Francia, la destra a pezzi

Eric Zemmour
Eric Zemmour - Sputnik Italia, 1920, 16.02.2022
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Nonostante il consenso di quasi il cinquanta per cento degli elettori la destra francese - divisa tra Marine Le Pen, Eric Zemmour e Valérie Pécresse - rischia alle presidenziali del prossimo aprile di regalare la vittoria al presidente Macron.
La nuova sconfitta rischia di segnare anche la fine della carriera politica della leader del Rassemblement National abbandonata in queste ultime settimane dalla nipote Marion e da altri esponenti di punta del partito.
In tre non ne fanno uno. E’ il problema di una destra francese che, nonostante la crisi nera della sinistra e l’assai diffusa allergia nei confronti di Emmanuel Macron rischia, ancora una volta, di restare al palo. Nonostante i sondaggi offrano l’idea di una paese pronto a svoltare a destra la realtà appare assai più avara. Anche da quelle parti, come in Italia, il principale problema resta la divisione dei potenziali leader. Per capirlo basta osservare quanto succede a meno di due mesi dal primo turno delle presidenziali del 10 aprile.
Marine Le Pen nonostante l’affannoso tentativo di conquistare la destra moderata e gollista dribblando quella “demonizzazione” che le ha sempre impedito il grande balzo verso l’Eliseo, continua a perdere pezzi e voti.
A rubarglieli è il candidato più controverso e impresentabile della campagna elettorale, quell’Eric Zemmour pronto a infrangere qualsiasi barriera del politicamente corretto, sfidando non solo le consuete accuse di islamofobia e razzismo, ma persino quella di discriminare gli handicappati dopo la proposta di segregarli in istituti separate.
Il tutto mentre Valérie Pécresse, candidata con un passato da ministro dell’educazione e del bilancio con Sarkozy, finisce con il dissipare legittimità e credibilità nel tentativo di sottrarre voti e consensi a Zemmour.
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L’aspetto più sensazionale delle ultime settimane è proprio il suicidio elettorale di una candidata considerata perfetta per arrivare al ballottaggio e sommare ai voti di gollisti, cattolici e destra moderata quelli più radicali conquistati al primo turno da Marine Le Pen e Zemmour.
Il suicidio della Pécresse va in scena domenica 13 febbraio durante il comizio al palazzetto Zenith di Parigi studiato e preparato apposta per lanciarla come favorita nella corsa all’Eliseo.
Un appuntamento trasformatosi in un flop colossale sia per l’evidente difficoltà della candidata nel catturare la scena e l’attenzione del pubblico, sia per il ricorso ad una serie di parole d’ordine talmente sbilanciate a destra da rischiare di trasformarla nella controfigura di Zemmour. Impacciata, lenta e priva di ritmo l’esponente repubblicana ha dato l’impressione di recitare a soggetto e di non credere a quanto lei stessa prometteva.
Ma far sussultare il pubblico più moderato, facendole piovere addosso le accuse che la sinistra riserva solitamente a Marie Le Pen e Zemmour, sono state due uscite rubate al repertorio dell’estrema destra.
Presentandosi come una “donna d’ordine” pronta a tutto “perchè la Francia torni ordinata” Valery ha dato l’impressione di rivangare il più trito arsenale della destra reazionaria rilanciando parole d’ordine relegate nell’archivio storico persino da Marine Le Pen.
Ed il peggio è arrivato quando è riuscita a citare il “grand remplacement ” la teoria cara all’estrema destra francese e al candidato Zemmour da cui la Marine Le Pen ultima versione si guarda bene dal tenere le distanze.
Secondo la teoria, formulata nel 2011 nel libro “Le Grand Remplacement” dello scrittore Renaud Camus, le politiche dei confini aperti e dell’accoglienza indiscriminata sarebbero parte di un complotto rivolto a sostituire le popolazioni bianche e cristiane di Francia ed Europa con quelle arabe, africane e musulmane.
Una teoria difesa e rivendicata dal fanatico responsabile, nel 2019, della strage costata la vita a 51 musulmani nella cittadina neozelandese di Christschurch. E così dopo aver tentato di sorpassarlo a destra la Pecresse si è ritrovata superata nei sondaggi da un Zemmour salito, secondo un rilevamento Harris Interactive al 14,5 per cento.
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Vera rivelazione della politica dopo un passato di giornalista e polemista questo 63enne intellettuale figlio di una famiglia di ebrei berberi fuggiti dall’Algeria è la vera rivelazione nel panorama della destra francese. Polemista violento capace di dissacrare i sepolti imbiancati della sinistra e i tabù del “politicamente corretto” sta conquistando non solo il pubblico della destra più radicale, deluso dalla Le Pen, ma anche quello, ben più ampio, dell’elettorato francese transitato nei territori dell’astensionismo e dell’antipolitica. Mescolando l’amore per la Francia con la rivendicata identità ebraica e le radici da“pieds noires” (i francesi fuggiti dall’ Algeria dopo l’indipendenza del 1962) Zemmour da voce a coloro che vedono nella sinistra e nella sua egemonia culturale la principale causa della decadenza dell’Occidente. Ma se Valerie piange Marine non ride. Ferma al 17 per cento, dopo i picchi del 27 per cento registrati durante le regionali del giugno 2021, la Le Pen teme l’inesorabile, consueta sconfitta al ballottaggio. E sente sul collo il fiato pesante di un Zemmour che, oltre a rubarle consensi le sottrae sostenitori e alleati non solo nel partito, ma persino nel ristretto ambito familiare.
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Il passaggio nelle fila nemiche della già poco amata nipote Marion Maréchal Le Pen è stato seguito da quello di due eurodeputati eletti nelle fila del “Rassemblement National”. Da ultima è arrivata, il 13 febbraio, la defezione del senatore Stephane Ravier convinto, stando alle sue dichiarazioni, che Zemmour sia l’unico oggi in grado di unire la destra francese e portarla alla vittoria. Una dichiarazione umiliante per la Le Pen che dopo aver inseguito per oltre un decennio quel ruolo teme ora di dover far i conti con l’ultima, definitiva sconfitta della propria carriera.
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