Pandemia disuguale: la complessa sfida per un accesso equo ai vaccini in Italia e nel mondo

© Foto : fornita da Alessandro VeronaAlessandro Verona - Coordinatore medico di Intersos
Alessandro Verona - Coordinatore medico di Intersos - Sputnik Italia, 1920, 19.02.2022
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Approfondimento
La pandemia ci ha insegnato che la salute di ogni singola persona è interconnessa. Se vogliamo uscirne fuori, è estremamente importante non lasciare indietro nessuno.
A distanza di un anno dall’inizio della campagna d'immunizzazione, l’organizzazione umanitaria italiana Intersos racconta il suo impegno sul campo, in ambito nazionale e internazionale, mirato a garantire l’accesso universale ai vaccini.
In Italia, Intersos ha lavorato per coinvolgere nella campagna vaccinale la popolazione straniera in condizioni di marginalità nelle aree di Roma, di Foggia e in altri territori. Quali risultati sono stati raggiunti? Per fare il punto della situazione, Sputnik Italia ha raggiunto Alessandro Verona, Coordinatore medico di Intersos.
- Dott. Verona, l’Italia è terza per vaccinazioni in Europa, però il vostro rapporto sostiene che l’accesso universale al vaccino non è ancora garantito. Quali categorie hanno avuto problemi da questo punto di vista e per quale motivo?
- In Italia, l'accesso universale al sistema sanitario, e quindi anche alle vaccinazioni, è garantito per legge. Di fatto, però, dall'inizio di questa campagna vaccinale, sono stati moltissimi gli ostacoli che diverse categorie di persone, fra cui gli stranieri non comunitari e anche comunitari, hanno dovuto affrontare per poter accedere alle vaccinazioni. Si tratta di ostacoli di varia natura, che sono stati superati lentamente, soprattutto nella prima fase, e in modo disomogeneo nelle varie regioni italiane, per via del federalismo regionale che pesa fortemente anche sui servizi sanitari e genera ampie diseguaglianze fra regioni diverse.
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Uno dei principali ostacoli alla vaccinazione è stato la mancanza di informazioni disponibili per tutte le persone che vivono in Italia: è mancata una campagna multilingue e sono mancati messaggi di sensibilizzazione e informazione differenziati, in grado di sfatare falsi miti e fake news in circolazione. Sono inoltre stati tanti gli ostacoli di natura amministrativa, che hanno riguardato soprattutto le persone straniere senza titolo di soggiorno, ma non solo.
- Potrebbe raccontare del vostro impegno sul territorio italiano per facilitare la campagna vaccinale? Siete riusciti a raggiungere gli obbiettivi stabiliti?
- I progetti di Intersos in Italia supportano il sistema sanitario pubblico, con la volontà di rafforzarlo nella tutela delle marginalità sociali. Abbiamo sostenuto la campagna vaccinale attraverso 7 unità mobili mediche attive a Roma, in Puglia e in Sicilia, che erano già operative prima della pandemia. Con l'inizio della campagna vaccinale, il nostro staff multidisciplinare ha continuato a fornire servizi medici di base, e ha contemporaneamente avviato campagne informative e di sensibilizzazione della popolazione migrante e marginalizzata e si è occupato della mediazione linguistica e culturale in sede di vaccinazione.
Nell’autunno 2021 abbiamo selezionato 7 associazioni di persone straniere che ci hanno permesso di intervenire in 7 regioni, aumentando l’impatto della promozione della campagna vaccinale con il coinvolgimento attivo della comunità. Abbiamo lavorato per sollevare le criticità della campagna vaccinale e le strategie per risolverle, attraverso attività di advocacy nazionale, come Intersos e come aderenti al Tavolo Immigrazione e Salute, su cui convergono le principali organizzazioni in materia, e con i nostri singoli progetti sull’advocacy regionale e locale.
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È necessario che le lezioni apprese durante questa pandemia e nel corso di questa campagna vaccinale vengano recepite dalle istituzioni perché tutte le persone nel Paese possano beneficiare del diritto alla salute in modo equamente accessibile e fruibile.
A fine 2020, Intersos ha deciso d'impegnarsi direttamente nella campagna vaccinale contro il Covid-19, supportando in diversi paesi la piattaforma COVAX. Secondo la Global Dashboard for Vaccination Equity delle Nazioni Unite, a inizio gennaio 2022 solo il 10% della popolazione bersaglio nei paesi più poveri del mondo è stato vaccinato con almeno una dose, a fronte del 67% della popolazione bersaglio nei paesi più ricchi. Sempre secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, a gennaio 2022, nella maggior parte dei paesi dell’area sub-sahariana la percentuale di popolazione bersaglio che ha completato il ciclo vaccinale risulta ancora troppo bassa: meno della metà dei paesi hanno raggiunto il 10% di copertura e ce ne sono alcuni, Ciad e Repubblica Democratica del Congo per esempio, che non raggiungono nemmeno l’1%.
© Foto : fornita da Andrea AccardiAndrea Accardi - Coordinatore di Intersos COVAX Task Force
Andrea Accardi - Coordinatore di Intersos COVAX Task Force - Sputnik Italia, 1920, 18.02.2022
Andrea Accardi - Coordinatore di Intersos COVAX Task Force
Si può uscire dalla pandemia senza un accesso equo e globale ai vaccini? Se avessimo usato i vaccini prodotti finora in modo razionale ed equo, non avremmo visto così tanti morti? Per un approfondimento, Sputnik Italia ha raggiunto Andrea Accardi, Coordinatore di Intersos COVAX Task Force.
- Dott. Accardi, perché le vaccinazioni nei paesi a basso reddito sono così indietro rispetto ai paesi più ricchi? Quanto è profonda la disuguaglianza?
- Prima di tutto, occorre inquadrare la situazione. Stiamo parlando di un evento mai accaduto nella storia dell’umanità, in queste proporzioni ed estensione, solo poco più di un anno fa iniziava la campagna vaccinale nei paesi ad alto reddito e meno di due anni fa veniva dichiarata la pandemia da Covid-19. La risposta alla pandemia ha determinato uno sforzo scientifico, economico e logistico, ma conosciuto prima. Al momento in cui ne parliamo, nel continente africano 210 milioni di persone hanno ricevuto almeno 1 dose e 143 milioni completamente vaccinati, la copertura è di circa il 10%.
- Che impatto ha avuto e sta avendo questa disparità sulla diffusione del virus?
- Questo è difficile determinarlo. Si può determinare dove la variante X è individuata, non necessariamente dove si è sviluppata e dove il virus è mutato. Quello che invece si può affermare con certezza è che i vaccini sono la principale barriera alla diffusione del contagio, senza alcun dubbio. Questo lo vediamo nei paesi ad alto reddito, dove la campagna vaccinale ha raggiunto coperture importanti e questo sta determinando una progressiva discesa del numero dei contagi.
- Per provare a garantire ai paesi svantaggiati l’accesso al vaccino, l’anno scorso è stata creata COVAX. Però il COVAX non favorisce la copertura di massa e lascia comunque spazio a nuove varianti, come quella Omicron. Cosa non ha funzionato?
- La campagna COVAX guidata da GAVI CEPI OMS e Unicef, è nata per gestire la distribuzione equa dei vaccini nei paesi a basso e medio reddito. Ad oggi è il principale strumento per sostenere la vaccinazione globale con lo scopo di coprire il 20% del fabbisogno nei paesi a basso e medio reddito. Fino alla fine del 2021 la disponibilità e la copertura sono state entrambe limitate. Le motivazioni sono diverse:
· spedizioni irregolari e non prevedibili;
· data di scadenza molto prossima, che lascia poco tempo per la distribuzione ai livelli inferiori;
· coesistenza di diversi prodotti/vaccini con diverse procedure di utilizzo;
· mancanza di personale sanitario formato;
· capacità di stoccaggio/catena del freddo insufficiente;
· disinformazione dilagante che incide sull'esitazione e l'accesso alla vaccinazione;
Va però anche sottolineato che lo sforzo della campagna COVAX lascerà sul terreno una struttura che non esisteva prima della pandemia da Covid-19 e questa medesima struttura rafforzerà sistemi sanitari fragili e servirà allo sviluppo anche delle campagne vaccinali di routine.
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- Potrebbe spiegare perché avete deciso di sostenere l’iniziativa COVAX? Su quali pilastri si fonda il vostro impegno?
- Per Intersos la decisione di sostenere la campagna COVAX è stata naturale. Operiamo in contesti complessi, con popolazione target dislocata su territori vasti e difficili da raggiungere. L’essenza stessa del nostro lavoro ci ha portato alla decisione di impegnarci nella campagna di vaccinazione.
Nel 2021, in Yemen, Nigeria e Burkina Faso, abbiamo strutturato un pacchetto di servizi che si fonda su quattro pilastri: il coinvolgimento delle comunità, l’informazione e comunicazione alla popolazione, la gestione e il supporto della catena del freddo e ovviamente la somministrazione diretta dei vaccini.
- Quali sono gli ostacoli sul campo che creano allentamenti e difficoltà alla campagna?
- Gli ostacoli sono riferiti al contesto dove si opera, alle distanze da coprire, al combattere una infodemia che diffonde messaggi scorretti rispetto alla sicurezza dei vaccini cosi come la logistica. È opportuno sottolineare che la somministrazione della dose di vaccino è solo l’ultimo anello di una catena molto lunga e complessa. Basti pensare quanto può essere complesso gestire prodotti che hanno temperature di conservazione a -70° in contesti dove la rete elettrica non è sempre stabile e la popolazione è distribuita su territori molto vasti e con problemi di sicurezza.
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- Avete in mente una strategia per risolvere questo problema? Lei è d’accordo che la sospensione dei brevetti è fondamentale per uscire dall’emergenza?
- A partire dalle ultime settimane del 2021 abbiamo potuto vedere un aumento della disponibilità delle dosi. Occorre migliorare la programmazione degli invii dei lotti. Sul terreno è opportuno poter contare su una regolarità di arrivi che siano compatibili con la capacità di utilizzo e che soprattutto diano regolarità alla campagna. La disponibilità delle dosi è fondamentale. In questo senso Intersos è a favore della sospensione temporanea dei brevetti. Questo darebbe la possibilità di nuovi e diffusi investimenti che permetterebbero una disponibilità maggiore e più capillare dei vaccini.
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