Consulta: referendum su droghe inammissibile in quanto "inidoneo allo scopo"

© Foto : Richard MortelPalazzo della Consulta.
Palazzo della Consulta. - Sputnik Italia, 1920, 02.03.2022
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La Corte Costituzionale ha depositato oggi la sentenza n.51 con le motivazioni della bocciatura del quesito referendario sulla cannabis.
Una eventuale approvazione del quesito referendario sulla cannabis avrebbe dato il via libera alle droghe pesanti, senza peraltro raggiungere l'obiettivo della depenalizzazione della coltivazione. E' questa la motivazione della sua inammissibilità data dalla Corte Costituzionale, che ha depositato oggi la sentenza n.51, redattore Giovanni Amoroso.
Il quesito referendario sull'"abrogazione di disposizioni penali e di sanzioni amministrative in materia di coltivazione, produzione e traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope" è staro articolato dal comitato promotore in tre micro-quesiti riguardanti:
1.
la depenalizzazione della coltivazione della cannabis,
2.
l’eliminazione della sanzione della reclusione da due a sei anni per tutti i reati concernenti le droghe leggere,
3.
l’esclusione della sanzione amministrativa della sospensione della patente di guida in caso di uso personale di tutti i tipi stupefacenti.
Il Quesito è inammissibile secondo la Consulta, che cita la "costante giurisprudenza sull'articolo 75 della Costituzione", perché si pone in contrasto con:
le Convenzioni internazionali e la disciplina europea in materia,
difetta di chiarezza e coerenza intrinseca,
è inidoneo allo scopo.
In merito al primo micro-quesito che si riferisce all'articolo 73 del Testo unico sugli stupefacenti, la Corte rileva che l'eliminazione della parola "coltiva" dal primo comma "farebbe venir meno la rilevanza penale anche della coltivazione delle piante da cui si estraggono le droghe pesanti (papavero sonnifero e foglie di coca), e ciò sebbene la richiesta referendaria, secondo le intenzioni dei promotori dichiarate in giudizio, mirasse a depenalizzare le sole condotte di coltivazione “domestica” e “rudimentale” delle piante di cannabis".
"Attraverso il richiamo testuale alla Tabella I, la “coltivazione” di cui si parla al comma 1 dell’articolo 73 non può che riferirsi alle droghe pesanti, e non già solo alla cannabis che, invece, è compresa nella Tabella II, richiamata dall’articolo 73, comma 4, del medesimo Testo unico", si legge nella sentenza.
La richiesta referendari dunque si pone in contrasto con gli obblighi internazionali derivanti dalle Convenzioni di Vienna e di New York e con la Decisione Quadro 2004/757/GAI.
Inoltre il quesito sarebbe inadeguato a raggiungere il suo obiettivo perché modifica le specifiche norme che sanzionano la coltivazione della pianta di cannabis.
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