La tragedia Covid fa risparmiare 1,1 miliardi all’Inps

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INPS - Sputnik Italia, 1920, 16.02.2022
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Il sistema è sostenibile, secondo il rapporto presentato, ma bisogna evitare di abbassare l’età pensionabile. Il governo propone ai sindacati di anticipare la pensione, ma con il metodo contributivo, perdendo il 3%.
La gran parte della mortalità legata alla pandemia nel 2020 ha riguardato persone per la quasi totalità pensionate e questa fattispecie ha fatto risparmiare ai conti dell’Inps 1,1 miliardi di spesa.
Secondo il nono Rapporto di Itinerari previdenziali, presentato al Senato, fino al 2029 si avrà di conseguenza una spesa minore per 11,9 miliardi.
"Il 96,3% dell'eccesso di mortalità registrato nel 2020 ha riguardato persone con età uguale o superiore a 65 anni, per la quasi totalità pensionate".
Inoltre, ha rivelato lo studio, con le adesioni a Quota 100 minori del previsto, l'ampio ricorso agli ammortizzatori sociali speciali durante la pandemia e la recente ripresa dell'occupazione, il rapporto spesa pensionistica/PIL dovrebbe ridursi dal 14,27% del 2020 al 13,19% del 2021, migliorando fino al 12,32% (valore in linea alla media Eurostat) nel 2024.

“A oggi il sistema è sostenibile e lo sarà anche tra 15 anni, nel 2035, quando le ultime frange dei baby boomer nati dal Dopoguerra al 1980 si saranno pensionate”, assicura Alberto Brambilla, responsabile del rapporto.

Non ridurre ancora l’età pensionabile

Per mantenere un sistema sostenibile, però, “sarà indispensabile intervenire su 4 ambiti fondamentali”, secondo Brambilla.
Prima di tutto, l’età di pensionamento, attualmente tra le più basse d’Europa (62 anni l’età effettiva in Italia, contro i 65 della media europea), non può essere ulteriormente ridotta.

Bisogna lavorare sull’invecchiamento attivo dei lavoratori, “attraverso misure volte a favorire un’adeguata permanenza sul lavoro delle fasce più senior della popolazione”.

Investire sulla prevenzione, “intesa come capacità di progettare una vecchiaia in buona salute”, e operare sulle “politiche attive del lavoro, da realizzare di pari passo con un’intensificazione della formazione professionale, anche on the job”.

Tra gli errori del passato da non ripetere c'è sicuramente l'anticipo eccessivo della pensione: sono 476.283 gli assegni previdenziali pagati dall’Inps da 40 anni o più a persone andate in pensione nel lontano 1980 o ancora prima.

Il record di durata delle pensioni più remote ancora oggi vigenti è in media di quasi 46 anni nel settore privato e di 44 per il pubblico: prestazioni corrette sotto il profilo attuariale non dovrebbero superare i 20/25 anni, sottolinea il Rapporto di Itinerari Previdenziali.

La proposta del governo per più flessibilità

Intanto, sindacato ed esecutivo si confrontano sulla riforma delle pensioni, per intervenire prima che torni in vigore la legge Fornero, dal primo gennaio 2023, che prevede l’uscita a 67 anni.
Il governo ha proposto di andare in pensione prima dei 67 anni, ma ricalcolando tutto l'assegno col metodo contributivo per evitare impatti sui conti pubblici.
Una mediazione potrebbe essere l’uscita a 64 anni con almeno 20 anni di contributi e una penalizzazione del 3% al massimo per ogni anno di anticipo. Purché la pensione spettante non sia troppo bassa.
Il premier Mario Draghi si è impegnato a inserire il nuovo assetto nel prossimo Def di marzo, il Documento di economia e finanza.
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