L’Italia proverà ad estrarre più gas, ma per le bollette non cambierà nulla

© Sputnik . Pavel Lvov / Vai alla galleria fotograficaUn impianto di lavorazione del gas naturale in Russia
Un impianto di lavorazione del gas naturale in Russia - Sputnik Italia, 1920, 12.02.2022
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Nonostante gli impegni internazionali che l’Italia vuol assumere per lasciare gli idrocarburi nel sottosuolo al fine di ridurre le emissioni di CO2, ora è costretta a sospendere la moratoria del 2019 per tirare fuori da nuovi giacimenti il gas naturale sepolto a chilometri di profondità.
Il Ministero della transizione ecologica e della transizione energetica ha approvato il piano con i siti idonei dove effettuare prospezioni ed estrazioni di idrocarburi.
Le ipotesi sono quelle di trivellare nei fondali dell’Adriatico per far emergere il gas naturale sepolto lì sotto. Secondo alcune stime portate alla luce mesi fa da Il Sole 24 Ore, vi sarebbero fino a 90 milioni di metri cubi di gas naturale nell’Adriatico.
Tuttavia, le esigenze italiane sono ben più ampie. Il nostro paese consuma ogni anno 70 milioni di metri cubi di gas naturale, quindi, ammesso che nell’Adriatico vi siano 90 miliardi di metri cubi di gas, basterebbero per poco più di un anno.
Ovviamente è un esempio ideale, poiché è chiaro che non verrebbero estratti tutti in un solo anno.
A battersi per l’estrazione del metano italiano c’è la città di Ravenna con il sindaco Michele De Pascale, scrive Il Fatto Quotidiano. La città è in una posizione ideale per fare da hub portuale al giacimento dell’Alto Adriatico, quello considerato il più ricco di idrocarburi perché si estende dal Veneto all’Abruzzo.
Il presidente di A2A, Roberto Mazzoncini, alcuni giorni fa ha spiegato in commissione al Parlamento italiano quali effetti avrebbe l’estrazione del gas italiano sulle bollette: un effetto nullo.
Il lato positivo comunque c’è. Anzitutto aumenterà la richiesta di manodopera per la realizzazione e manutenzione di tali impianti, inoltre lo Stato incasserà delle royalty sui milioni o miliardi di metri cubi di gas naturale estratto, a beneficio delle casse statali e del contribuente.
Fondi che, alla stregua, potranno anche essere utilizzati per calmierare le bollette energetiche negli anni futuri.
Inoltre, il gas estratto fungerebbe da riserva strategica aggiuntiva in caso di carenza di importazione dall’estero.
Non bisogna infatti dimenticare che in Europa e in Asia la domanda di gas naturale è aumentata dal momento che si chiudono le centrali elettriche a carbone e si passa alle centrali termoelettriche a gas come transizione verso una produzione dell’energia meno inquinante.
Restano da valutare due fattori. Il reale costo di realizzazione di nuovi pozzi di estrazione e le tempistiche di realizzazione di questi nuovi progetti. Di solito servono alcuni anni tra sondaggi, autorizzazioni e reale messa in funzione.
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