Tangentopoli 30 anni dopo, per 6 italiani su 10 nulla è cambiato dal 1992

© Foto : ShirtoUn murales contro la mafia nel luogo dove il 23 maggio 1992 venne azionato l'ordigno che fece saltare in aria l'auto su cui viaggiava il giudice Giovanni Falcone
Un murales contro la mafia nel luogo dove il 23 maggio 1992 venne azionato l'ordigno che fece saltare in aria l'auto su cui viaggiava il giudice Giovanni Falcone  - Sputnik Italia, 1920, 13.02.2022
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Pubblicati i primi risultati di un'indagine Demos-Libera sulla percezione della corruzione e delle mafie. Il 22% degli intervistati ritiene che da tangentopoli la corruzione sia aumentata.
Tangentopoli non è mai finita, sei italiani su dieci ritengono non sia cambiato nulla dal 1992.
Percepiscono mafia e corruzione come fenomeni radicati "nel senso comune", con la tendenza a considerarli come una "patologia nazionale".
Per il 22% la corruzione oggi è ancora più radicata.
E' quanto emerge dai primi dati della seconda indagine Demos-Libera sulla percezione della corruzione e delle mafie al tempo del Covid, pubblicati su l'Espresso a 30 anni da Mani Pulite.
La ricerca riguarda anche le ricadute del malaffare sul flusso delle risorse finanziarie previste dal Pnrr, il rapporto completo sarà presentato nelle prossime settimane.

Violenza mafiosa

Per il 42% degli intervistati la violenza mafiosa appare limitata rispetto al passato. L'adozione di una strategia meno sanguinaria permette alle mafie di mimetizzarsi e lavorare nell'ombra. Emerge una logica mafiosa più centrata sul collegamento con professionisti e colletti bianchi.
L'85% degli intervistati riconosce il ruolo fondamentale di colletti bianchi e professionisti nel legame con le mafie. Queste figure strategiche consentono ai clan di affacciarsi ad un'orizzonte nazionale e globale di mercati e scambi fondamentale per gli interessi delle organizzazioni.
In tale cornice la pandemia rappresenta una finestra d'opportunità. Il 67% degli intervistati ritiene che la corruzione si stia diffondendo ulteriormente e il 65% che la mafia stia aumentando il suo potere grazie al Covid-19.

Corruzione

Quasi 8 su 10 (il 78% degli intervistati) ritengono che la corruzione politica sia lo specchio della società e per questo difficile da debellare. Nelle prospettive degli italiani l'intreccio tra politica e corruzione è talmente radicato da essere dato per scontato. A pensarla così sono sei intervistati su dieci (58%).
La corruzione viene percepita come un danno per il bene comune. Per il 77% ha inciso negativamente riducendo l'efficienza della sanità pubblica nel fronteggiare il coronavirus. Solo il 16% ritiene che sia diminuita rispetto a Tangentopoli, per il 22% è ancora più diffusa, mentre il 60% pensa che non sia cambiato nulla dal 1992

Commistione tra crimine economico e mafioso

“La mafia che uccide o esercita forme di violenza diretta è, oggi, residuale: prevale quella “imprenditoriale” che fa soldi con i soldi, che usa il denaro per corrompere e aprirsi le strade, usando eventualmente la minaccia e l’intimidazione". Così il presidente di Libera, Don Luigi Ciotti, commenta i dati preliminari del rapporto.
Il rischio è che "la strategia di “basso profilo”, nell’ombra, induca a pensare che" la mafia "non esista più. Invece esiste ed è più che mai potente perché insediata nei gangli dell’economia dei monopoli e del cosiddetto libero mercato, libero ma soggetto alle regole dei più forti".
Ciotti punta il dito contro il grande problema della "connivenza tra sistema capitalistico e sistema criminale".
"La piaga è la commistione tra crimine economico e crimine mafioso - spiega - commistione resa spesso possibile dalla latitanza della politica in quanto cura e promozione del bene comune.

Pnrr sconosciuto

L'indagine di Libera riguarda anche il Pnrr per la preoccupazione che i clan possano mettere le mani sui fondi europei destinati all'Italia. Dalla ricerca è emersa una preoccupante scarsa conoscenza dei piani, che riguarda il 71% degli intervistati. Il 47% si dichiara allarmato per la possibilità di infiltrazioni mafiose e ritiene che il rischio sia particolarmente elevato. Il 40% mostra un atteggiamento rassegnato, perché ritiene il rischio analogo a tutti gli investimenti pubblici. Solo il 12% è ottimista e ritiene che il rischio criminale sia inferiore rispetto al solito.
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