L’escalation del conflitto del Donbass pare inarrestabile. L’Italia che farà?

© REUTERS / Gleb GaranichSoldati ucraini nel Donbass
Soldati ucraini nel Donbass - Sputnik Italia, 1920, 23.02.2022
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Dal 21 febbraio si apre la questione del compiuto riconoscimento, da parte della Russia, delle due Repubbliche del Donbass. Ora l’esercito russo è in condizioni di poter entrare nelle due Repubbliche per assicurarne la difesa. Come reagirà la NATO?
L’Ucraina, tuttavia, va sottolineato, non è membro della NATO, in caso di conflitto con la Russia, per il paese, non sarebbe quindi applicabile il famoso Art. 5 del Trattato Nord Atlantico, dove, nello specifico: l’attacco armato contro una o più parti dell’Alleanza “sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti”.
Per capire quali potrebbero essere “gravi conseguenze”, per la Russia, in termini militari e come potrebbe venir concepito un intervento della NATO in Ucraina al di fuori dell’Art. 5, Sputnik Italia si è rivolto al Gen. Francesco Cosimato veterano di numerose missioni all’estero, ora direttore del Centro studi “Sinergie”:
- Un intervento della NATO dovrebbe essere deciso dal NAC, il North Atlantic Council, sulla base di un mandato di un’organizzazione sovranazionale, tipicamente l’ONU, oppure su richiesta di una nazione che chiede assistenza. Le missioni di questo tipo sono generalmente affidate alle Nazioni “volenterose” che aderiscono all’iniziativa sulla base delle proprie considerazioni. Storicamente queste missioni non sono state coronate da successo, come è avvenuto in Afghanistan.

Inquadramento giuridico della missione

- In caso d’intervento, o della NATO, o di alcuni suoi paesi membri, quale potrebbe essere l’obbligatorio inquadramento giuridico della missione?
- È sempre necessaria una risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e un accordo di pace, come ad esempio l’Accordo di Dayton per la Bosnia nel 1995.
Tutte le operazioni militari svolte sinora senza un esplicito mandato dell’ONU e senza un apposito accordo internazionale, sono state degli insuccessi.
- Se l’Italia dovesse mai schierare le proprie truppe contro la Russia, in concreto cosa potrebbe fare? Che Lei sappia c’è già un piano che contempli questa prospettiva?
- I militari pianificano sempre tutto, anche le ipotesi più remote, ma i piani devono avere un’approvazione politica. In questi tempi sia i Comandi Nazionali sia i Comandi Multinazionali stanno facendo molto “prudent pre-planning”, ma si tratta di un’attività tecnico militare che viene di volta in volta adattata alle indicazioni politiche. Il recente riconoscimento delle Repubbliche del Donbass da parte della Russia ha sicuramente mandato all’aria molta di questa pianificazione.
L’Italia ha delle capacità operative di pregio nel campo della fanteria leggera e delle unità corazzate alle quali si possono aggiungere degli asset aeronautici, ma le nostre Forze Armate sono molto ridotte e quindi, nell’eventualità, potranno concorrere in maniera abbastanza limitata.
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L’Italia “fa la sua parte”

- Già una volta nella storia l’Italia ha “fatto la sua parte” per compiacere l’alleato tedesco, contro l’URSS. Com’è andata a finire è su tutti i libri di storia. Possibile che la storia venga così presto dimenticata?
- Non occorre andare troppo indietro per trovare esempi infelici di operazioni fatte per compiacere gli alleati, basta tornare agli eventi dell’agosto scorso in Afghanistan. Temo di dover rappresentare che mentre gli strumenti militari della NATO sono molto ben integrati, gli organismi politico diplomatici dell’Alleanza appaiono del tutto divisi ed incapaci di proporre una strategia comune.
- Generale cosa ne pensa del ruolo dei media in questa escalation?
- In questo periodo i media drammatizzano la situazione a tal punto da esser divenuti essi stessi un fattore di instabilità. L’impressione che gli organi d’informazione stiano cercando di provocare incidenti sul terreno è palpabile. Nella coscienza del “common people”, la guerra viene presentata come ormai inevitabile. I media occidentali ormai non fanno più informazione, ma inducono decisioni nell’avversario secondo la dottrina delle “information operations”, cioè le operazioni per il condizionamento attraverso l’informazione, tale dottrina è ben nota in tutte le forze armate occidentali.
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