Energia, banche e materie prime: gli effetti della crisi ucraina sull'economia

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Gasdotto  - Sputnik Italia, 1920, 25.02.2022
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Dal rialzo del prezzo dell'energia e delle materie prime all'esposizione delle banche nei confronti della Russia. Così la guerra in Ucraina rischia di frenare la ripresa italiana.
La guerra in Ucraina e il deterioramento delle relazioni tra Russia e Europa si tradurranno in un nuovo rialzo del prezzo di gas e materie prime. E secondo le stime di diverse organizzazioni gli aumenti potrebbero andare avanti per tutto il 2022.

Gli aumenti del prezzo di gas e petrolio

Il 24 febbraio, nel giorno in cui è scattato il blitz delle forze armate russe, il prezzo del Brent è saltato ad oltre 100 dollari al barile, facendo segnare un +5,6 per cento. Anche il prezzo del gas ha continuato a volare sul mercato di Amsterdam, che ieri ha chiuso a 134 euro per megawattora, facendo segnare un aumento sui futures del +51 per cento.
Gli analisti, come Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, interpellato dal Gazzettino, si aspetta che i rincari possano sfiorare quota 200 euro per megawattora, “in caso di taglio alle forniture”. Per ora, spiega Tabarelli, una prospettiva del genere “non è ancora all'orizzonte”. Anzi. Secondo lo stesso quotidiano, i flussi di gas russo verso l’Europa sarebbero leggermente aumentati.

Ma la situazione resta esplosiva. Per capirlo basta guardare ai numeri, con l’Europa che dipende dal gas russo per circa il 48 per cento delle forniture e per il 25 per cento dal petrolio che arriva da Mosca.

Tra gli effetti immediati della crisi, quindi, c’è un aumento ulteriore dei prezzi del carburante e delle tariffe energetiche, che potrebbero vanificare l’intervento del governo italiano, che recentemente ha stanziato 6 miliardi per sostenere famiglie e imprese alle prese con il caro-bollette.
Gas - Sputnik Italia, 1920, 24.02.2022
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Sempre secondo i dati pubblicati dal Gazzettino, gli aumenti potrebbero superare gli 80 miliardi nel 2022. Una cifra che potrebbe arrivare fino a 150 miliardi, nell’eventualità di un progressivo taglio delle forniture. Secondo Unimpresa la guerra in Ucraina avrà l’effetto di far schizzare l’inflazione a quota 1,8 per cento, “porterà il caro-prezzi a galleggiare attorno al 6 per cento e oltre, mentre il prodotto interno lordo del nostro Paese subirà un contraccolpo superiore all’1 per cento, con la corsa che si fermerebbe ben al di sotto del 4 per cento”.
“Le principali ripercussioni - spiega l’associazione - si avvertiranno sul versante del prezzo delle materie prime, in particolare gas e petrolio, con consequenziali effetti sul prezzo dell’energia, ma anche su materie prime alimentari, come il grano, provocando inevitabilmente un incremento dell’inflazione fra il +0,8% e il +1,8% nell’ipotesi di un vero e proprio conflitto locale duraturo, che si sta prospettando concretamente”.
“Ci prepariamo, sul versante economico, a un disastro”, è il commento del presidente Paolo Longobardi.
“L’Europa – accusa - non ha una linea chiara e manca chiaramente una strategia comune, senza dimenticare che, proprio su un terreno delicatissimo, quello dell’energia, la situazione dei paesi europei è drammaticamente frammentata”.
“Rispetto alla Francia e anche alla Germania, per esempio, - va avanti Longobardi - l’Italia produce in casa una quota bassissima del fabbisogno energetico nazionale. I francesi hanno il nucleare, i tedeschi usano ancora molto carbone: noi né l’uno né l’altro. Ne consegue che, rispetto a quanto sta accadendo in Ucraina, considerando la quantità ingente di gas che noi compriamo proprio dalla Russia, siamo in una posizione di debolezza e gli altri due grandi paesi europei, Francia e Germania, non hanno particolare interesse a tutelare”.
Le alternative al gas russo, secondo il ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, sono rappresentate dall’aumento del flusso sul gasdotto Tap, che arriva dall'Azerbaijan, sul TransMed algerino e sul GreenStream che parte dalla Libia. È previsto, inoltre, l’aumento dell’acquisto di gas naturale liquefatto dagli USA e un aumento della produzione di carbone per mitigare il caro-bollette.

Le materie prime

Ma gli effetti della crisi Ucraina non riguardano soltanto l’energia. Anche l’oro, di cui la Russia è il terzo produttore mondiale, ha raggiunto prezzi record, con aumenti del 2,5 per cento. La Russia è anche il terzo produttore mondiale di nichel, metallo che si utilizza nell’industria automobilistica, che ha raggiunto aumenti che non si vedevano da dieci anni.

Ripercussioni potranno esserci anche sul comparto agroalimentare, sia per il rialzo dei prezzi delle derrate, come ad esempio mais e frumento, di cui dall’Ucraina arriva rispettivamente il 20 e il 5 per cento delle importazioni nazionali, sia per una possibile contrazione delle esportazioni dovuta alle sanzioni.

Gianluca Lelli, amministratore delegato di Consorzi agrari d’Italia e capo dell’area economica di Coldiretti, sentito dal Corriere della Sera, prevede un aumento del prezzo finale di beni di prima necessità, come pane, biscotti e pasta.
A risentire della crisi saranno anche gli allevamenti italiani, con il prezzo del mais che dopo le prime bombe cadute in territorio ucraino è aumentato del 12 per cento al Matif di Parigi. Ci si aspettano rincari per i consumatori, quindi, anche sul prezzo della carne e del latte. Senza contare il capitolo dei fertilizzanti. È per questo che le sanzioni contro la Russia, secondo alcuni analisti, finiranno per ritorcersi come un boomerang sull’Europa.

Effetti negativi, infatti, potrebbero registrarsi anche sul turismo e sulle esportazioni agroalimentari,che, come spiega sempre al Corriere Giovanni Mantovani, tra gli organizzatori del Vinitaly, vale “circa 380 milioni di euro” per la Russia. Secondo la Coldiretti, quindi, un possibile embargo avrebbe un costo non indifferente per i produttori.

L'esposizione delle banche

Infine, il capitolo banche. Quelle italiane sono tra le più esposte al mondo nei confronti della Russia, con crediti in sospeso per circa 25 miliardi di dollari, secondo fonti della Reuters.
Allo studio, quindi, come riporta Today, ci sarebbero “misure di compensazione” per venire incontro ai paesi che verrebbero maggiormente danneggiati dalle sanzioni, uno su tutti, l’Italia.
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