Schiaffo del Tar ai genitori del militare morto a Nassiriya: respinto il ricorso per la liquidazione

© Foto : Ministero della DifesaManovre degli artiglieri dell'Esercito italiano
Manovre degli artiglieri dell'Esercito italiano - Sputnik Italia, 1920, 26.02.2022
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I genitori di Matteo Vanzan, lagunare morto a 22 anni a Nassiriya, fecero ricorso nel 2017 per ottenere il trattamento di fine servizio. Ma il tribunale amministrativo del Veneto dopo cinque anni risponde che il caso non è di sua competenza.
Oltre al danno, la beffa. Anzi, è un vero e proprio schiaffo quello ricevuto da Lucia e Enzo, i genitori di Matteo Vanzan. Da quasi cinque anni lottano per vedere riconosciuto il diritto a percepire la liquidazione del figlio, caporale dei lagunari morto nel maggio del 2004 a Nassiriya, in Iraq, dopo essere stato ferito dalla scheggia di un mortaio.
Matteo era alla sua seconda esperienza nel Paese mediorientale con il primo Reggimento lagunari Serenissima. Originario di Camponogara, comune della città metropolitana di Venezia, aveva solo 22 anni quando la sua vita è stata stroncata negli scontri con i miliziani sciiti.
Nel 2017 la famiglia aveva presentato ricorso contro l’Inps per chiedere la liquidazione del ragazzo. L’istituto, però, la nega per via dello status del militare, partito come volontario in ferma breve. Insomma, nonostante Matteo sia stato insignito della medaglia d’oro al “valore dell’Esercito”, non avrebbe diritto al trattamento di fine servizio in quanto militare di leva.
La risposta negativa del Tar del Veneto, inoltre, è arrivata solo ieri, con un bel po' di ritardo. I giudici, infatti, dopo cinque anni hanno dichiarato inammissibile il ricorso perché la competenza sarebbe del giudice ordinario. Una vera e propria beffa per la famiglia Vanzan.
“Non parliamo di milioni di risarcimento ma di 3mila euro. Non è quello che conta voglio dire, non sono certo i soldi, è il riconoscimento ufficiale. Che continua a non esserci o ad esserci solo a tratti. L’ennesima dimostrazione che lo Stato non è vicino ai suoi cittadini”, protesta papà Enzo, sentito dal Corriere della Sera.
L’avvocato Andrea Bava, raggiunto dallo stesso quotidiano, ha fatto sapere che la famiglia sta valutando se proseguire la causa in tribunale o se ricorrere in Cassazione. Intanto, resta l’amarezza per il trattamento riservato alla famiglia del militare caduto.

Si tratta, dice il papà di Matteo, “dell’ennesima voltata di spalle”. “Il suo lavoro – ripete la famiglia -avrebbe dovuto essere riconosciuto”. Lui che è partito “con la febbre” perché “non si tirava mai indietro”.

Sul caso nei giorni scorsi, come riporta Il Gazzettino, era stata approvata all’unanimità in Consiglio regionale una mozione per riconoscere il tfs al militare caduto a Nassiriya.
L'obiettivo era quello di “sanare l’odiosa contraddizione di uno Stato che, da un lato, riconosce con titoli e con attestati l’eroicità del gesto e il fatto che è stato vittima di un attacco terroristico, e poi però, nelle pastoie burocratiche, dimentica di dare il giusto riconoscimento ai familiari che hanno subìto questa irrimediabile perdita”.
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