Diritti LGBT con benefici, ma il “prezzo” da pagare per essere etero al giorno d'oggi è alto

© Thierry ROGELa bandiera arcobaleno a Strasburgo, sulla facciata del quartier generale del Parlamento Europeo
La bandiera arcobaleno a Strasburgo, sulla facciata del quartier generale del Parlamento Europeo - Sputnik Italia, 1920, 18.02.2022
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In Svizzera è in vigore una legge molto simile alla cosiddetta “Legge Zan”, che in Italia, fortunatamente, non è stata approvata.
Nelle intenzioni dei proponenti si tratterebbe, tra l’altro, di garantire il diritto di ognuno a decidere quale sia il proprio sesso, indipendentemente dagli attributi sessuali presenti sul suo corpo. In altre parole: per ognuno, secondo la legge svizzera e la Zan (se fosse stata approvata) è sufficiente dichiararsi maschio o femmina, o nessuno dei due, per ottenerne il riconoscimento ufficiale.
Prendendo alla lettera la legge in vigore, un cittadino svizzero, fino a quel momento riconosciuto come appartenente al sesso maschile, si è presentato nell’ufficio comunale di competenza e ha dichiarato di “sentirsi” donna. Ha chiesto, di conseguenza, che siano modificati, in tale direzione, tutti i documenti ufficiali che lo riguardano. Dopo un colloquio di soli dieci minuti con l’ufficiale di stato civile, ha ottenuto quanto richiesto e da “Herr” Helmut è diventato “Frau” Hannelise (i nomi sono di fantasia). Per rispetto della privacy, a chi lo interrogava era proibito chiedere se si fosse sottoposto a un’operazione chirurgica per il cambio di sesso oppure se avesse intenzione di farlo in futuro: la semplice dichiarazione dell’interessato sul suo appartenere a un sesso o a un altro doveva e "deve" bastare.
Pochi giorni dopo, confidandosi con i parenti, l’ex-signor Helmut, ormai vicino all’età della pensione, ha confessato che l’unico scopo della decisione assunta consisteva nel fatto che, secondo le normative svizzere, le donne possono cominciare a godere del trattamento pensionistico a 64 anni, mentre per gli uomini il diritto scatta a 65. Diventando “donna”, poteva così anticipare di dodici mesi il percepimento di quanto dovutogli.
Il mondo anglosassone, si sa, in molte cose si ritiene “più avanti” di noi poveri europei e la dimostrazione diventa evidente dalla loro introduzione nell’uso quotidiano della punibilità del reato di “sexual harassment”. Il principio prevede anche che un qualunque complimento non esplicitamente richiesto, se rivolto a persona dell’altro sesso (ma distinguono ancora i sessi? Che retrogradi!), è proibito, poiché ogni parola elogiativa può subdolamente sottendere una richiesta di favori sessuali. In Europa, però, c’è qualche paese che è perfino molto più “progressista” degli anglosassoni. Parlo della Svezia, dove si stanno facendo enormi passi in avanti verso una fantastica modernità: al confronto, perfino gli svizzeri sembrano arretrati. Nella lingua svedese, in uso fino a pochi anni orsono esistevano due termini diversi per parlare di uomo o donna. Più precisamente, quando si parlava di un uomo declinando la terza persona si usava il termine Han (egli - lui), nel caso di donna la parola era Hon (ella - lei). I progressisti svedesi, e specificamente i giornalisti “di sinistra”, non usano più quest’antiquata distinzione e hanno coniato un terzo pronome: Hen (?). Purtroppo, anche nel progredito mondo svedese esiste qualche retrogrado che non ha capito lo spirito dei tempi. Un professore di media superiore si è, infatti, rifiutato di chiamare con l’appellativo di Hen una ragazza che invece lo pretendeva. Dopo la denuncia avanzata alle autorità scolastiche, quel professore di chiara mentalità vetusta è stato licenziato dal suo posto di lavoro e la scuola, che probabilmente si rivarrà su d lui, pagherà alla famiglia della ragazza una cifra che si aggira attorno ai 15.000 euro.
Presepe a Lipari - Sputnik Italia, 1920, 07.12.2021
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Un amico svedese, probabilmente antiquato come il sottoscritto, mi ha detto di auspicare che il fatto possa far nascere un qualche dibattito nella società svedese, ma, personalmente, dispera che accadrà.
È incredibile doverlo ammettere, ma casi come quelli appena citati sono sempre più numerosi nelle nostre società “evolute” e, a questo punto, è stato un miracolo che il Parlamento italiano abbia avuto il coraggio di non approvare una legge come la Zan. E lo ha fatto nonostante tutto il can-can che i media “progressisti” e qualche personaggio pubblico desideroso di mostrarsi “al passo con i tempi” hanno inscenato.
Nessuna persona di buon senso discute che omosessuali, transessuali e i (rari) ermafroditi siano cittadini degni di rispetto come tutti gli altri e che le discriminazioni vadano perseguite. Tuttavia, una cosa è riconoscere il diritto di ciascuno di amare chi preferisce e come vuole, un’altra è negare che in natura esistano il sesso maschile e quello femminile. Pensare, e addirittura cercare, di imporre a tutti che tale distinzione non debba esistere è semplicemente ridicolo.
L’opinione dell’autore potrebbe non riflettere la posizione della redazione
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