Massimo D'Alema controcorrente sulla guerra in Ucraina: le ragioni della Russia vanno ascoltate

© Sputnik . Mikhail Klimentyev / Vai alla galleria fotograficaMassimo D’Alema
Massimo D’Alema - Sputnik Italia, 1920, 26.02.2022
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Massimo D'Alema parla di aggressione e crimini, ma fornisce un punto di vista del tutto diverso dalla chiave di lettura comune in Occidente sulla guerra in corso. Riferisce del problema delle minoranze di lingua russa presenti in Ucraina, i cui diritti non sono mai stati tutelati.
L’ex presidente del Consiglio e leader dei Democratici di Sinistra Massimo D'Alema, in un'intervista a La Stampa, riferisce che l'intervento della Russia in Ucraina "è sì un crimine, ma anche Mosca ha delle ragioni che vanno comprese".
Poi aggiunge: "Devo dire la verità: quando hanno scatenato l’attacco generale non avrei pensato che lo avrebbero fatto. Dunque, avevano ragione gli americani: cosa che non succede sempre. Ma parliamoci chiaro: avendo previsto tutto, forse l’Occidente poteva fare qualcosa per aiutare l’Ucraina a mettersi in grado di difendersi, (...) La politica dell’Occidente verso la Russia è stata una politica sbagliata che ha favorito il nazionalismo di Putin. Soprattutto gli americani non hanno fatto nulla per inserire la Russia in un contesto di post guerra fredda. Un errore storico. Iniziato già all’epoca di Gorbachev".
Prosegue poi nella sua critica, sottolineando l'importanza di un dialogo con la Russia:

"Noi possiamo vincere questo braccio di ferro con la Russia se, oltre alla necessaria fermezza, c’è anche una visione politica sostenibile per la Russia. Di Putin non mi sento amico né sodale. Però dobbiamo parlare al popolo russo e prospettare una soluzione che sia sostenibile anche per loro", sempre riportato da La Stampa.

E ancora: "In tutti questi paesi ex sovietici ci sono delle minoranze russe, anche molto consistenti, e noi non ci siamo occupati quasi per nulla della tutela dei loro diritti".
Conclude il suo intervento criticando anche le sanzioni, che a suo dire colpiranno, parafrasando, non solo la Russia, ma anche l'Europa, come traspare dalle sue stesse parole:

"E anche noi dobbiamo saperlo: le sanzioni non bastano. Il rischio è quello di un comune declino dell’Europa e della Russia".

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