I rincari colpiscono anche le scatolette di tonno: "Molte le aziende a rischio"

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Tonno - Sputnik Italia, 1920, 19.02.2022
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La filiera delle conserve ittiche tra i settori in balia dei rincari: dal costo delle scatolette a quello dell'olio. L'Ancit: "Si rischia di far spegnere la macchina a molte aziende, minacciando la ripresa italiana”.
L’impennata dei prezzi dell’energia e delle materie prime non risparmia nessuno. Anche la filiera delle conserve ittiche rischia di essere travolta dai rincari. A lanciare l’allarme è l’Ancit, Associazione Conservieri Ittici e delle Tonnare, associata a Confindustria, che denuncia l’aumento fino all’85 per cento delle materie prime che compongono le scatolette in banda stagnata.
Il materiale, si legge in una nota dell’associazione, “incide per circa il 30 per cento sui costi di produzione delle conserve ittiche”. Gli aumenti, quindi, stanno avendo un impatto rilevante per il settore. Basti pensare che ogni anno, in Italia, sono 650 milioni le scatolette utilizzate dalla filiera, per un totale di circa 16mila tonnellate di banda stagnata.
Ma le scatolette non sono l’unica voce nel bilancio di queste aziende ad essere aumentata. A pesare è anche l’aumento del 54 per cento circa delle commodity energetiche che ha fatto lievitare anche i costi degli imballaggi ausiliari, dei costi della logistica, e in particolare dei noli marittimi dei container che, sottolinea l’associazione, “rappresentano la principale modalità di trasporto della materia prima, il tonno, e hanno avuto un incremento impressionante dei prezzi a livello internazionale” con un + 243 per cento rispetto al 2020. E infine, l’olio d’oliva, che ha fatto registrare aumenti del 38,4 per cento.
Per Simone Legnani, presidente dell’Ancit, si tratta di una crisi senza precedenti: “Siamo compressi tra l’incremento dei costi e l’esigenza di non farlo ricadere sul consumatore finale. È una spirale inflazionistica pericolosissima, che può portare fuori mercato interi settori produttivi”.
“Stiamo tenendo duro – assicura il portavoce della filiera - ma non riusciremo a resistere a lungo a questi ritmi e senza interventi strutturali restiamo esposti agli choc”. “Si rischia – avverte - di far spegnere la macchina a molte aziende, minacciando la ripresa italiana”.
Ieri il governo ha stanziato circa 6 miliardi di euro per sostenere imprese e famiglie in difficoltà per il caro bollette. Ma per alcune associazioni di consumatori, come il Codacons, la cifra messa in campo non sarebbe sufficiente ad evitare una nuova stangata.
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“Uno stanziamento di risorse così esiguo non eviterà un nuovo maxi-aumento delle bollette in occasione del prossimo aggiornamento trimestrale delle tariffe, e di certo non risolve la grave situazione attuale. Oggi migliaia di imprese rischiano di chiudere i battenti non potendo affrontare costi energetici così elevati, e il caro-energia sta producendo effetti disastrosi sui prezzi al dettaglio, con rincari a cascata in tutti i settori e una impennata dell’inflazione che impoverisce le famiglie e riduce i consumi”, spiega in una nota il presidente dell’associazione, Carlo Rienzi.
Il Codacons invoca quindi “interventi più coraggiosi ed efficaci attraverso l’azzeramento dell’Iva e di ogni imposta sulle bollette di luce e gas”, oltre alla tassazione “degli extra-profitti delle società energetiche”.
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