Whirlpool Napoli: sindacati chiedono che Ministero e Regione Campania portino industriali al tavolo

© CgilLavoratori Whirlpool di Napoli protestano a Roma, giovedì 16 settembre 2021
Lavoratori Whirlpool di Napoli protestano a Roma, giovedì 16 settembre 2021 - Sputnik Italia, 1920, 28.02.2022
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Nulla di fatto alla Whirlpool di Napoli, il Consorzio che avrebbe dovuto rilevare lo stabilimento si è tirato indietro.
“Stamattina il Ministero dello Sviluppo economico ci ha informati che l’acquisizione dello stabilimento Whirlpool di Napoli da parte del Consorzio non si è perfezionata, poiché, oltre ai problemi urbanistici e ambientali, è stato riscontrato anche un problema strutturale”, scrivono i sindacati.
Di fronte all’ennesimo impedimento al perfezionamento della acquisizione del sito produttivo, i sindacati chiedono un intervento deciso del Governo e delle Istituzioni locali affinché ci facciano conoscere finalmente gli imprenditori coinvolti, a iniziare da Adler che è la capofila del Consorzio, e i loro piani industriali.
I sindacati Fim, Fiom, Uilm, chiedono di appurare se i problemi riguardano esclusivamente lo stabile oppure se a mancare è un solido progetto industriale, cosa che sarebbe ben più grave dei problemi legati al sito.
Ancora, i sindacati scrivono che il Ministero dello Sviluppo economico si è impegnato a inviare loro una data di convocazione entro i prossimi due giorni.
“Chiediamo che a quell’incontro siano pienamente coinvolti anche Regione Campania e Comune di Napoli e che tutte le Istituzioni siano presenti con le figure più autorevoli possibili”, proseguono i sindacati.
“Soprattutto Governo e Regione si attivino immediatamente per portare al tavolo i soggetti investitori, affinché ci illustrino finalmente i loro piani con i relativi tempi di attuazione”.

Whirlpool di Napoli: una storia infinita

Lo stabilimento storico di Via Argine a Napoli, dopo decenni di piena attività negli anni recenti è entrato in crisi secondo la Whirlpool che ne ha decretato la chiusura nonostante avesse ricevuto dallo Stato italiano milioni di euro di fondi da investire nei suoi siti produttivi in Italia.
Dopo un lungo braccio di ferro, l’azienda ha pattuito con gli operai una buona uscita di quasi 100 mila euro o in alternativa ha offerto il trasferimento presso altri siti produttivi, o il ricollocamento in altre attività lavorative come nel settore dei trasporti, pagando per conto degli operai il costo del corso di guida dei mezzi di trasporto pesante.
Gli operai liquidati, tuttavia, attendono dal Ministero dello Sviluppo economico che si proceda come promesso all’installazione di un nuovo sito produttivo nello stabilimento. Processo che sta subendo dei rallentamenti.
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