Ministro esteri talebano: l'Afghanistan mira a diventare un centro economico nella regione

© Sputnik . V.KiselevPanjshir, una provincia dell'Afghanistan
Panjshir, una provincia dell'Afghanistan - Sputnik Italia, 1920, 20.02.2022
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Approfondimento
Il governo provvisorio dell'Afghanistan sta continuando a svolgere trattative con diversi paesi del mondo, per dimostrare le proprie intenzioni pacifiche, ottenere il riconoscimento internazionale e stabilizzare la situazione economica del paese, dopo 20 anni di guerra con gli Stati Uniti e i suoi alleati.
Il ministro degli Esteri del governo provvisorio afghano, Amir Khan Mutaki, ha rilasciato un’intervista a Sputnik, in cui si è espresso in merito alle prospettive di restituzione dei fondi afghani congelati da Washington, alla situazione dei diplomatici afghani nel mondo, allo sviluppo delle relazioni con la Russia, l'Iran e i paesi della regione. Infine, ha condiviso quale sia, a suo avviso, il principale vettore della politica estera delle nuove autorità di Kabul.
- Anche l'apparato diplomatico ha sofferto durante gli eventi occorsi in Afghanistan. Quali sono le sue priorità nel lavoro al Ministero e nei contatti con le controparti straniere?
- Al momento, a Kabul, sono situate diverse ambasciate: alcune sono completamente aperte e operative, mentre altre operano solamente a livello consolare. Abbiamo stabilito contatti con i paesi vicini, con i paesi della regione e con altri stati. Il vertice di Mosca è stato una grande opportunità. Vi hanno partecipato i rappresentanti di molti paesi, con i quali siamo entrati in contatto. Sono stati fatti progressi interessanti. Abbiamo avuto un incontro positivo con gli ambasciatori europei. Ci siamo anche recati in visita in Norvegia, dove abbiamo svolto riunioni con rappresentanti di molti paesi, come gli stati membri dell’UE, gli Stati Uniti e la Norvegia stessa. Abbiamo conseguito buoni progressi in questa direzione e siamo stati in grado di portare la voce dell'Afghanistan nel mondo. Finora siamo stati in grado di diminuire la pressione internazionale sull'Afghanistan, allentare parzialmente le sanzioni e, infine, siamo riusciti ad avviare il percorso verso la normalità.
- La posizione dell'Afghanistan in materia di politica estera rimarrà la stessa o ci sarà un cambiamento? Se ci sarà qualche cambiamento, in quali aree?
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- L'Afghanistan è stato occupato in passato e abbiamo assistito alla presenza di militari stranieri in pianta stabile. Naturalmente, gli interessi e le indicazioni di questi paesi sono stati presi in considerazione per primi. Ora che la leadership islamica è al potere, gli interessi islamici e afghani avranno la precedenza. Naturalmente, ci saranno dei cambiamenti. L'obiettivo della nostra politica attuale è quello di fermare i conflitti. Non vogliamo che l'Afghanistan sia il centro del confronto tra le potenze mondiali. La nostra politica si concentra sull'economia. In futuro vogliamo che l'Afghanistan diventi un centro economico della regione e un collegamento con l'Asia meridionale. Con la pace e la prosperità, l'Afghanistan svolgerà il ruolo di snodo di collegamento e la nostra economia si svilupperà, le economie dei paesi della regione si svilupperanno e molte tensioni regionali finiranno. Questa è la politica che stiamo perseguendo al momento.
- La politica estera sta seguendo una chiara direzione, che riflette la posizione dell'Emirato Islamico nel suo insieme?
- La posizione chiara è che non permetteremo a nessuno di usare l'Afghanistan come trampolino di lancio contro qualcuno. Né abbiamo intenzione di confrontarci con alcun paese a beneficio di un altro. Vogliamo costruire buone relazioni. Vogliamo che l'Afghanistan sia usato come punto di transito. Vogliamo che l'Afghanistan diventi un centro commerciale. Questi sono i punti chiave del sistema afghano. Questo sarà il sistema che gli afghani vogliono, ed è un sistema islamico.
- Lei ha menzionato gli incontri di Oslo. Cosa siete riusciti ad ottenere in Norvegia?
- A Oslo abbiamo tenuto incontri con rappresentanti di Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Norvegia e Stati Uniti. Naturalmente, loro avevano delle preoccupazioni e noi avevamo delle richieste, ma gli incontri hanno avuto successo... specialmente nei negoziati con gli Stati Uniti, abbiamo fatto progressi sulla questione relativa alla revoca delle sanzioni. Lei sa che sono state effettuate alcune concessioni che faciliteranno il rientro dei fondi in Afghanistan. Alcune sanzioni sono state revocate, e ne aspettiamo altre. Con il miglioramento della situazione, altri paesi hanno promesso di prestare assistenza umanitaria e la portata di questi aiuti è in aumento. C'erano alcune preoccupazioni da parte loro, alle quali abbiamo risposto positivamente. Quindi l'incontro norvegese è stato una grande opportunità, un incontro eccellente e pieno di risultati.
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- Quali sono le preoccupazioni degli Stati Uniti e di altri paesi? Queste preoccupazioni sono giustificate?
- Li abbiamo invitati a vedere di persona la situazione in Afghanistan, inviando i loro rappresentanti. Vogliamo che non ci guardino attraverso gli occhi dei media. Le perdite quotidiane di vite umane, le uccisioni, le operazioni militari, gli attacchi aerei appartengono al passato. Oggi non c'è nessuna guerra in Afghanistan. Abbiamo detto loro che la presenza dei militari di circa 50 paesi non poteva garantire la sicurezza e la pace in Afghanistan in quel momento, ma oggi il paese è stabile e la gente si sente sicura sotto il dominio dell'Emirato Islamico. Se il mondo intero e l'Europa, e gli Stati Uniti in particolare, parlano di pace, ora trovano pace in Afghanistan... Chi è fuggito dall'Afghanistan per una ragione o per l'altra e ha sollevato un polverone a 5-10.000 miglia di distanza, sta presentando un'immagine distorta della realtà. La realtà è quella che potete vedere voi stessi a Kabul e in altre province.
- Gli Stati Uniti hanno rispettato i loro impegni, nell'ambito degli accordi di Doha?
- No. Gli Stati Uniti non hanno mantenuto alcune delle promesse fatte. Per esempio, gli accordi specificavano che i prigionieri dell'Emirato Islamico sarebbero stati rilasciati entro pochi giorni. Sfortunatamente, questo non è successo finché non li abbiamo liberati noi stessi, dopo che Kabul e altre province sono passate sotto il nostro controllo. Era stato promesso di includere nella lista nera i funzionari del nuovo governo. Gli Stati Uniti avrebbero aiutato a ricostruire l'Afghanistan e convinto altri paesi a seguire l'esempio. Invece, hanno imposto delle sanzioni. Noi ci siamo ripromessi di dare priorità alle relazioni economiche e diplomatiche con gli Stati Uniti. Manteniamo la nostra parola, contrariamente alle azioni che riceviamo in cambio. L'Afghanistan non sarà usato contro gli Stati Uniti e i suoi alleati.
- È in corso un dialogo con la Russia in merito alle condizioni di riconoscimento?
- Né la Russia né noi abbiamo ancora posto condizioni per il riconoscimento, ma abbiamo costruito buone relazioni. C'è un'ambasciata russa a Kabul e un'ambasciata afgana a Mosca, quindi non sono state applicate condizioni speciali. Speriamo che questa interazione continui a svilupparsi.
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- L'ambasciata afghana a Mosca ha segnalato la mancanza di fondi...
- Ci stiamo provando, abbiamo prestato supporto ad alcune ambasciate, abbiamo corrisposto gli stipendi ai funzionari di alcune di esse e parte dei fondi stanziati saranno erogati a breve. Ci assumiamo la responsabilità di creare le condizioni adatte perché il lavoro sia svolto al meglio. Abbiamo il potenziale per farlo nel prossimo futuro.
- Quando il governo provvisorio dell'Emirato islamico sarà trasformato in un governo permanente?
- Quando siamo entrati a Kabul, questa non era la priorità. Ma nella città si era formato un vuoto e noi siamo entrati senza che se lo aspettassero.
In seguito, abbiamo dovuto creare le condizioni necessarie alla vita delle persone e al mantenimento del sistema. Poi è stata annunciata la formazione di un gabinetto ministeriale. Ora stiamo lavorando, passo dopo passo, per rafforzare il sistema. Quando ci saranno tutte le condizioni necessarie alla vita del Paese, allora opereremo i cambiamenti che vi aspettate.
- La Banca Mondiale o gli investitori stranieri realizzeranno progetti nel Paese?
- Quando eravamo in Norvegia, abbiamo incontrato un certo numero di stati che esercitano una certa influenza sulla Banca Mondiale, la Bank of Asia, le quali potrebbero svolgere un ruolo di valore. Abbiamo intavolato un dialogo positivo con loro... Non è stato fatto molto in Afghanistan negli ultimi 20 anni e, quando gli americani se ne sono andati, i loro amici con i fondi in dollari se ne sono andati con loro. Quindi registriamo un grave problema economico. Il nostro compito è quello di lavorare su progetti infrastrutturali. Non appena l'economia del Paese inizierà a riprendersi, chiederemo il sostegno della comunità internazionale e lavoreremo per risolvere i problemi da soli. Al momento, però, non possiamo fare promesse concrete.
- Quali questioni importanti sono state discusse con il consigliere per la sicurezza nazionale del primo ministro pakistano?
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- Lei sa che tra l'Afghanistan e il Pakistan si è sviluppato un’intensa rete commerciale. È importante notare che vogliamo espandere il coinvolgimento dei porti di Karachi e Wakah. Il Pakistan intende esportare le sue merci in Asia centrale attraverso l'Afghanistan, quindi il tema del transito e della sua trasparenza è molto importante. Questo è stato discusso in dettaglio sia in ambito economico che politico. La visita che abbiamo effettuato con la squadra di tecnici di vari Ministeri ha avuto esito positivo.
- Sono stati siglati contratti tra l'Iran e l'Afghanistan sul tema del petrolio e del gas? È possibile che l'Afghanistan compri petrolio e gas direttamente dall'Iran?
- Ci siamo recati in visita in Iran insieme ai Ministeri delle finanze, delle risorse naturali, dei trasporti, dell'economia, dei lavori pubblici e delle migrazioni. In effetti, l'Afghanistan ha bisogno di più petrolio e gas, ci siamo confrontati con la parte iraniana proprio su questi temi. Le autorità iraniane ci hanno notificato che erano pronte ad assisterci se avessimo avuto bisogno di effettuare importazioni da altri paesi attraverso l'Iran. Si è deciso di continuare le riunioni in questo senso. Siamo soddisfatti delle relazioni e dei progressi conseguiti con l'Iran.
- Sono stati siglati contratti specifici in ambito petrolifero?
- Le relazioni con l'Iran si svilupperanno ulteriormente, i contratti governativi sono in fase di studio, alcuni di essi saranno siglati dopo le consultazioni con le nostre agenzie competenti. Sigleremo altri contratti in futuro.
- Cosa vorrebbe aggiungere?
Dato che Sputnik è un’agenzia di stampa presente in diversi paesi, voglio provare a lanciare un messaggio agli afghani: ovunque voi siate, siete afghani e nostri fratelli, vi accoglieremo sempre a braccia aperte. Questa è la loro patria e la loro casa. Ognuno di loro ha un posto qui. Possono andare e venire quando vogliono. Possono lavorare e studiare. Speriamo che d'ora in poi gli afghani non si oppongano al sistema. Tutti gli afghani sono al sicuro ora, comprese le donne, i bambini e gli anziani. Sono state create condizioni favorevoli e il sistema deve tener conto degli interessi di tutti. Vogliamo creare relazioni buone e positive con il mondo. Non vogliamo che la terra afghana sia usata contro qualcuno. Il nostro obiettivo è instaurare una buona relazione economica e diplomatica con il mondo. Questo è il nostro messaggio, soprattutto in termini economici. Stiamo andando avanti in una direzione molto buona e speriamo che continui così.
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