Crisi ucraina: Di Maio da Lavrov, anche l’Italia scende in campo

© Foto : Ufficio stampa del Ministero degli Esteri russo / Vai alla galleria fotograficaIncontro a Mosca del Ministro Luigi Di Maio con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov
Incontro a Mosca del Ministro Luigi Di Maio con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov - Sputnik Italia, 1920, 17.02.2022
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Approfondimento
Il ministro degli esteri italiano Di Maio ha ribadito durante il bilaterale con il suo omologo russo Lavrov che l’Italia lavora per una soluzione diplomatica della crisi ai confini fra Russia e Ucraina. La visita di Di Maio, che anticipa il prossimo viaggio a Mosca del premier Draghi, conferma i saldi rapporti italo-russi.
L’Italia scende in campo e lavora per evitare nuove sanzioni, è quanto emerge dall’incontro a Mosca sulla crisi ucraina fra il capo della Farnesina e il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov. “Il dialogo con la Russia è imprescindibile”, ha dichiarato Luigi Di Maio al termine del bilaterale con il suo omologo.
È attesa prossimamente al Cremlino la visita ufficiale del premier Mario Draghi su invito del presidente Putin. Quale potrebbe essere il ruolo dell’Italia nella tensione fra Stati Uniti e Russia nel contesto ucraino? Qual è il peso della diplomazia nelle crisi internazionali?
“La diplomazia può avere un ruolo importante, soprattutto quando è una diplomazia europea. Gli europei infatti farebbero bene a rendersi conto che in ogni caso questa tensione si sfoga sull’Europa e non sugli Stati Uniti” ha sottolineato in un’intervista a Sputnik Italia Fulvio Scaglione, giornalista esperto di questioni internazionali e Medioriente.
-Di Maio ha dichiarato a Lavrov che l’Italia è disponibile per una soluzione diplomatica la quale eviti sanzioni. Fulvio Scaglione, come si pone il governo italiano? La visita di Di Maio ricorda l’importanza degli interessi economici fra Italia e Russia?
-Indubbiamente la questione degli interessi economici non è secondaria. In questi mesi di tensione il tema sembra essere scivolato sotto al tappeto, in realtà è una questione fondamentale. Si tende a pensar male degli interessi economici, ma paradossalmente in questo momento potrebbero essere un elemento di distensione se non di pacificazione.
Basti pensare che il commercio fra Italia e Russia nel 2021 è cresciuto del 9%, è persino cresciuto il commercio fra Russia e Ucraina del 23% nello stesso anno. Parliamo di realtà storiche, perché il commercio è anche il collegamento fra popoli che non possono essere ignorati.
L’esito più importante secondo me della visita del ministro Di Maio è la disponibilità del governo italiano nella persona del suo primo ministro Draghi a impegnarsi in qualche modo per una mediazione, anche se non è facile in questi giorni usare i termini corretti sulla Russia e sull’Ucraina. Anche il governo italiano comunque ha deciso di scendere in campo, di impegnarsi in prima persona. Più parti lavorano al dialogo meglio è.
-Di Maio ha anche annunciato la prossima visita del premier Draghi a Mosca. Che ruolo potrebbe avere l’Italia nel contesto di questa crisi?
-L’Italia innanzitutto ha un’amicizia storica con la Russia. Noi siamo stati degli antesignani addirittura ai tempi dell’Unione Sovietica, quando costruimmo la fabbrica di automobili a Togliatti.
Abbiamo una lunga esperienza di contatti con la Russia nelle sue diverse declinazioni storiche, in questo momento preciso abbiamo anche un altro vantaggio: abbiamo alla guida del Paese un personaggio come Mario Draghi, che è molto ascoltato anche in Unione Europea. In questo momento è un aspetto da tenere in particolare conto al di là della dimensione bilaterale Italia-Russia, perché l’Unione Europea finora ha proceduto in questa vicenda in maniera scoordinata. Abbiamo visto muoversi i leader, ma non le autorità di Bruxelles. Lo stimolo di Mario Draghi può servire a far scendere in campo in maniera decisa anche l’Unione Europea, perché questa tensione, speriamo di non dover parlare di conflitto, si manifesta in Europa. Gli Stati Uniti, ricordiamocelo, sono al riparo da ogni tipo di conseguenza pratica.
-Lavrov ha spiegato nel bilaterale con Di Maio che “l’escalation è solo nella mente dei politici e dei media occidentali, non in Russia”. Che cosa ne pensa del tono utilizzato dai media occidentali e italiani?
-Questo fenomeno ha origine negli Stati Uniti e nel Regno Unito, i Paesi più vicini fra loro e più decisi nell’essere aggressivi nei confronti della Russia. È una strategia precisa assolutamente vincente dal loro punto di vista. Innanzitutto loro lanciano questi allarmi e in qualche modo demonizzano l’avversario. Se “l’invasione” dovesse esserci loro direbbero che l’avevano già previsto, nel caso non si verificasse il conflitto potranno dire che è stato grazie al loro allarme. Gli Stati Uniti sono il Paese leader dell’occidente, è una strategia che quindi si riversa negli altri Paesi, compresa l’Italia e i suoi media.
Va anche detto che la serie di esercitazioni militari russe per mare, cielo e terra vicino ai confini con l’Ucraina hanno messo sull’Ucraina e sull’opinione pubblica internazionale una pressione notevole, che peraltro credo sia lo scopo di Mosca. Oggi il Ministero degli Esteri russo ha pubblicato la risposta alle proposte americane in materia di garanzie di sicurezza: si tratta di una risposta molto dura che segnala l’assoluta indisponibilità della Russia a cedere su alcuni principi che sta affermando in questi mesi.
Incontro a Mosca del Ministro Luigi Di Maio con il Ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov - Sputnik Italia, 1920, 17.02.2022
Lavrov e Di Maio hanno discusso delle proposte di sicurezza e della situazione nell'Euro-Atlantico
-Torniamo all’incontro Di Maio-Lavrov. Quanto è importante la diplomazia e qual è il peso di questi incontri nelle crisi?
-Il famosissimo ministro degli Esteri sovietico Gromyko era solito dire “è meglio trattare cent’anni che sparare un giorno”. Questo ci dice che finché i leader si parlano possiamo ancora nutrire delle speranze. Al di là del fatto che l’Ucraina è coinvolta come Paese su cui si riversa tutta la tensione, oltre ad essere coinvolta dal 2014 nella guerra, lo scontro di cui parliamo fondamentalmente è tra la Russia e gli Stati Uniti. Gli altri leader, come ad esempio i politici dei Paesi europei da Macron a Draghi, hanno una funzione molto importante: non è tanto quella di risolvere il problema fra la Russia e gli Stati Uniti, ma piuttosto quella di convincere le parti a trovare una soluzione che non necessariamente passi per lo scontro.
La diplomazia può avere un ruolo importante, soprattutto quando è una diplomazia europea. Gli europei infatti farebbero bene a rendersi conto che in ogni caso questa tensione si sfoga sull’Europa e non sugli Stati Uniti. Nonostante la minaccia di sanzioni la tensione non si sfogherà neanche sulla Russia, ma sull’Europa. L’Europa farebbe bene a prenderne coscienza e a cercare di fare qualcosa di concreto per evitarlo.
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