L’altra faccia della pandemia, le mascherine e le tute non adatte alle donne

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Infermiera all'Hub vaccinale di Cagliari - Fiera Campionaria - Sputnik Italia, 1920, 21.02.2022
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Dispositivi non adatti al gentil sesso, nonostante il 90% del personale della sanità sia costituito da figure femminili. La denuncia arriva da una ricerca della no profit Women in Global Health.
In molti Paesi, all’inizio della pandemia i casi di contagio nel personale sanitario hanno riguardato più donne che uomini, con un rapporto di 75,5% a 24,5%, con picchi in Spagna e Italia del 69% di donne e il 31% di uomini contagiati dal coronavirus.
Una disparità che cela un altro gap di genere, quello legato ai dispositivi di protezione individuale, noti anche come Dpi, che, secondo una ricerca realizzata dalla no profit Women in Global Health, sono disegnati per gli uomini, europei o statunitensi in particolare, e non si adattano alle caratteristiche del fisico femminile.
Abiti non adatti alle forme del seno e dei fianchi, mascherine non aderenti o che provocano tagli, camici troppo grandi, occhiali che rischiano di cadere.
È questo il quadro che viene presentato in base alle interviste a 900 operatrici del settore sanitario in 59 Paesi, tra cui l’Italia.
Una differenza di trattamento che stride con il dato di base: le donne costituiscono circa il 90% della forza lavoro sanitaria.

Disuguaglianze di genere e di etnia

Le donne intervistate hanno denunciato l’impossibilità di avere un diritto garantito, quello a un ambiente di lavoro sano e sicuro, con la conseguenza di essere più esposte al rischio di contrarre il virus e morire.
Una situazione che “dopo due anni di pandemia globale” ha portato a “una stima allarmante” con “un lavoratore del settore su cinque, in particolare infermiere e ostetriche, a pensare di lasciare il proprio lavoro”.

I problemi: mancato rispetto di dignità ed etnie

Ecco alcune delle problematiche riscontrate relative ai Dpi:
soltanto il 14% delle intervistate hanno dichiarato di aver indossato dispositivi adatti alle loro forme;
il design non rispetta la diversità, la dignità, le donne appartenenti a minoranze etniche si sono sentite marginalizzate;
i Dpi non sono studiati e pensati per le donne in stato di gravidanza, durante il ciclo mestruale o in menopausa;
soltanto il 25% delle intervistate ha ricevuto adeguate forniture di Dpi durante la pandemia;
nel servizio sanitario le donne sono pagate meno dei colleghi uomini e hanno dovuto usare parte dei loro introiti per comprare Dpi adeguati;
soltanto l’11% delle intervistate hanno dichiarato di aver potuto usare i bagni ogni volta che fosse necessario a causa degli indumenti protettivi;
infine le donne che lavorano in climi caldi, in particolare in Asia e Africa, hanno riferito che i Dpi hanno causato surriscaldamento, svenimento o disidratazione.
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