Nel M5S scoppia il caso Petrocelli: vota no all’invio delle armi all’Ucraina

© Filippo AttiliIl Senato della Repubblica
Il Senato della Repubblica - Sputnik Italia, 1920, 02.03.2022
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Il presidente della commissione Esteri non ha mai nascosto di essere contrario e non ha intenzione di dimettersi. Crimi chiede provvedimenti. Altri 20 nel Movimento si sono assentati alla votazione.
Il senatore Vito Petrocelli, pentastellato, assiduo frequentatore dell’ambasciata russa e vicino alla Cina, non ha mai nascosto le sue posizioni e non lo ha fatto neanche ieri, votando contro la risoluzione della maggioranza, che autorizza l’invio di armi ed equipaggiamenti militari all’Ucraina.
La decisione del presidente della Commissione Esteri del Senato ha sollevato maretta nel Movimento 5 Stelle e un certo dibattito interno.

Da una parte chi, come l’ex reggente Vito Crimi, chiede provvedimenti, dall’altra chi invece ritiene che il voto non riguardava il governo, “non era un voto di fiducia”, ma trattava un tema etico e quindi non può essere sanzionato.

Del resto, la sensibilità contro la risoluzione nel M5S non riguarda soltanto Petrocelli, ma anche una frangia che si è assentata al voto per posizioni prettamente pacifiste, una ventina di senatori.

Petrocelli non lascia

Il senatore, che ha sempre rivendicato la propria simpatia per i paesi cosiddetti “non allineati” (compresa la Russia), non può essere sfiduciato e non vuole fare un passo indietro.
I presidenti delle Commissioni vengono scelti e votati a inizio legislatura in base ai pesi di maggioranza e opposizione e poi vengono rivotati a metà legislatura: non c’è uno strumento di sfiducia o rimozione.
Per questo c’è chi chiede che sia lui ad andarsene, come la vicepresidente della Commissione da lui presieduta, Laura Garavini, di Italia viva.
“Sarebbe opportuno che lasciasse, non sono ammissibili ambiguità su un tema di così grande rilievo”.
Contrario a che Petrocelli resti al suo posto anche Massimo Mallegni, di Forza Italia.
“Trovo vergognoso nel merito e inspiegabile nel metodo il suo comportamento, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ne dovrebbe pretendere le dimissioni”.
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