Per 1,8 milioni di famiglie il Reddito di cittadinanza “un’ancora di salvezza”

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INPS - Sputnik Italia, 1920, 24.02.2022
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Misura utile per fronteggiare la povertà diffusa e peggiorata dalla pandemia, secondo lo studio dell’Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche. Pochi accettano le offerte di lavoro per le condizioni retributive.
Il Reddito di cittadinanza, la misura bandiera del Movimento 5 stelle e che è stato rinnovato con le modifiche applicate dalle forze di maggioranza, “ha rappresentato un'ancora di salvezza per 1,8 milioni di famiglie”, secondo la stima dell’Istituto nazionale per l'analisi delle politiche pubbliche.
Il presidente dell’Inapp Sebastiano Fadda ha commentato che “va notato che circa il 46% dei percettori risultano occupati (552.666 standard e 279.290 precari) con impieghi tali da non consentire loro di emergere dal disagio e da costringerli a ricorrere al Rdc per la sussistenza".
Per questo, suggerisce Fadda, “si potrebbe dire che basterebbe migliorare le condizioni retributive e lavorative di questi lavoratori per quasi dimezzare immediatamente l’attuale numero dei percettori del Reddito di cittadinanza".
Il Rdc viene comunque promosso perché “si è dimostrato una misura utile per fronteggiare la diffusa povertà, notevolmente peggiorata sotto l’impatto del coronavirus, ma il perimetro della popolazione in condizione di vulnerabilità è più ampio”.

Un milione di famiglie hanno chiesto il Reddito in pandemia

Secondo l’Inapp prima della pandemia i percettori del Reddito di cittadinanza erano oltre 814mila cittadini, in rappresentanza di altrettante famiglie, il 45%.
Dopo l’inizio dell’emergenza Covid 19, a questi si sono aggiunte più di un milione di famiglie (il 55%).
Complessivamente la platea di percettori di Rdc è stata di circa 1,8 milioni di famiglie.
A questi beneficiari si aggiungono circa 1,6 milioni di famiglie che intendono fare richiesta della misura di sostegno a breve e 1,4 milioni di nuclei la cui domanda non è stata accolta. La domanda evasa e potenziale di sostegno è dunque assai rilevante.

Pochi accettano le offerte di lavoro

Quello che emerge dallo studio è, però, la difficoltà a staccarsi dal Reddito ed emergere dallo stato di povertà.
Il 53,6% dei percettori che rifiutano l’offerta di lavoro indica l’attività non in linea con le competenze possedute, il 24,5% attività non in linea con il proprio titolo di studio, l’11,9% lamenta una retribuzione troppo bassa. Solo il 7,9% indica la necessità di spostarsi come causa prevalente del rifiuto.
Inoltre, emerge che soltanto il 39,3% dei percettori è stato preso in carico dai centri per l’impiego o dai servizi sociali.
Su questa percentuale solo il 40% ha sottoscritto il patto per il lavoro, e solo alla metà di questi è stata avanzata una proposta di lavoro (peraltro rifiutata dal 56% degli stessi, con le motivazioni sopra illustrate).
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