Storica riforma della giustizia, i magistrati in politica non potranno tornare a vestire la toga

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Martello del giudice - Sputnik Italia, 1920, 11.02.2022
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La legge precedentemente vigente prevedeva che i magistrati in politica chiedessero una sospensiva per candidarsi alle elezioni, ma, al termine della loro esperienza in politica, potevano chiedere il rientro nel ruolo per proseguire la loro attività come magistrati.
La nuova riforma della giustizia, elaborata da parte del ministro della Giustizia, Marta Cartabia, e a cui ha collaborato il resto del governo, prevede che il magistrato eletto non possa più rientrare nel ruolo al termine dell’esperienza politica.
In questo modo, si è voluto spezzare qualsiasi legame tra potere legislativo e potere giudiziario, rafforzando il dettato costituzionale, che prevede la separazione netta tra i tre poteri dello Stato: legislativo, giudiziario ed esecutivo.
I dubbi sulla riforma persistono, tant’è che il Consiglio dei ministri è stato preceduto da un incontro tra il presidente Mario Draghi, il ministro Cartabia e capi delegazione delle forze di maggioranza.
I nodi riguardano proprio la riforma dell’organo d'autogoverno della magistratura.

Il no alle “porte girevoli”

Con il no alle “porte girevoli”, cioè il ritorno alla magistratura di quei magistrati che hanno varcato la soglia della politica, allora questi, una volta eletti, al termine del loro mandato politico non potranno più tornare indietro.
La riforma prevede che “I magistrati che hanno ricoperto cariche elettive di qualunque tipo o incarichi di governo (da parlamentare nazionale ed europeo, consigliere e presidente di giunta regionale, a consigliere comunale e sindaco) al termine del mandato, non possono più tornare a svolgere alcuna funzione giurisdizionale”, riporta Il Sole 24 Ore.
Per questi non è previsto il licenziamento, ma la loro collocazione fuori ruolo presso il Ministero d'appartenenza.
I magistrati amministrativi e contabili, ad esempio, rientrano presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, e “sono destinati allo svolgimento di attività non direttamente giurisdizionali, né giudicanti né requirenti”.
E per essere più chiari, i magistrati che diventano politici non potranno più esercitare le funzioni di giudice e di pm mentre ricoprono incarichi elettivi e governativi, anche se in un territorio diverso.
Questa decisione deriva dalla polemica innescatasi durante le scorse elezioni amministrative, quando il candidato sindaco di Napoli del centrodestra, Catello Maresca, poi divenuto consigliere comunale a Napoli, ha contemporaneamente rivestito il ruolo di giudice a Campobasso.

Riforma approvata

Il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma del Consiglio superiore della magistratura e dell'ordinamento giudiziario con le norme sullo stop alle "porte girevoli".
Il Consiglio dei ministri in un primo momento era convocato per le ore 10, poi è slittato ed è cominciato solo in tarda mattinata.
L’esecutivo di Mario Draghi ha chiuso così la partita sul pacchetto di proposte messo a punto dal guardasigilli Marta Cartabia. Alle ore 15 il premier e la Guardasigilli terranno una conferenza stampa per spiegare la riforma.
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