I distinguo di Roma: l'Italia dichiara la sua posizione sulla crisi in atto ad Oriente

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Вид на здание Министерства иностранных дел Италии в Риме - Sputnik Italia, 1920, 11.02.2022
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Approfondimento
Risolta con la conferma di Sergio Mattarella la complessa partita dell’elezione presidenziale, la politica italiana ha iniziato finalmente ad occuparsi in modo serio della crisi esplosa ad Oriente tra Russia ed Ucraina.
Lo ha fatto lo scorso 8 febbraio, con una seduta congiunta delle Commissioni Esteri e Difesa dei due rami del Parlamento, riunitesi per ascoltare e discutere le comunicazioni al riguardo rese dai due Ministri competenti: Luigi Di Maio e Lorenzo Guerini.
Naturalmente, la stampa ha variamente commentato i contenuti delle dichiarazioni rese dai due esponenti del Governo italiano, senza però, nella maggior parte dei casi, evidenziare gli elementi di moderazione ed equilibrio presenti nella linea che è stata annunciata.
L’Italia, com’è noto, è un membro fondatore dell’Alleanza Atlantica e dell’Unione Europea. È saldamente parte del sistema di sicurezza occidentale dai tempi di Yalta, la località nella quale, in vista della fine della Seconda Guerra Mondiale, i Grandi Vincitori determinarono le loro sfere d’influenza nel Vecchio Continente.
Non era quindi immaginabile né possibile alcuna rottura, soprattutto in una fase in cui l’Italia è specialmente vulnerabile allo scrutinio dei suoi alleati, in ragione del proprio alto indebitamento nei confronti dei mercati internazionali e di entità politiche come quelle comunitarie.
Tuttavia, dallo svolgimento degli interventi dei due Ministri degli Esteri e della Difesa è emersa una postura del tutto aderente alla prudente moderazione che ha contraddistinto finora i rapporti intrattenuti da Roma con Mosca.
Luigi Di Maio ha esordito ricordando come l’Italia non abbia mai riconosciuto la sovranità russa sulla Crimea e quindi sottolineato in più passaggi la lealtà del Governo all’Alleanza Atlantica ed all’Unione Europea: un atto praticamente dovuto, dati gli schieramenti attuali.
L’Italia starebbe inoltre concorrendo in ambito europeo alla predisposizione di un nuovo pacchetto sanzionatorio, che sarebbe improntato a criteri di proporzionalità e gradualità in modo tale da poter essere eventualmente applicato ad una vasta serie di possibili circostanze: dallo svolgimento di azioni ibride tendenti alla destabilizzazione del governo di Kiev sino al caso dell’invasione militare dell’Ucraina.
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Il Ministro non ha però nascosto i costi che l’imposizione di ulteriori sanzioni comporterebbe per l’Italia, ammettendo come siano già alti quelli sopportati dal 2014, circostanza che ha indotto Roma a chiedere di discutere ogni rinnovo di quelle in essere prima di confermarle.
Di Maio ha anche gettato molta acqua sul fuoco, affermando che l’ipotesi di un attacco russo su vasta scala non è giudicata attualmente come quella più probabile né dalle autorità ucraine né da quelle americane.
Altro segnale, l’Italia non avrebbe finora preso in considerazione l’evacuazione dei suoi cittadini residenti in Ucraina, proprio come gli altri Stati membri dell’Unione Europea, distinguendosi quindi tanto dagli Stati Uniti quanto dal Regno Unito, anche se l’Unità di Crisi della Farnesina ha condotto un sopralluogo per non farsi comunque cogliere di sorpresa.
Sul piano dei principi, poi, Di Maio ha confermato l’adesione italiana alla tesi secondo la quale ogni paese ha diritto di scegliere liberamente i propri alleati e la Nato quello di mantenere aperte le proprie porte.
Tuttavia, ed è questo l’aspetto più interessante, il Ministro degli Esteri ha anche citato l’articolo 10 del Patto Atlantico, ponendo in luce la circostanza che qualsiasi allargamento della Nato deve soddisfare un requisito preciso, che è quello di contribuire all’accrescimento della sicurezza collettiva.
In pratica, in questo modo, l’Italia ha dato un importante segnale anche alla Russia: nell’Alleanza Atlantica si entra solo se i nuovi membri non recano impegni difensivi eccessivamente gravosi. Di fatto, è su queste basi che finora Georgia ed Ucraina sono state lasciate nel limbo in cui si trovano.
E così Roma ha assunto una posizione in qualche modo formalmente del tutto atlantista, ma nella sostanza molto aperta alla considerazione delle esigenze rappresentate dalla diplomazia russa. Di Maio ha sottolineato inoltre come Mosca rappresenti per l’Italia e per l’Europa un interlocutore indispensabile, anche se talvolta problematico: un invito neanche troppo timido ad esser prudenti.
Da un punto di vista pratico, Di Maio ha quindi riassunto la postura italiana in un forte sostegno al dialogo a tutti i livelli: tra Russia ed Ucraina, anche sul piano multilaterale, ma pure tra Roma e Mosca, invitando altresì Kiev a completare il percorso di riforma interna che dovrebbe garantire le minoranze presenti nel paese.
Un messaggio dello stesso tenore è giunto anche dal Ministro della Difesa Lorenzo Guerini, che ha cercato di ridimensionare il senso di allarme generato dalla crisi in corso, ricordando come la situazione ad Est s’inquadri in una prospettiva di lungo periodo piuttosto consolidata.
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Per lanciare un messaggio di compattezza utile ai futuri negoziati, la Difesa italiana si coordinerebbe peraltro con quelle alleate e l’Italia starebbe già prendendo parte alle misure decise per accrescere la prontezza operativa delle unità della Nato. Le attività militari russe sarebbero oggetto di più attento monitoraggio in tutto lo spazio che va dall’Islanda al Mediterraneo, ma non ci sono iniziative che investano direttamente il territorio ucraino.
Inoltre, Guerini ha ricordato come il dialogo tecnico con le autorità militari russe non si sia mai interrotto, pur modificandosi dopo il 2014.
Altro fatto di grande importanza, in nessun momento dell’audizione dei due Ministri degli Esteri e della Difesa si è mai fatto cenno all’ipotesi di un confronto armato con la Russia a tutela dell’Ucraina: un non detto significativo, che deriva dallo status dell’Ucraina, paese amico ma non parte dell’Alleanza Atlantica e quindi al di fuori dei meccanismi riguardanti la difesa collettiva previsti dall’articolo 5 del Trattato di Washington.
È possibile che non tutti siano soddisfatti dall’atteggiamento che ha scelto di assumere l’Italia. Qualcuno storcerà sicuramente il naso. È difficile tuttavia non apprezzare il realismo e l’equilibrio della linea adottata, tenuto conto della rilevanza degli interessi in gioco e del prezzo altissimo che Roma e tutta l’Europa potrebbero pagare all’eventuale scoppio di una guerra.
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