M5S diviso sulla fornitura di armi a Kiev, il senatore ribelle: "Pronto a votare no"

CC BY 2.0 / Levi Verbauwhede / Barra, NaplesLa bandiera del partito MoVimento 5 Stelle
La bandiera del partito MoVimento 5 Stelle - Sputnik Italia, 1920, 28.02.2022
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Il senatore Vito Petrocelli, presidente della Commissione Esteri a Palazzo Madama si schiera per il no all'invio di armi in Ucraina deciso dal Consiglio dei Ministri: "Si rischia un nuovo Kosovo".
Il decreto che apre alla fornitura di “mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari” all’Ucraina è stato approvato all’unanimità dal Consiglio dei Ministri. Ma i partiti di maggioranza si dividono al loro interno sull’invio di “armi letali” nel Paese.
Ieri a criticare il tweet dell’Alto rappresentante degli Affari Esteri dell’Ue, Joseph Borrell, era stato Matteo Salvini. “Difficilmente le armi portano alla pace, però Draghi porti avanti quello che ritiene di portare avanti, e avrà sostegno della Lega”, ha detto il leader leghista, citato dal Sole24Ore.
Pieno sostegno al governo, quindi, anche nella decisione di supportare il governo di kiev con forniture militari, anche se, ha chiarito Salvini, “continuo a pensare che per la pace sia meglio lavorare con diplomazia, confronto, dialogo, ascolto”.
Ad ammutinarsi nel M5S è stato invece il senatore Vito Petrocelli, presidente della Commissione Esteri a Palazzo Madama, che assieme al collega della Camera, Piero Fassino, come ricorda il Corriere della Sera, sta mettendo a punto la risoluzione del Parlamento sull’Ucraina.
“Non voterò qualsiasi provvedimento possa uscire dal Consiglio dei ministri che dovesse decidere l’invio di armi letali all’Ucraina”, ha annunciato nelle scorse ore.
“Il rischio – spiega il senatore pentastellato, che avrebbe detto a Conte di essere pronto ad assumersi la responsabilità della sua decisione – è quello di tornare al Kosovo e alla guerra che ha distrutto Belgrado”.
Le sue parole, però, avrebbero provocato un vero e proprio terremoto nelle chat del Movimento, con attivisti ed eletti che secondo il Corriere sarebbero spaccati sull’argomento, tanto che si moltiplicherebbero le richieste a Giuseppe Conte di consentire a deputati e senatori di potersi esprimere secondo coscienza sull’invio di armi in Ucraina.
Il Movimento però è stato chiaro. E in una nota ha precisato che, pur “ripudiando la guerra”, sosterrà l’arrivo di forniture belliche a Kiev in nome del principio di “legittima difesa”.
“Questa situazione giustifica anche l’adozione, da parte dell’Italia nel quadro dell’Unione europea, di iniziative di sostegno che consentano all’Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa e di proteggere la sua popolazione contro l’aggressione militare”, mettono nero su bianco i grillini.
“Il ripudio della guerra quale strumento di offesa e di risoluzione delle controversie, sancito dalla nostra Costituzione, è la stella polare che ispira da sempre l’azione politica del Movimento. – si legge ancora nella nota - Allo stesso tempo, però, la necessaria consapevolezza di evitare ogni prevaricazione perpetrata con la forza a danno di uno Stato sovrano e con il quale condividiamo pienamente i basilari principi democratici, è un’urgenza che non possiamo ignorare”.
Per questo, conclude il comunicato, i vertici del Movimento 5 Stelle giudicano che “il precipitare degli eventi imponga una risposta unanime e univoca, all’interno di una cornice europea, anche sul piano del sostegno all’approvvigionamento militare, senza che questo sostegno significhi l’abbandono di ogni sforzo diplomatico e di ogni spiraglio di soluzione politica, che rimane l’obiettivo prioritario per il quale continueremo a lavorare con la massima concentrazione”.
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