Rasi, ex direttore EMA: “La terza dose perde efficacia ma il sistema immunitario è attrezzato”

© Sputnik / Vai alla galleria fotograficaVaccinazione con Sputnik Light in Russia
Vaccinazione con Sputnik Light in Russia - Sputnik Italia, 1920, 13.02.2022
Seguici suTelegram
Per il consigliere del generale Figliuolo è giusto proseguire la strategia di riapertura e per la quarta dose meglio attendere tranne che per gli immunodepressi.
Secondo Guido Rasi, ex direttore dell’Agenzia europea per i medicinali e consigliere del commissario per l’emergenza pandemica Figliuolo, anche se la terza dose di vaccino perde efficacia dopo i primi due mesi, è necessario aspettare per ipotizzare una quarta dose e continuare con la strategia di riapertura graduale, dice a Repubblica.
“Con questa variante e con questi vaccini la cosa più opportuna è aspettare e proseguire con le riaperture, purché con intelligenza. È inutile mantenere il livello di anticorpi costantemente al massimo in tutta la popolazione. Per ora il nostro sistema immunitario è sufficientemente attrezzato”.
Per Rasi con i sei milioni di contagiati dovuti alla variante Omicron, “tra guariti e vaccinati, in questo momento abbiamo una grossa quota di popolazione protetta. Non è il momento di pensare alla quarta dose per tutti”.
Inoltre, per chi è guarito la protezione dell’infezione “è più vasta, perché il sistema immunitario prende di mira alcune decine di bersagli diversi del virus. Chi è sia vaccinato che guarito ha un’ottima combinazione”.

La risposta immunitaria e la sua memoria

Rasi spiega le ragioni della necessaria attesa per la quarta dose del vaccino anti-Covid.
“Quando il sistema immunitario viene stimolato, dal virus o dal vaccino, raggiunge il livello massimo di anticorpi. In questa fase si hanno buone chance di non essere neanche infettati se si entra in contatto col virus. Quando lo stimolo svanisce, saggiamente il sistema immunitario smette di produrre anticorpi. Questo non vuol dire che torniamo al punto di partenza”.
L’ex direttore dell’Ema aggiunge che “nel frattempo si forma una memoria immunologica. È come se l’organismo conservasse lo stampo del coronavirus per essere più pronto a produrre anticorpi e linfociti T in caso di nuova infezione”.
Un discorso diverso va fatto per le persone immunocompromesse, “in quel caso è giusto valutare l’opportunità di una quarta e anche di una quinta dose od oltre, se necessario. La riflessione è in corso all’Aifa, Agenzia italiana del farmaco, che saprà dare l’indicazione migliore”.
Notizie
0
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала