Perché i Savoia reclamano i gioielli della Corona dopo 76 anni?

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Emanuele Filiberto di Savoia - Sputnik Italia, 1920, 26.02.2022
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Approfondimento
Gli eredi di Umberto II di Savoia, ultimo Re d'Italia, contro lo Stato italiano. I regali rivogliono indietro, dopo 76 anni, i preziosissimi gioielli di famiglia custoditi in un caveau della Banca d’Italia. Si tratta di un tesoro formato da 6.732 brillanti e 2mila perle il cui valore potrebbe raggiungere i 500 milioni di euro.
Per maggiori informazioni, Sputnik Italia si è rivolto direttamente all’Avv. Sergio Orlandi, il legale della famiglia Savoia.
- Avvocato Orlandi, perché i Savoia hanno deciso di portare in giudizio Presidenza del Consiglio, Ministero dell'Economia e Finanze e Banca d'Italia dopo quasi otto decenni?
- Perché ora è nata l’esigenza di riprendere i gioielli della Corona, che sono in Banca d’Italia dal 5 giugno 1946, quando Re Umberto II decise di affidare la custodia dei preziosi con un contratto di deposito attraverso il suo ministro Falcone Lucifero. Però quel contratto conteneva una clausola che diceva che “i gioielli dovevano essere restituiti a chi ne ha diritto”. Quindi, il Re è stato molto scrupoloso in quel frangente. Secondo il contratto di deposito, la Banca avrebbe dovuto restituire il cofanetto contenente gioielli, anche perché non c’è stata mai nessuna confisca da parte dello Stato italiano, sono rimasti sempre pendenti presso la Banca d’Italia. Essendo esaurito il tempo della monarchia, i beni personali devono tornare ai legittimi proprietari.
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Tutti i quattro eredi - il principe Vittorio Emanuele di Savoia e le principesse di Savoia Maria Gabriella, Maria Pia e Maria Beatrice – mi hanno dato il mandato tramite il quale ho fatto una diffida alla Banca d’Italia, invitandola alla restituzione dei gioielli dei miei assistiti. La Banca ha risposto entro i termini stabiliti, al nono giorno, dicendo che non si sarebbero sostanzialmente mossi. Dopo il 25 gennaio si è tentata una mediazione tra me, il legale della famiglia Savoia Sergio Orlandi e i rappresentanti della Banca D'Italia, della Presidenza del Consiglio e del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Era presente anche il principe Emanuele Filiberto, in qualità di delegato del padre Vittorio Emanuele e delle zie. Ma l’esito è stato negativo, ecco perché abbiamo deciso di procedere al deposito della citazione in giudizio e di rivolgersi alle competenti sedi giudiziarie per l'ottenimento dei diritti spettanti agli eredi.
- La “disposizione XIII” della Costituzione sancisce: “I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli”. Come pensate di contestare questo provvedimento? Su cosa si baserà la difesa?
- Come ho già citato alla Banca D'Italia, della Presidenza del Consiglio e al Ministero dell'Economia e delle Finanze, si tratta di un triplice argomento che riguarda sia la restituzione dei beni, sia la rivendicazione della proprietà dei beni, sia la questione di natura costituzionale. In particolare, quei punti che sono previsti dalla “disposizione XIII” sono dei caratteri di alta incostituzionalità. Ho messo tutti i contrasti costituzionali e i vari articoli della Costituzione in evidenza nella causa che ho introdotto contro lo Stato italiano. E adesso ci sarà il giudice che esaminerà tutte le questioni da me prospettate e si esprimerà in maniera definitiva sull’appartenenza dei beni.
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- Quanto valgono i gioielli della Corona?
- Io non faccio lo stimatore, però c’è chi, a seconda delle valutazioni giornalistiche, parla di 300 milioni di euro, altri invece dicono che possano valere circa 100 milioni di euro. Poi c’è chi dice che valgano di meno. Però, tenendo presente che sono i gioielli di case reali, hanno senz’altro un valore elevato, direi inestimabile, non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello storico.
- La prima udienza si terrà il 7 giugno. Conosendo i tempi della giustizia italiana, secondo Lei, sarà un processo lungo?
- Dipende dalle questioni che verranno intraprese. Comunque, la procedura avrà sempre il suo corso, ci vorranno 1,5-2 anni per arrivare a una sentenza o forse anche di meno. Si capirà meglio dopo le prime udienze.
- Si sa già come verranno distribuiti i gioielli, in caso di una vostra vittoria processuale? Una volta i Savoia volevano esporre il tesoro in una mostra…
- Lo decideranno loro, magari vorranno costituire un museo o fare una mostra. Ma in questo momento è ancora troppo presto e prematuro parlarne. Prima di tutto dobbiamo raggiungere il nostro obiettivo e fare rientrare i gioielli nella disponibilità di chi ne ha diritto e poi si vedrà.
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- A novembre 2007 i Savoia hanno chiesto all’Italia un risarcimento di 260 milioni di euro per i 54 anni d'esilio. È noto che questa richiesta non è stata accolta. Se perdete la causa, pensate di rivolgervi alla Corte di Strasburgo?
- Io spero che si possa risolvere la questione qui in Italia. Ma se occorre, i Savoia sono disposti ad andare fino in fondo.
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