produzione di pasta non è a rischio perché il grano che noi importiamo è il grano tenero che viene utilizzato per la realizzazione di pane e nel settore dolciario. Comunque la situazione odierna farà volare i prezzi in modo significativo e questo ovviamente potrebbe incidere sul settore cerealicolo e potrebbe anche diventare un ulteriore elemento di criticità per i nuclei familiari.
- A Suo avviso, quali misure potrebbe o dovrebbe adottare l’Italia per assicurare la continuità dei cicli produttivi e garantire i rifornimenti?
- Come dicevo, noi riteniamo che solo tramite i canali di diplomazia e con un confronto continuo si possa risolvere questa situazione, e non certo andando a inasprire ulteriormente i rapporti che abbiamo. Insomma, dobbiamo cercare di arrivare alla soluzione in tempi brevi e o meglio nell’immediato.
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