Avv. Tirelli, crisi ucraina: “Affidare una missione di peacekeeping internazionale a Berlusconi”

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Silvio Berlusconi - Sputnik Italia, 1920, 28.02.2022
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La crisi ucraina può ancora essere risolta dalla diplomazia, l’Italia ne ha le possibilità e possiede la persona adatta. Ne è convinto l’avvocato Alexandro Maria Tirelli che indica come interlocutore ideale di questa azione diplomatica il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi.
Il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha avuto una conversazione telefonica con il presidente di FI, Silvio Berlusconi. Al centro del colloquio gli ultimi sviluppi della crisi in Ucraina. Ed è a seguito di questa notizia che l’avvocato Alexandro Maria Tirelli, presidente delle Camere Penali del Diritto Europeo e Internazionale ha lanciato una proposta: “Affidare una missione di peacekeeping internazionale a Silvio Berlusconi per firmare in Italia un accordo di cessate il fuoco tra Russia e Ucraina”. L’avvocato Tirelli è convinto che non esista al mondo, a parte Silvio Berlusconi, un leader politico che possa vantare un rapporto personale così forte e duraturo con il capo del Cremlino. Raggiunto da Sputnik Italia, l’avvocato Tirelli ha illustrato la formula della sua proposta.
Il clima è allarmante perché la politica europea e l’informazione si concentrano monoliticamente su ogni aspetto di questa crisi tranne che sulla prospettiva russa. Sono un italiano, e riconosco che sotto l’ombrello della Nato la democrazia ha potuto fiorire nel mio Paese, ma non riesco a comprendere come si potesse ritenere concepibile l’adesione della Ucraina alla NATO e il dislocamento di truppe e installazioni americane sul confine russo, a poche ore da Mosca. Vi è anche la certezza che la popolazione di Donetsk e Lugansk è russa e si sente tale. In queste condizioni, ritengo che solo Silvio Berlusconi porti con sé il patrimonio di un rapporto sincero e profondo con Putin, e solo Lui sia in condizioni di mediare a un tavolo le istanze dei due contendenti. Putin attualmente non ha un solo interlocutore che sia uno, in Europa. La pace non si trova senza moderazione. Silvio Berlusconi è l’uomo perfetto per ottenere un successo.
- Ha già contattato Silvio Berlusconi per valutarne la disponibilità?
- L’Associazione Camere Penali del Diritto Europeo e Internazionale ha scritto a Berlusconi e sappiamo che ci sta pensando. Certo Egli non può auto candidarsi a peace maker, in piena autonomia. Per questo motivo abbiamo pensato di dare avvio alla proposta. Peraltro esprimo il mio più severo dissenso a che l’Italia sostenga militarmente l’Ucraina, direttamente o indirettamente, con l’invio di armi a Zelensky. E analogo atteggiamento attendista dovrebbero averlo pure le altre cancellerie europee. Bisogna interrompere l’escalation del conflitto. Il nostro Paese deve mantenere una posizione neutralista. L’Ucraina non è membro della NATO e il nostro Paese non può imboccare un tunnel pericoloso, in una area strategica che non gli compete.

Spazio alla diplomazia italiana

- Secondo Lei nel conflitto russo ucraino c è ancora spazio per la diplomazia?
- Adesso c’è spazio. Il nostro obiettivo è sensibilizzare gli italiani, facendo comprendere che è inutile la campagna di provocazione mediatica verso Mosca. Sullo sfondo temo due eventi, l’utilizzo delle bombe termobariche per spezzare la resistenza ucraina e l’impiego delle milizie cecene. L’impatto di queste ultime potrebbe acuire le tensioni e il conflitto. Per questo, ribadiamo formalmente l’invito affinché il governo incarichi Silvio Berlusconi di condurre le trattative per un immediato cessate il fuoco nel corso di un vertice da tenere in Italia.
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- Quale sarà secondo Lei l’esito di questa iniziativa e di questa guerra?
- Il 2022 registra la nascita di una nuova guerra fredda. Il che non deve portare necessariamente a una valutazione frettolosa dei suoi effetti a medio e lungo termine. Noi riteniamo che un buon punto d’ incontro potrebbe consistere nell’impegno di non adesione alla NATO da parte dell’Ucraina e nella cessione del Donbass. Ma al contempo la Russia deve garantire l’indipendenza e l’autonomia di Kiev, le sue aspirazioni europeiste.
Non so come finirà e se Draghi deciderà di seguire una politica eterodiretta da Parigi e Bruxelles. Ma il nostro compito come Camere Penali del Diritto Europeo e Internazionale è spezzare il clima di disinformazione e conformismo acritico culturale, che imperversa nella politica e nella comunicazione italiana di questi giorni.
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