Dal caro energia alla crisi ucraina. Unimpresa: “anno horribilis per le Pmi”

© Sputnik . Pavel Lysicin / Vai alla galleria fotograficaIl padiglione italiano ad INNOPROM 2021
Il padiglione italiano ad INNOPROM 2021 - Sputnik Italia, 1920, 23.02.2022
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Il governo Draghi ha approvato una nuova misura da sei miliardi di euro per mitigare il caro bollette, nonostante ciò per le famiglie e le imprese il saldo da pagare sarà spaventosamente alto. Inoltre alcune categorie di imprenditori non sono state prese nemmeno in considerazione.
Il caro energia rappresenta un grave problema per le piccole e medie imprese italiane. L’aggravarsi della crisi ucraina non fa che peggiorare la situazione energetica ed economica dell’Europa.
"Noi come associazione di categoria delle Pmi non vediamo la fine del tunnel, anzi vediamo un aggravarsi di posizioni da parte dei governi di tutto il blocco occidentale senza voler risolvere il problema” sottolinea in un’intervista a Sputnik Italia Giuseppe Spadafora, vice presidente di Unimpresa (Unione nazionale di imprese).
-Giuseppe Spadafora, ci sono delle categorie che non beneficeranno del decreto sostegni? Di chi si tratta?
-Parliamo del 20% delle aziende che producono il pil in Italia, ovvero tutte le partite iva e le attività artigiane che non sono state neanche prese in considerazione: il negozio di vicinato, l’alberghetto, la pensioncina, il barbiere, la ristorazione e tutto il settore horeca. Fanno eccezione alcune multinazionali, perché possono accedere al credito di imposta, cosa che l’azienda da due dipendenti con una bolletta importante non può sostenere.
Oggi un ristorante con tre dipendenti ma con 4 frigoriferi ad abbattitore spende 1700 euro di bolletta e di conseguenza non ha possibilità di recuperare il credito di imposta.
-Il caro energia si aggiunge alla crisi economica post covid. Che anno si prospetta per le imprese?
-Si prospetta un anno horribilis perché c’è stata una tempesta perfetta. All’inizio la pandemia ha creato problemi sulla manodopera, a questo è subentrato il problema dell’Ucraina.
Invece di stemperare gli animi gli Stati Uniti ne stanno approfittando, tutto questo non fa bene all’economia. Il 2022 sarà un anno tremendo. Dobbiamo capire la prospettiva: non mi pare che negli interessi da parte occidentale si intenda comprendere quale potrebbe essere la fine del tunnel.
Noi come associazione di categoria delle Pmi non vediamo la fine del tunnel, anzi vediamo un aggravarsi di posizioni da parte dei governi di tutto il blocco occidentale senza voler risolvere il problema.
-La questione ucraina come si rifletterà sull’economia italiana?
-Io da imprenditore che ha rapporti con l’est Europa posso dire che è un disastro. Già abbiamo criticato pesantemente le prese di posizione per le sanzioni fatte alla Russia.
Oggi vediamo aggravarsi la situazione, secondo me il rapporto fra Ucraina e Russia lo devono gestire l’Ucraina e la Russia. Non penso che debbano esserci interferenze da parte di altri.
Dal punto di vista associativo posso dire che nei rapporti fra lo Stato Italiano e la Russia comprendo il tentativo di trovare un dialogo da parte del nostro primo ministro, d’altra parte però non comprendo il motivo per cui si debba spingere sul blocco atlantico, quando di fatto la Russia non sta facendo altro che cercare di blindare il suo territorio.
Vediamo una discrasia negli atteggiamenti da parte del blocco occidentale. La diplomazia fa il suo mestiere, da parte nostra e da parte dell’economia lavoriamo verso un altro campo.
L’economia viaggia a prescindere dalle questioni diplomatiche, noi cerchiamo di fare il nostro mestiere.
-L’inflazione è un altro problema importante per gli imprenditori. Quali sono le prospettive?
-Anche qui sono nere. Noi abbiamo studiato tre scenari diversi:
il primo in assenza di conflitto
il secondo in presenza di conflitto
il terzo in una situazione di stallo.
In qualsiasi caso ci sarà un aumento dell’inflazione che viaggerà fra il 4% e il 6,5% con un innalzamento dello spread per i titoli di Stato.
Noi abbiamo in scadenza da qui a breve 400 miliardi di titoli, dobbiamo fare una valutazione d’impatto complessivo da qui ai prossimi sei mesi. Buona parte del Pnrr verrà eroso a causa di questo.
La pandemia ci è costata oltre 100 miliardi, il Pnrr darebbe a netta disposizione poco più di 200 miliardi. Potrebbe essere annullato il potere del Pnrr e quindi il potere di crescita derivante da questa risorsa che è in parte prestito e in parte no.
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