Calciatrice rifiuta di togliersi l'hijab: arbitro ferma la partita

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaPalla in un campo da calcio
Palla in un campo da calcio - Sputnik Italia, 1920, 28.02.2022
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L'episodio durante il match di calcio femminile Under 19 tra Pro Vercelli e Accademia Torino. L'arbitro non ha dato spiegazioni sulla decisione.
Prima l’ordine di togliere l’hijab, poi il rifiuto, le proteste e la decisione di interrompere il match. Fa discutere quanto accaduto in Piemonte durante il match tra Pro Vercelli e Accademia Torino di calcio femminile Under 19.
Protagonista della vicenda una calciatrice vercellese di origini arabe, Maroua Morchid, che quando è entrata in campo per sostituire una compagna di squadra si è rifiutata di giocare senza velo, nonostante l’arbitro le avesse imposto di toglierlo.
La ragazza, che rivendica di aver indossato l’hijab per tutto il campionato, ha detto che senza velo non avrebbe disputato la partita. Ma non c’è stata possibilità di mediare con il direttore di gara che senza dare spiegazioni ha deciso di fischiare la conclusione della gara all’85esimo minuto del secondo tempo.
Nemmeno le proteste dei dirigenti del club vercellese sono servite a far cambiare idea all’arbitro, che ha sancito la fine del match sul 2 a 2.
La squadra ha quindi espresso una ferma condanna dell’episodio. Maroua Morchid, racconta la società in una nota pubblicata dal Corriere della Sera, “dopo essere entrata intorno al minuto ‘85 indossando l’hijab ( pur avendo sempre giocato con il velo durante tutto il campionato) veniva intimata dal direttore di gara di togliere immediatamente il copricapo. Dopo lo sgomento e lo stupore iniziale, alle richieste di chiarimento da parte di tutte le calciatrici e dei nostri dirigenti Domenico Limardi e Laura Sartirana, l’arbitro ha deciso di fischiare la fine dell’incontro”.
Solidarietà alla giocatrice è stata manifestata anche dagli avversari della Società Accademia Torino, che la Pro Vercelli, ha ringraziato “per la vicinanza umana e sportiva espresse sin da subito” nei confronti dell’atleta.
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