Fine vita, Letta: “Troviamo un punto di equilibrio, i partiti hanno la responsabilità di agire”

© AP Photo / Andrew MedichiniEnrico Letta, segretario del Partito Democratico
Enrico Letta, segretario del Partito Democratico - Sputnik Italia, 1920, 21.02.2022
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Alla Camera si contano 150 emendamenti al testo sul suicidio assistito ma la vera battaglia sarà in Senato. Il segretario del Pd chiede il dialogo per una proposta di legge non più rinviabile anche dopo la bocciatura del referendum sull’eutanasia.
Entrerà nel vivo la prossima settimana la discussione sulla proposta di legge sul fine vita. Alla Camera la attendono 150 emendamenti, ma la maggioranza Pd-M5S dovrebbe reggere alle votazioni, anche grazie alla libertà di voto di Forza Italia e Italia viva.
Il vero scoglio sarà poi al Senato, dove, come accaduto con il ddl Zan, si rischia il pantano. Per questo il segretario del Pd Enrico Letta, su Repubblica, chiede alla politica di lavorare sul dialogo per superare le divisioni e colmare un vuoto come richiesto anche dalla Corte Costituzionale.
“La modernità fatica a entrare nell’agenda del legislatore e nell’inerzia i vuoti normativi si accumulano. È quanto sta avvenendo sul fine vita, su cui i partiti hanno la responsabilità di agire al più presto”.
Letta parla di una “pressione dall’alto, cioè la sentenza della Corte Costituzionale del 2019 dopo il caso Cappato-Dj Fabo sul cosiddetto ‘suicidio assistito’” e “una spinta dal basso, specie dopo la bocciatura, da parte di quella stessa Corte, del quesito sull’eutanasia sostenuto da oltre un milione di cittadini”.
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No a divisioni, sì al rispetto della Costituzione

Letta sottolinea che il punto di partenza è uno: “L’importante è che si sgombri il confronto da ogni polarizzazione tossica. Siamo chiamati a deliberare sull’autodeterminazione della persona e sulla sofferenza intima dell’essere umano in quanto tale”.
Per questo la strada è “muoversi dentro il perimetro delimitato dalla Costituzione e dalle indicazioni della Consulta. È su questa base che si fonda la proposta di legge sulla morte medicalmente assistita promossa da Alfredo Bazoli e Nicola Provenza”.
Il segretario Dem elenca nel suo intervento sul quotidiano romano gli elementi della proposta di legge: “Le condizioni per la depenalizzazione del reato di aiuto al suicidio sono molto stringenti: la presenza di una malattia irreversibile e di sofferenze intollerabili, l’accertamento dei trattamenti di sostegno vitale, l’esperienza provata di un percorso di terapia del dolore e cure palliative. E poi un prerequisito non negoziabile: il libero arbitrio”.
E ribadisce: “La proposta non deve essere una bandiera di parte. Dopo due anni di emergenza sanitaria, dopo che la malattia ha permeato ogni aspetto della nostra quotidianità e del dibattito pubblico, dopo oltre 150 mila vittime e tanto dolore e incertezza, il Paese ha bisogno di tutto fuorché di uno scontro di civiltà sulla vita e la morte”.
“E se l’iniziativa, arricchita dal dialogo e dal contributo costruttivo di tutti i partiti, riesce ad alleviare un po’ di quel dolore e a portare meno incertezza, tutti insieme avremmo concorso a ricucire uno strappo profondo con l’opinione pubblica. E a rafforzare la dignità del Parlamento e di chi vi siede, in rappresentanza della sovranità della nazione”.
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