Debito pubblico italiano in calo e Pil 2022 al +4%, per Visco ci sono "segnali incoraggianti"

CC BY-SA 2.0 / Michael Wuertenberg / World Economic Forum / Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco
Il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco - Sputnik Italia, 1920, 12.02.2022
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Il 2021 meraviglioso dell’economia italiana in recupero sul 2020, si espanderà anche nel corso del 2022 con un +4% di Pil, che c iriporterà in pareggio con quanto perduto durante l’anno dei lockdown, afferma il governatore della Banca d’Italia partecipando ad Assiom Forex.
Secondo Visco, infatti, i rischi di breve termine sono al ribasso. Questi rischi riguardano in particolare il “persistere di tensioni geopolitiche e dagli effetti che ne possono conseguire sui costi delle materie prime, in special modo dell’energia, e sugli scambi di prodotti intermedi lungo le catene globali del valore”.

Il debito pubblico italiano

Grazie alla marcata ripresa dell’economia si è potuto “interrompere l’aumento del rapporto tra debito pubblico e prodotto, che alla fine del 2021 potrebbe essere sceso su valori prossimi al 150 per cento (da circa il 156 per cento raggiunto nel 2020), un livello nettamente inferiore a quanto previsto all’inizio dello scorso anno e anche alle valutazioni ufficiali pubblicate in autunno”, dice Ignazio Visco nella sua relazione.
Un risultato che porta l’Italia in una situazione migliore e che le permetterà di meglio resistere agli scossoni dati dai mercati allo spread Btp-Bund.

L’inflazione

Per quanto riguarda l’inflazione osservata “in molti paesi” nel 2021, Visco addebita ai “marcati rincari dell’energia da fonti fossili” la causa, dovuta alle “strozzature nelle catene produttive, l’incremento dei costi dei trasporti internazionali”.
Secondo Visco l’inflazione si riassorbirà a partire dal 2023.
Nonostante i problemi presentati dalle condizioni economiche attuali, Visco ritiene che la politica monetaria resterà espansiva in Europa, “anche se la graduale normalizzazione proseguirà a un ritmo coerente con la ripresa dell’economia e l’evoluzione delle prospettive sui prezzi”.
Fondamentale sarà la “flessibilità” della politica monetaria per “contrastare i rischi provenienti da una ingiustificata frammentazione delle condizioni finanziarie tre le economie dell’area” dell’euro.

Effetti della transizione ecologica

Da non trascurare, prosegue Visco, l’effetto della transizione energetica da fonti fossili a fonti rinnovabili, che avrà sicuramente un riflesso al rialzo sui costi dell’energia.
“Ciò segnala comunque l’importanza di definire in tempi brevi una strategia, in particolare a livello europeo, che consideri il problema della diversificazione delle fonti energetiche, il loro stoccaggio e l’individuazione di risorse comuni per la gestione delle crisi energetiche”, afferma il governatore della Banca d’Italia.
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