Circolo Polare e crisi, rinunciare a petrolio e gas artici è un pericolo per il mercato dell'energia

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Artico - Sputnik Italia, 1920, 19.02.2022
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Approfondimento
L'ambasciatore generale del ministero degli Esteri russo e presidente del Comitato degli alti funzionari del Consiglio Artico, ha rilasciato un’intervista a Sputnik
Nikolay Korchunov si è espresso in merito all’idea di vietare l'estrazione di petrolio e gas nell'Artico, sui rischi legati alle future esercitazioni militari della NATO al di là del Circolo Polare e ha, infine, condiviso la visione di Mosca sulle prospettive di sviluppo della Rotta del Mare del Nord.
- Ci saprebbe dare una Sua stima dell’operato ad oggi della presidenza del Consiglio artico? Quali sono le principali difficoltà e sfide da affrontare?
- La presidenza biennale russa del Consiglio Artico, iniziata nel mese di maggio 2021, sta proseguendo bene in conformità agli obiettivi fissati dal presidente russo e sanciti nei relativi documenti, compresa la strategia per lo sviluppo della zona artica della Federazione Russa. Non da ultimo perseguiamo l’obiettivo di garantire la sicurezza nazionale fino al 2035.
La priorità trasversale della presidenza russa nel Consiglio artico è assicurare lo sviluppo sostenibile dell'Artico, il che implica il rafforzamento della leadership collettiva degli Stati membri del Consiglio nella gestione della regione polare con una combinazione equilibrata di elementi di natura sociale, economica e ambientale. Questa priorità è sancita nella dichiarazione e nel piano strategico adottato alla riunione ministeriale del Consiglio artico tenutasi a Reykjavik nel maggio 2021. Questo piano è il primo documento che, nel tentativo di delineare una pianificazione futura, definisce le principali aree di cooperazione nella regione artica fino al 2030. Tutti i partner del Consiglio sostengono la linea della presidenza russa. Non abbiamo registrato alcun problema nell’attuazione del piano né alcun tentativo da parte di altri Stati membri del Consiglio artico di ostacolare il lavoro della presidenza.
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La riunione del Comitato degli alti funzionari del Consiglio artico si è tenuta con successo nel giugno 2021 a Mosca e dal 30 novembre al 2 dicembre 2021 a Salekhard si sono tenute una riunione del Consiglio e una sessione plenaria che ha visto la partecipazione di oltre 80 rappresentanti degli Stati membri membri del Consiglio artico, dei membri permanenti (i rappresentanti dei popoli indigeni del Nord) e i Paesi osservatori. La prossima riunione si terrà ad Arkhangelsk nel mese di maggio di quest’anno.
- Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov si è espresso in favore della ripresa dello svolgimento di incontri politici con i player del Nord. Questa proposta è stata oggetto di discussione con i Paesi vicini?
- La Russia supporta da sempre lo sviluppo di una cooperazione costruttiva alle latitudini settentrionali con tutti i partner interessati in vari formati e a tutti i livelli. In particolare, sosteniamo l'idea che durante la presidenza 2017-2019 del Consiglio artico il presidente finlandese Sauli Niinistö ha avanzato in merito alla necessità di svolgere un vertice dei Paesi dell’Artico.
Crediamo che un tale momento di incontro potrebbe diventare un evento significativo nella definizione di obiettivi strategici a lungo termine per lo sviluppo della regione artica. Inoltre, siamo favorevoli a riprendere la pratica, attestata sino al 2014, di svolgere riunioni annuali tra i capi di stato maggiore delle forze armate degli Stati membri del Consiglio artico. Riteniamo che questo formato rappresenti un meccanismo efficace per costruire relazioni di fiducia e sicurezza nell'Artico. Purtroppo, gli Stati Uniti e alcuni altri partner occidentali non sono ancora pronti ad attuare queste e una serie di altre iniziative, a nostro avviso, molto utili nella regione. Motivano la loro posizione adducendo lo stato insoddisfacente in cui versano le relazioni tra la Russia e l'Occidente.
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- Gli Stati Uniti e la NATO stanno pianificando per l’inizio di marzo di quest’anno di svolgere la più grande esercitazione NATO, Cold Response, proprio al di là del Circolo Polare Artico. Queste attività saranno una minaccia per la Russia e i suoi interessi nell'Artico?
- Partiamo dal presupposto che non ci sono problemi nella regione che richiedano una soluzione militare. La Russia ha ripetutamente espresso preoccupazione per i tentativi di includere la regione artica nella pianificazione e responsabilità militare della NATO e di trasformare la regione in un teatro di azione militare per l'alleanza. In assenza di un dialogo militare multilaterale nell'Artico, un'esercitazione della NATO di questa portata aumenterebbe le tensioni, i rischi di possibili errori di calcolo e di errata interpretazione delle intenzioni, di incidenti e di un'escalation involontaria. La conseguenza è un indebolimento della sicurezza regionale, un aumento dei conflitti e un restringimento dell'agenda comune: infatti, verrebbe meno la necessaria atmosfera di fiducia e cooperazione.
Vorrei ricordare l'impegno che tutti gli stati artici hanno sancito nella Dichiarazione ministeriale del Consiglio artico, siglata a Reykjavik il 20 maggio 2021, di preservare la regione come area pacifica, stabile e oggetto di una cooperazione costruttiva.
- Durante il governo Biden sono intercorsi contatti diretti tra i Ministeri degli Esteri russo e statunitense in merito alla questione artica? Tra i due Paesi permangono aree di contatto, considerate le costanti minacce di sanzioni da parte di Washington e l'aumento dell'attività degli Stati Uniti e della NATO nella regione artica?
- La questione artica è regolarmente oggetto di discussione nel quadro del dialogo politico USA-Russia sia a livello presidenziale sia ministeriale. Attenzione viene riservata anche alla questione ambientale. L'interazione fattuale, nel complesso costruttiva, tra la Russia e gli Stati Uniti su questi temi si sta sviluppando proprio nel quadro del Consiglio Artico. Va ricordato, tuttavia, che il Consiglio non si occupa di questioni di sicurezza militare.
- Nell’ambito della strategia artica dell'UE, tra le altre cose, figura la richiesta di Bruxelles di vietare totalmente l’estrazione di carbone, petrolio e gas nella regione artica e si criticano le attività russe volte al rafforzamento delle infrastrutture di sicurezza nella regione artica. Il Consiglio Artico prenderà in considerazione un eventuale divieto o restrizione sull’estrazione di idrocarburi?
- Si richiama l'attenzione sulla diramazione ad opera della Commissione europea in data 13 ottobre 2021 di una bozza di strategia artica aggiornata nella quale l’ente comunitario si dichiara intenzionato a introdurre una moratoria sull'estrazione di petrolio, gas naturale e carbone nell'Artico. Il documento prevede altresì la collaborazione con propri partner sul vincolo giuridico plurilaterale consistente nell’interruzione delle ulteriori attività di sfruttamento dei giacimenti artici e nel divieto di acquisto di idrocarburi ivi estratti, qualora commercializzati.
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La Russia è il più grande stato artico e, come gli altri stati con un tratto costiero su questa regione, ha a cuore il futuro dell’Artico. Non siamo meno preoccupati dell'UE, la quale non è nemmeno un osservatore nel Consiglio Artico, per il futuro dell'Artico, i cambiamenti climatici che vi si verificano e le loro conseguenze. Stiamo guardando allo sviluppo sostenibile dell'Artico con un approccio olistico, non solo nella sua dimensione ambientale, ma anche in quella sociale ed economica. Ovviamente i piani dell'UE menzionati sopra rappresentano un rischio per il lavoro degli operatori economici russi nella regione e per lo sviluppo di un flusso merci sostenibile per il mantenimento della Rotta del Mare del Nord.
Allo stesso tempo, l'Artico non è solo parte integrante e integrata dell'economia del nostro Paese, ma anche una componente importante delle catene di approvvigionamento e delle industrie globali. Anche il ruolo della regione nel contesto della transizione energetica globale è importante. In questo caso, stiamo parlando della fornitura di metalli, terre rare, GNL e gas naturale, assai necessari per la produzione di carburanti "verdi" (idrogeno, ammoniaca, metanolo), così come soluzioni di trasporto efficaci per la logistica marittima che contribuiranno a decarbonizzare gli ecosistemi vulnerabili e a conseguire gli obiettivi dell'Accordo di Parigi del 2015.
Ovviamente i tentativi di affrontare le sfide climatiche globali limitando artificialmente l'attività economica nell'Artico non reggono le critiche, anche in virtù dell'attuazione dei principi ESG. In materia di eventuali divieti, si deve comprendere che le conseguenze di tali decisioni colpiranno principalmente alcune fasce di consumatori, in questo caso quelli europei. Si registrerà anche un impatto negativo sulla popolazione dell'Artico, compresi i suoi popoli indigeni per i quali un'attività economica sostenibile è un prerequisito fondamentale per migliorare i propri mezzi di sussistenza. L'abbandono delle risorse di petrolio e gas presenti nell'Artico (invece di collaborare per sviluppare una serie di misure volte a ridurre le emissioni di gas serra attraverso l'adozione delle migliori tecnologie disponibili) rischia di minare la sostenibilità del mercato energetico globale. Siamo quindi allarmati dai tentativi assertivi dell'UE di affermare le proprie ambizioni politiche nella regione artica, di estendervi la propria influenza e di indebolire le prospettive di sviluppo sostenibile.
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Le proposte per introdurre un divieto di estrazione di idrocarburi nell'Artico non sono state prese in considerazione dal Consiglio Artico e non sono previste. Vorrei notare che il piano strategico del Consiglio fino al 2030, adottato nel maggio 2021, prevede che uno degli obiettivi prioritari di queste attività sia garantire lo sviluppo economico sostenibile delle regioni polari. Per raggiungerlo, si prevede di incrementare gli investimenti, promuovere l'attività economica con il coinvolgimento attivo della popolazione locale, compresi i rappresentanti delle popolazioni indigene del Nord.
- Come hanno reagito i Paesi della regione alla propria della Russia di avviare un progetto volto a contrastare gli eventuali virus che potrebbero comparire in esito allo scioglimento del permafrost?
- Nel quadro del Gruppo di lavoro del Consiglio artico sullo sviluppo sostenibile, tutti i partecipanti al Consiglio hanno approvato il progetto avanzato dalla Russia sulla bio-sicurezza nell'Artico. Il progetto prevede lo sviluppo congiunto di un sistema atto a valutare, prevedere, monitorare e comunicare i rischi associati al trasporto transfrontaliero incontrollato di infezioni pericolose e inquinanti tossici nella regione artica.
Un altro progetto proposto dalla Russia nell'ambito del Gruppo di lavoro del Consiglio artico sullo sviluppo sostenibile consiste nella creazione dell'infrastruttura per la stazione di ricerca decarbonizzata Snezhinka International Arctic nell'Okrug autonomo Yamal-Nenets e nell'Oblast di Murmansk. Nell’ambito di questo progetto, è stata lanciata nel giugno 2021 la prima fase di progettazione e di ricerca.
È emerso che la Corea del Sud aveva intenzione di partecipare al progetto Snezhinka. La strategia della Corea nell'Artico, adottata nel dicembre 2021, prevede il coinvolgimento di Seul nella realizzazione del progetto Snezhinka. I parametri specifici della cooperazione sono attualmente in fase di discussione all’interno del Gruppo di lavoro settoriale del Consiglio artico. Anche la Cina ha espresso la sua disponibilità a collaborare a questo progetto. Accogliamo con favore la dichiarata disponibilità di Pechino a partecipare alla sua attuazione e siamo pronti a discutere con i partner cinesi possibili parametri di cooperazione fattuale in vari formati.
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- L'India ha dichiarato di essere interessata a cooperare con la Russia sulla Rotta del Mare del Nord. Quanto potrebbe essere promettente questa cooperazione? Anche il Giappone ha espresso un interesse. Chi, oltre a questi Paesi, è interessato alla cooperazione sulla Rotta del Mare del Nord?
- Partiamo dal fatto che la Rotta è una delle arterie di trasporto più promettenti al mondo la quale può soddisfare le crescenti esigenze di fornitura di beni e servizi, compresi quelli tra Europa e Asia. Accogliamo con favore l'interesse dell'India, del Giappone, della Cina così come della Repubblica di Corea, di Singapore e di un certo numero di altri nostri partner nella regione Asia-Pacifico ad utilizzare la Rotta per perseguire i loro interessi principalmente economici.
La Russia in qualità di stato costiero è responsabile del funzionamento della Rotta e farà tutto il necessario per garantire la sicurezza della navigazione e la massima cura del fragile ecosistema artico. Voglio sottolineare che il volume del traffico merci sulla Rotta è in costante crescita. Nel 2021 ha superato i 34,8 milioni di tonnellate (nel 2020 i 32,9 milioni di tonnellate) ed entro il 2024 è previsto un aumento che toccherà gli 80 milioni di tonnellate. Nel 2021 l’ente preposto ad amministrare la Rotta ha rilasciato 1.229 permessi alla navigazione nelle proprie acque. Solo 35 richieste (per lo più russe) sono state negate.
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