Mani pulite trent'anni dopo: luci e ombre di un'inchiesta che cambiò l'Italia

© Foto : Di Filippo Caranti aka TerrasqueAntonio Di Pietro
Antonio Di Pietro - Sputnik Italia, 1920, 17.02.2022
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Il 17 febbraio del 1992 iniziava con l'arresto di Mario Chiesa a Milano l'inchiesta che spazzò via la prima Repubblica.
Oltre 25mila avvisi di garanzia, 4.525 arresti, 1.300 condanne. Sono i numeri dell’inchiesta di Mani Pulite. Uno scandalo che segnò il passaggio dalla prima alla seconda Repubblica e che a distanza di trent’anni dall’arresto dell’esponente del Psi milanese, Mario Chiesa, viene ricordato tra luci ed ombre.
L’indagine prese il via dall’arresto del presidente del Pio Albergo Trivulzio per aver incassato una tangente di 7 milioni per un appalto. Da lì iniziò una lunga serie di arresti di esponenti di quasi tutti gli schieramenti politici, accusati di corruzione, concussione, associazione a delinquere e violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. Nel dicembre dello stesso anno il leader del Partito Socialista Italiano, Bettino Craxi, ricevette il primo avviso di garanzia che lo portò alle dimissioni nel febbraio dell’anno successivo.
Il pool di magistrati milanesi, tra cui Francesco Saverio Borrelli, Antonio Di Pietro e Piercamillo Davigo, fecero emergere un sistema di corruzione diffusa nella gestione della cosa pubblica. Gli indagati furono più di 5mila solo a Milano, mentre quelli effettivamente condannati soltanto 1.200. Molte delle condanne risultarono alla fine di lieve entità, a dispetto dell'eco mediatica che ebbero. Senza contare i suicidi di imputati e persone coinvolte nei vari filoni dell’inchiesta, circa 41. Il vecchio sistema partitico fu spazzato via. Soltanto il Pci sopravvisse, dopo essersi trasformato in Pds.
"Il Paese era malato di corruzione endemica, abbiamo fatto quello che fa un qualsiasi medico radiologo quando vai a fare i raggi per vedere se hai una malattia”, ricorda oggi Antonio Di Pietro. "Ci volevano fermare. Si sono messi in azione appena hanno capito che stavamo per arrivare ai piani alti del potere. Da allora a oggi l'unica cosa che è cambiata è che adesso c'è desolazione da parte dell'opinione pubblica”, ripercorre l’ex magistrato.
“Invece - aggiunge - da quell'inchiesta è nato un grande vuoto e sono comparsi personaggi rimasti sulla scena politica più per se stessi che per altro". "Sono passati 30 anni – conclude Di Pietro - ma mi pare che aprendo il giornale ogni mattina sia tutto uguale a prima".
Per altri, invece, quell’inchiesta degenerò in un’azione politica vera e propria, volta a “defenestrare una sola parte dei partiti che costituivano il panorama politico italiano”. “Da un'esigenza reale, che c'era ma che si doveva esaminare e affrontare con un altro spirito, si è scelto un giustizialismo che non ha fatto bene all'Italia”, dice Paolo Berlusconi, fratello dell’ex premier Silvio, in un’intervista all’Adnkronos.
Oggi secondo l’imprenditore “si riesce a intravedere meglio la realtà dei fatti”. E cioè che dalle indagini scaturì una vera e propria guerra ai partiti di centrodestra. “Da un lato, quindi, è stata un'occasione persa, e dall'altro ha dato il via a un'azione politica che ha stravolto l'ordinamento italiano”, ricorda Berlusconi.
Fu proprio da Tangentopoli, secondo il fratello del leader di Forza Italia, che nacque lo strapotere dei magistrati, descritto da Palamara nel best seller scritto a quattro mani con il direttore di Libero, Alessandro Sallusti. La conclusione, quindi, è che i “danni” furono superiori ai benefici.
Non c’è nulla da festeggiare neppure per Bobo Craxi, figlio di uno dei protagonisti di quegli anni. “Mani Pulite – dice alla stessa agenzia di stampa - fu una ‘guerra sporca’ e gli esiti per il nostro Paese li giudichino i cittadini”.
“Scomparvero cinque partiti democratici, - sottolinea Craxi - cosa che non è mai avvenuta in nessuna democrazia occidentale”. “Tecnicamente – accusa - fu un colpo di Stato".
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