Miliardi spariti, che fine hanno fatto i fondi USA per la pandemia di COVID?

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Valigia contentente dollari - Sputnik Italia, 1920, 19.02.2022
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Approfondimento
Gli Stati Uniti stanno indagando sull'appropriazione indebita di fondi destinati ad aiutare la popolazione durante la pandemia. L’entità dei fondi è considerevole: sono stati rubati almeno 100 miliardi di dollari.
La Casa Bianca parla di falle a livello normativo, ma l'opinione pubblica dà la colpa a malversazioni dei funzionari stessi. Le autorità ammettono che la corruzione è diventata un problema serio e stanno cercando di fare qualcosa al riguardo. Ma pochi credono che cambierà davvero qualcosa. Infatti, pare che queste enormi somme siano finite nelle mani di truffatori per via di errori tecnici.

Tecnologia obsoleta

Un migliaio di cause penali e un centinaio di arresti sono solo l'inizio, riferisce l'Associated Press, citando i servizi segreti degli Stati Uniti. È emerso che nel mese di dicembre è avvenuta una diversione del 3% del fondo di 3.400 miliardi di dollari. Nel mese di gennaio sono state emesse le prime relative sentenze. In Georgia, due anni per condotta fraudolenta e tre per aver fornito informazioni false. In California, l’indagato rischia 15 anni: sembra che abbia rubato fino a un milione. Il processo avrà luogo nei prossimi giorni.
Nel 2020 le autorità hanno agito frettolosamente. La legge speciale Coronavirus Aid, Relief and Economic Security (CARES) prevedeva prestiti a fondo perduto, prestiti per piccole imprese e sostegno per le ONG. Ma è stata scritta male e di questo ne hanno approfittato i truffatori, che non potevano lasciarsi sfuggire questa generosità dello Stato.
Nei primi mesi del programma di protezione delle piccole imprese, i prestiti sono stati concessi senza alcun controllo. Di conseguenza, oltre un miliardo di dollari è andato ai truffatori, che hanno speso i soldi in yacht, auto di lusso e immobili.
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Lo stesso vale per gli acquisti governativi di attrezzature di protezione personale e dispositivi medici, compresi i ventilatori meccanici.
Inoltre, l'ufficio dell'ispettore generale degli Stati Uniti ha ammesso la negligenza dei servizi responsabili di erogare i sussidi per la disoccupazione. Di nuovo, non sempre sono stati fatti controlli e molti sussidi da 600 dollari non sono andati affatto a chi ne aveva bisogno.
Le forze dell'ordine hanno confiscato 75 milioni di dollari in contanti. Hanno anche sequestrato case, auto e gioielli per un valore, tuttavia, non specificato.
I servizi segreti sostengono che la tecnologia obsoleta e la mancanza di personale hanno contribuito alla buona riuscita delle truffe. Quelli a cui sono stati concessi i prestiti hanno presentato numeri finti e gonfiato il numero di dipendenti dichiarati. In qualche modo, i prestiti sono stati concessi anche a società che non avevano menzionato i loro nomi sulla domanda.
I media hanno ipotizzato che gli ispettori e i funzionari fossero coinvolti nell'appropriazione indebita di fondi. L’entità delle operazioni, infatti, era troppo elevata.

Epurazione delle spese

Bisogna dire che la scomparsa di centinaia di miliardi non ha fatto scalpore. Del resto, l’opacità della finanza è nota a tutti. Ad esempio, tutti ricordano ancora il licenziamento degli ispettori generali del Dipartimento di Stato.
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Nella primavera del 2020 è stato sollevato dall’incarico Steve Linnick, che aveva gestito il caso del segretario di Stato Mike Pompeo, sospettato di malaffare. In precedenza, altri cinque ispettori avevano perso il lavoro. Due di loro erano anche ufficiali investigativi. Ci si riferisce a questo caso come "epurazione".
Anche il governo Biden non è stato particolarmente trasparente, dal punto di vista finanziario. Le spese della campagna elettorale hanno raggiunto il record di 14 miliardi di dollari, la maggior parte dei quali spesi dai democratici.
Transparency International, una ONG internazionale, compila una classifica annuale dei paesi in base all'indice di percezione della corruzione. Più basso è l'indice, maggiore è la corruzione percepita. La Nuova Zelanda e la Danimarca sono state classificate come le meno corrotte nel 2020, con 88 punti. Gli Stati Uniti ne hanno 67, al 25° posto. Il Cile ha lo stesso numero.
Per gli americani è il peggior risultato degli ultimi dieci anni. È vero però che anche la maggior parte degli altri stati non ha fatto progressi.
Nel 2017 Transparency International ha condotto un sondaggio negli Stati Uniti. Al tempo, il 44% degli intervistati ha accusato Trump e la Casa Bianca di corruzione, il 32% i capi di grandi aziende, il 23% i funzionari, il 22% i leader religiosi e il 16% i giudici.

Arresti in periferia

Le autorità stanno cercando di rimediare alla situazione. Nel 2021 è entrata in vigore la legge sulla trasparenza aziendale. Secondo i lobbisti, è stata la più significativa regolamentazione antiriciclaggio degli Stati Uniti negli ultimi 20 anni. La prima versione è stata presentata al Congresso nel 2011.
Le aziende americane sono ora tenute a rivelare informazioni sui beneficiari di fondi su richiesta delle autorità competenti. E gli informatori godono ora di particolari protezioni.
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A dicembre, Biden ha promesso che avrebbe annunciato nuove strategie radicali per contrastare il crimine finanziario, compreso il lancio di una campagna governativa contro il riciclaggio di denaro. Alcune misure sono già state prese. Il Dipartimento del Tesoro, per esempio, ha inasprito la procedura di segnalazione delle transazioni.
Josh Rudolph, membro del Consiglio di sicurezza nazionale durante i governi Obama e Trump, ha lodato i piani di Biden e li ha persino paragonati alle rivelazioni del Watergate. Ma ad oggi la portata di queste misure non è lontanamente comparabile: solo due presunti funzionari corrotti sono stati arrestati e a Porto Rico. Entrambi erano ex sindaci.

Il vaso di Pandora

Un altro colpo inferto alla reputazione degli USA è stata la pubblicazione dei cosiddetti Pandora Papers lo scorso ottobre. Quasi 12 milioni di documenti, compilati dal Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi, contengono informazioni sui patrimoni offshore di centinaia di persone di spicco della politica, dell'elite e dello spettacolo, compresi 35 capi di Stato in carica e passati.
Gli americani si sono stupiti nell'apprendere che gli Stati Uniti sono un paradiso fiscale in cui le pratiche di offshoring sono lecite in diversi Stati.
"La gente ha finalmente capito quanto sia corrotto il nostro sistema e come permetta ai magnati di nascondere i propri soldi nel nostro Paese", ha dichiarato il deputato Bill Pascrell Jr. “E se questo è possibile in America, significa anche che i nostri alti funzionari stanno evitando di pagare le tasse, imbrogliando la gente comune che lavora".
Ma mentre Biden, e il partito democratico in generale, stanno davvero cercando di risolvere il problema, i repubblicani continuano a giocare con la grande imprenditoria.
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Per esempio, il professore di Harvard Matthew Stephenson, autore del Global Anti-Corruption Blog, sostiene che gli Stati Uniti abbiano legalizzato alcune attività di lobbying e di finanziamento delle campagne, attività che sarebbero considerate al pari di condotte corruttive in altri paesi. Inoltre, tali schemi sono costituzionalmente protetti.
"Ma esiste anche la corruzione ordinaria, cioè corruzione, appropriazione indebita e simili", ha chiarito il professore in un'intervista alla rivista universitaria Harvard Law Today. “Non siamo affatto un leader mondiale di politica onesta. Anche se la situazione non è così grave come in altri paesi".
"Sono essenzialmente 2 le aree principali in cui si pongono in essere queste condotte corruttive. Anzitutto, l’esercito”, osserva Yury Rogulev, direttore della Fondazione Franklin Roosevelt per gli studi sugli Stati Uniti all'Università statale di Mosca. “È noto che enormi quantità di denaro vengono sperperate dalla struttura del Pentagono con sedi in tutto il mondo. Somme anche molto grandi possono essere spese soltanto per sostentare le attività di logistica e di riparazioni delle attrezzature, come è stato il caso, per esempio, in Afghanistan. Il secondo settore è quello degli appalti pubblici, in particolare l'edilizia comunale".
Eppure i grandi politici non sempre riescono a farla franca. In due secoli e mezzo circa 130 funzionari federali, 11 governatori e 12 ministri sono stati condannati per furto e corruzione. E i casi di appropriazione indebita di denaro, posti in essere durante la pandemia” saranno la causa dell’incarcerazione di centinaia di truffatori.
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