Ucraina, il presidente di Acciaierie d'Italia Bernabè: "Con la guerra a rischio forniture gas russo"

© Sputnik . Pavel Lvov / Vai alla galleria fotograficaUn impianto di lavorazione del gas naturale in Russia
Un impianto di lavorazione del gas naturale in Russia - Sputnik Italia, 1920, 20.02.2022
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In un'intervista al Messaggero il presidente di Acciaierie d'Italia, Franco Bernabè, mette in guardia sui rischi di un conflitto tra Russia e Ucraina: "Se diventa una guerra vera gli ucraini possono interrompere tutte le forniture di gas russo”.
Le tensioni in Ucraina rischiano di aggravare la crisi energetica che sta minacciando la ripresa europea. A dirlo, in un’intervista al Messaggero, è Franco Bernabè, presidente di Acciaierie d’Italia, l’ex Ilva, e Dri Italia, la società controllata da Invitalia che costruirà impianti di produzione del “preridotto” usato per la carica dei forni elettrici, al fine di sostenere la transizione “green” della siderurgia italiana.
L’ex ad di Eni mette in guardia sulle possibili ripercussioni di un allargamento dell’escalation militare oltre i territori separatisti del Donbass.
“Se diventa una guerra vera”, avverte, “gli ucraini - anche come arma di pressione verso l’Europa affinché intervenga - possono interrompere tutte le forniture di gas russo”.
Il gas, ricorda il manager, rimarrà indispensabile nell’industria italiana anche durante la transizione energetica.
Per questo, oltre ad aumentare le estrazioni in Sicilia e nell’Adriatico, per diversificare le forniture l’Italia dovrebbe puntare sui giacimenti del Mediterraneo Orientale, dove, ricorda Bernabè “l’Eni ha un ruolo fondamentale”. “Vanno sviluppate le infrastrutture per portare questo gas in Italia”, è la tesi del presidente.
Alla base della attuale crisi energetica, ha spiegato il manager al Messaggero, ci sono l’aumento improvviso della domanda di gas liquefatto (Gnl) a causa del crollo della produzione di energia eolica nel Nord Europa e di quella idroelettrica in Brasile, il blocco delle vendite spot di gas russo, e l’aumento della domanda da parte di giganti economici come la Cina.
“Con la combinazione di tutti questi fattori, - è il parere dell’esperto - siamo destinati a vivere in un mondo con i prezzi dell’energia non ai livelli massimi raggiunti in questo periodo, ma comunque alti”.
Per questo, spiega, la transizione energetica non sarà una passeggiata. “La svolta green è la direzione che dobbiamo prendere, ma è un processo di enorme complessità. Abbiamo vissuto per quasi tre secoli con una disponibilità di fonti fossili a prezzi estremamente bassi e su questo abbiamo costruito il nostro benessere. L’idea che in pochi anni si possa attuare una trasformazione così profonda è poco realistica”, spiega il manager.
Si tratta, va avanti, di una “sfida colossale” che, osserva, viene affrontata “senza la consapevolezza della complessità”. È necessario, quindi, mobilitare “capitali e competenze” per raggiungere gli obiettivi posti dall'Europa.
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