On. Comencini: “Riconoscimento Repubbliche Donbass è esito del fallimento degli accordi di Minsk”

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Firma del trattato di riconoscimento LNR DNR RUSSIA - Sputnik Italia, 1920, 24.02.2022
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Approfondimento
Dopo che la Russia ha riconosciuto le due Repubbliche del Donbass e ha ordinato alle sue truppe di sostenere le loro richieste d’indipendenza, l’Occidente, condannando la scelta del Cremlino, si è buttato con frenesia sulle sanzioni, Italia compresa.
Come ampiamente prevedibile il governo italiano, a prescindere o meno dagli interessi nazionali, non si è discostato dalla linea già tracciata. Il premier Mario Draghi ha espresso “la più ferma condanna per la decisione del governo russo”.
Non tutti i politici italiani però si sono uniti al coro del leitmotiv ufficiale. L’On. Vito Comencini (Lega) che da anni segue le vicende dell’Ucraina orientale e più di una volta si è recato in visita sia in Crimea che nella città di Donetsk, contattato da Sputnik Italia, con pacatezza e pragmatismo, ha cercato, invece, di spiegare le ragioni della scelta russa, soprattutto, di evidenziare quanto questa scelta sia d’importanza vitale da un punto di vista umanitario per garantire la vita agli abitanti delle due repubbliche, sotto minaccia di un imminente attacco dell’esercito ucraino:
- Il riconoscimento, da parte della Russia, dell’indipendenza delle Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk è l’esito del fallimento degli accordi di Minsk e del mancato interesse da parte dell’Occidente di sollecitare Kiev all’interno degli stessi accordi a concedere l’autonomia al Donbass.
La responsabilità è di chi non ha favorito il rispetto degli accordi di Minsk per arrivare a una soluzione pacifica, in particolar modo le istituzioni europee che non hanno messo in moto le diplomazie in questo senso.
Le condizioni degli abitanti di questi territori, che vivono da quasi otto anni in un ambiente di assedio, accerchiamento, terrore, senza alcuna considerazione a livello internazionale, nelle ultime settimane costretti addirittura a mandare i bambini e i soggetti più deboli a salvarsi in Russia, hanno spinto il presidente Putin a compiere tale scelta.
Da parte di Kiev ignorare il desiderio di autonomia, di libertà linguistica della popolazione russa e russofona del Donbass è stato un errore imperdonabile.

Rafforzamento delle sanzioni alla Russia

- Il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha annunciato il congelamento dell’autorizzazione per il gasdotto Nord Stream 2, non ancora in funzione, che collega la Russia alla Germania, le tensioni sull’Ucraina continuano a far salire il prezzo del gas che ad Amsterdam raggiunge gli 83,5 euro MWh con un rialzo del 4,34% e, come ampiamente annunciato, l’UE vara sanzioni “dure” contro Putin che “alza la posta” Cosa ne pensa? Saranno i popoli europei a subire, come in tutti questi anni, l’effetto boomerang di queste sanzioni?
- Sicuramente le sanzioni, in primis, rischiano di fare un danno all’Europa stessa e a paesi come l’Italia, la quale finora ha tratto un gravissimo danno economico dalle sanzioni già in atto contro la Russia. Sanzioni che non hanno mai risolto nulla, ma che hanno spinto sempre di più l’allontanamento dei rapporti tra UE e Russia.
Una delle maggiori preoccupazioni riguarda certamente la crisi energetica che si sta profilando e le ricadute gravi sui cittadini e sulle imprese che già ora stanno soffrendo. Il governo italiano qualcosa ha già fatto, ma è chiaro che se la crisi dovesse ulteriormente peggiorare non potrà da solo sopperire a questo problema.
- La linea del governo italiano è di piena condanna alla Russia. Possibile che nessuno si sia reso conto del rischio di genocidio che gravava sulla popolazione civile delle due Repubbliche davanti all’escalation degli attacchi su vasta scala da parte dell’esercito ucraino?
- La Russia si è mossa per motivi umanitari, ha evitato un genocidio preannunciato. Tra l’altro noto come né le istituzioni europee, né i media occidentali pongano l’accento sul fatto che tanti profughi da queste regioni sono stati costretti a fuggire in Russia. Il fatto che agli occhi dell’Occidente questi profughi non contino nulla è un fatto molto grave. Dispiace vedere come le istituzioni europee sempre così pronte a favorire l’arrivo, anche sulle coste italiane, di cosiddetti “profughi” di origine extraeuropea che partono dall’Africa o dall’Asia, da paesi dove non c’è in corso nessuna guerra, chiudano poi gli occhi davanti a persone, bambini… che scappano realmente da una guerra, come gli abitanti del Donbass che per salvarsi sono costretti a chiedere rifugio e protezione in Russia. L’Italia dovrebbe riprendere il suo ruolo, come in passato, da protagonista di dialogo e mediazione tra la Russia e l’Occidente e non accodarsi semplicemente a chi vuole ora spingere verso un’escalation.

Militari italiani già in campo con la NATO

- Il ministro della Difesa Lorenzo Guerini ha già fatto sapere che “dall’Italia non c’è alcuna esitazione sulla questione Russia-Ucraina”, inoltre che “i nostri soldati sono già in campo con la Nato” in riferimento alla dislocazione dei militari italiani in Lettonia e in Romania. Cosa ne pensa di questo immediato interventismo? Dove si ravvedono gli interessi nazionali?
- Penso che sia un grave errore seguire una linea che porta solo benzina sul fuoco su un escalation già in atto, quando, invece, l’Italia dovrebbe tornare al ruolo di mediazione che ha avuto a suo tempo nell’incontro di Pratica di Mare nel 2002. Purtroppo ha prevalso l’ideologia piuttosto che il pragmatismo e l’interesse verso le persone. Si dovrebbe far prevalere l’interesse dell’Europa intesa come insieme di popoli e nazioni che non hanno nulla da guadagnare qualora si arrivi ad un conflitto con la Russia.
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- Onorevole, Lei che è sempre molto sensibile all’aspetto umanitario, tornerà ancora in quei territori?
- Si certamente. Ci terrei a far vista ai profughi che hanno trovato rifugio nella zona di Rostov, per vedere come stanno e per portar loro un messaggio di solidarietà.
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