“Il Tap non può fare concorrenza al gas russo” - portavoce del Comitato No Tap Gianluca Maggiore

Bugie su TAP - Sputnik Italia, 1920, 15.02.2022
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Il Tap (Trans Adriatic Pipeline), che fa parte del Corridoio sud e trasporta in Europa il gas estratto dalla seconda fase di sfruttamento del giacimento Shah Deniz, nella sezione azera del Mar Caspio, è di nuovo su tutti i giornali.
Il M5S, che puntava per anni sull'eliminazione del Tap, ha fatto un passo indietro su una delle sue storiche battaglie. In proposito, nell'intervista rilasciata a Repubblica, il sottosegretario agli Esteri, Manlio Di Stefano (M5S), ha espresso parole di favore, sostenendo che “il mondo dell'energia è cambiato negli ultimi dieci anni” e spiegando che “la nostra dipendenza energetica era la stessa, ma non avevamo timori che non fosse sufficiente quello che importavamo. Oggi abbiamo un contesto che mi fa dire: fortunatamente c’è il Tap”.
Perché il M5S ha cambiato l’idea sul Tap? Questo gasdotto potrebbe davvero diventare l'alternativa al gas russo e risolvere il problema del caro bollette? Per fare il punto della situazione, Sputnik Italia ha raggiunto Gianluca Maggiore, portavoce del Comitato No Tap, che si batte contro la costruzione del gasdotto che dovrebbe portare in Italia il gas naturale proveniente dall’Azerbaijan.
- Gianluca, potrebbe brevemente ricordare i motivi del vostro No?
- Essenzialmente, noi non siamo contrari ai nuovi progetti, ma siamo contrari al sistema che produce una serie di opere inutili, alle quali, a nostro avviso, appartiene il Tap.
Questa opera è semplicemente fuori mercato, finanziata con soldi pubblici, e soprattutto ha un impatto (sia economico, sia ambientale) estremamente alto sulla vita delle persone. Ecco perché diciamo No a questa opera e a molte altre che vengono presentate con le stesse prerogative.
- Perché il M5S, che all'epoca ha definito il progetto come criminale, si è convertito da "No Tap” a “Si Tap”?
- Una premessa: il nostro movimento No Tap è sempre stato lontano dalle visioni dei partiti politici, anche se la stampa italiana ci ha spesso accostato ad un partito o all‘altro. Ma noi abbiamo sempre mantenuto la barra dritta.
No ci stupisce che ci sia stato un “voltafaccia” da parte del M5S, che dimostra in primo luogo la loro incompetenza tecnica. Perché raddoppiare il Tap significa comunque avere una spesa e delle modifiche molto rilevanti, che andrebbero nuovamente ad incidere sui costi dell'opera e sui finanziatori pubblici. Quindi, gli esponenti del M5S stanno mostrando per l'ennesima volta di non aver capito il progetto.
© Foto : Fornita da Gianluca MaggioreGianluca Maggiore, portavoce del Comitato No Tap
Gianluca Maggiore, portavoce del Comitato No Tap - Sputnik Italia, 1920, 15.02.2022
Gianluca Maggiore, portavoce del Comitato No Tap
Per fare chiarezza, vorrei aggiungere che raddoppiare il Tap significa modificare il Prt di Melendugno, che è passato per miracolo dalla normativa più stringente del rischio incidente rilevante. E adesso si va verso una situazione che richiederebbe una revisione completa in virtù di questa normativa.
- Quindi, non siete preoccupati per questo cambio di posizione di un partito che comunque fa parte del governo? C’è qualche forza politica sulla quale potete appoggiarvi in questo momento, per poter portare avanti la vostra battaglia?
- In realtà, il M5S ha cambiato rotta già nel 2018. Quando erano al governo insieme alla Lega non hanno alzato un dito su alcune modifiche molto rilevanti prodotte nel progetto. Oppure, come l'esecutivo, non si sono espressi sui finanziamenti della Banca europea degli investimenti e della Banca europea di rinascita e sviluppo. Invece, avrebbero tranquillamente potuto bloccare il Tap sulla parte finanziaria. Quindi, già 4 anni fa il M5S ha sconfessato la loro finta negazione del progetto.
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Noi riteniamo, e il tempo ci ha dato ragione, che la politica, in Italia soprattutto, è una bandiera che è molto esposta al vento e cambia facilmente visione. Devo pure ammettere che la politica italiana non rappresenta la popolazione, ma rappresenta un po’ le lobby e un po’ la volontà di altri governi che hanno interessi nell’area. Quindi, difficilmente la popolazione italiana riesce ad incidere su una politica che diventa invece la bandiera di qualche Stato che ha intenzione di utilizzare l’Italia per il passaggio del suo gas o per costruire altre opere di questo tipo.
- A Suo avviso, il raddoppio del gasdotto trans-adriatico (Tap), che approvvigiona l’Italia dall’Azerbaijan, potrebbe davvero aiutare a risolvere il problema del caro bollette che preoccupa i consumatori, diversificare e diminuire la “dipendenza” dal gas russo?
- A dir il vero, mi viene quasi da ridere quando leggo la stampa italiana. Prima di tutto, dopo la famosa riunione che c'è stata a Baku il 4 febbraio, sono usciti una serie di comunicati molto dettagliati, in cui non c'è una riga sul raddoppio del Tap, ma si parla di estensione ai nuovi mercati. Cioè, vogliono costruire un tratto del Tap che porti verso i Balcani, specialmente perché questo gas sul mercato italiano non ha nessun futuro, perché costa molto. E soprattutto perché c’è un problema abbastanza serio di concorrenza con le altre fonti.
Vorrei sottolineare che il Tap non può fare concorrenza al gas russo, perché porta veramente poco gas e i giacimenti di Shah Deniz sono giacimenti di acque profonde, difficili da sviluppare, e quindi non garantiscono né quantità, né prezzi concorrenziali. Quindi, la “concorrenza” al gas russo, di cui parlano i giornali italiani, è assolutamente inesistente. Dovrebbero leggere i comunicati ufficiali e non le veline delle società che presentato le opere.
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- I sostenitori del progetto insistono che il Gasdotto non avrà impatti sul territorio e il gas servirà come transizione dalle fonti fossili alle energie alternative. Come commenterebbe questo aspetto?
- Il Tap ha già avuto un impatto molto forte sul territorio. Noi abbiamo un processo in corso, dove il Movimento No Tap è parte civile e uno dei capi d'imputazione verso la dirigenza del gasdotto Tap per aver inquinato la falda acquifera in zona di Melendugno con sostanze pericolose, tra le quali il cromo esavalente.
In più, il gas naturale poteva servire come transizione verso fonti rinnovabili 20 anni fa. Adesso le tecnologie sono mature e il gas è stato scalzato ed è fuori mercato. E comunque l'ammodernamento delle infrastrutture richiede investimenti e i tempi d'attesa sono lunghissimi. Non abbiamo più tempo da perdere. ILe rinnovabili bussano la porta da anni oramai…
- A che punto siete con il processo? Avete chances di vincere?
- Il processo va molto a rilento, in pratica è fermo a questioni preliminari, ma noi sappiamo aspettare. Come abbiamo aspettato per verificare l’irrilevanza del Tap sul mercato.
La prossima udienza è fissata per il 6 luglio.
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