Etna, spunta il piano per limitare i disagi all'aeroporto di Catania

© Clara StatelloEtna in eruzione 26 maggio 2021
Etna in eruzione 26 maggio 2021 - Sputnik Italia, 1920, 25.02.2022
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Il progetto dell'Università di Messina per monitorare le polveri presenti nell'atmosfera e rendere lo scalo più sicuro.
Monitorare i fenomeni ambientali per rendere l’aeroporto di Catania sempre più sicuro. È questo l’obiettivo del gruppo di ricerca sperimentale in Fisica Ambientale del Dipartimento di Scienze Matematiche e Informatiche, Scienze Fisiche e Scienze della Terra (MIFT) dell’Università di Messina, che nell’ambito del progetto PON Ricerca e Innovazione 2014-2020, ha previsto l’installazione di alcuni celiometri nell’importante scalo della Sicilia orientale. Si tratta di apparecchi che consentono di verificare da remoto le caratteristiche delle nubi e le proprietà delle particelle presenti nell’atmosfera.
A Fontanarossa serviranno per evitare il più possibile i disagi, come quelli causati in occasione delle eruzioni dell’Etna. L'ultima chiusura al traffico aereo per colpa delle ceneri emesse dal vulcano si è verificata pochi giorni fa. “Il nostro obiettivo – ha spiegato all’Ansa Salvatore Magazù, professore di Fisica Sperimentale nello stesso ateneo e coordinatore del gruppo di ricerca - è migliorare la qualità della previsione e del monitoraggio di alcuni fenomeni ambientali, quali eventi meteorologici estremi, trasporto di ceneri vulcaniche e sabbie desertiche, che spesso contaminano lo spazio aereo dell’aeroporto internazionale di Catania”.
“Per un’aerostazione o un pilota – ha spiegato infatti il docente - è essenziale conoscere anche queste indicazioni, per poter effettuare la scelta giusta e non incorrere in situazioni critiche”.
I celiometri acquisiti serviranno, quindi, proprio a questo: “Misurare parametri ambientali e di validare modelli di previsione meteo-ambientali”. Si tratta, ha chiarito ancora Magazù “della punta di diamante di un sistema finalizzato a fornire, in particolar modo ai gestori aeroportuali, informazioni che consentiranno di ottimizzare l’operatività nelle piste di scalo al verificarsi di alcuni fenomeni, permettendo di integrare report provenienti da osservatori vulcanologici, con i dati meteorologici previsti da modelli ad alta risoluzione spaziale e temporale”.
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Un primo test, come ricorda il quotidiano La Sicilia, era stato effettuato in occasione dell’ultimo parossismo dell’Etna, che lo scorso 21 febbraio aveva provocato la chiusura al traffico dell’aeroporto di Fontanarossa.
Grazie a “una sorgente laser” e ad “un rivelatore in grado di registrare la luce diffusa e di misurare l’altezza della nube vulcanica” di cui sono dotati i dispositivi, ha spiegato ancora il professore, “consentirà di effettuare campagne di misure al suolo, finalizzate alla validazione e all’ottimizzazione delle performance dei modelli previsionali”.
Il progetto, denominato Aeromat, chiarisce ancora l’esperto “è focalizzato sul binomio aviazione - sicurezza, in linea con le priorità individuate dal Parlamento Europeo e dell’Organizzazione dell’Aviazione Civile Internazionale (ICAO), che dettano gli standard minimi per la prevenzione dei rischi, ed ha come obiettivo primario quello di migliorare la qualità della previsione di alcuni fenomeni per poter intervenire con celerità”.
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