Transizione ecologica, Scacchi (Legambiente): "Raggiungere la neutralità con le rinnovabili si può"

© AP Photo / Branden CampInquinamento dell'ambiente
Inquinamento dell'ambiente - Sputnik Italia, 1920, 10.02.2022
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Il presidente di Legambiente Lazio, Roberto Scacchi, intervistato da Sputnik Italia, plaude alla modifica della Costituzione, che inserisce la difesa dell'ambiente tra i principi fondamentali della Repubblica, ma avverte: "Ora bisogna andare avanti con una transizione davvero ambientalista".
Dall’ingresso della tutela dell’ambiente nella Costituzione italiana alla transizione ecologica “ambientalista” la strada è ancora lunga. Per il presidente di Legambiente Lazio, Roberto Scacchi, però, la modifica agli articoli 9 e 41 della Carta, che fissa la difesa di biodiversità, ecosistemi e animali tra i principi fondamentali della Repubblica, è comunque una “vittoria”.
“È una bellissima notizia per l’ambiente e i movimenti ambientalisti, - dice a Sputnik Italia - a questo chiaramente va data continuità nella pratica, altrimenti sarebbe davvero un’occasione persa”.
- In che modo?
- L’auspicio è che si passi dalle parole ai fatti, affrontando questioni di primo piano come la transizione ecologica, per renderla il più possibile giusta, sostenibile e ambientalista. Bisogna partire dalle esigenze del territorio, ad esempio con i progetti per lo smaltimento dei rifiuti che guardano ad un’economia circolare, la mobilità sostenibile, le rinnovabili, come l’eolico offshore o gli impianti agrivoltaici e la tutela della biodiversità. Sono tutti elementi strategici sui quali, con il Pnrr, si può fare tanto.
- Uno dei vostri ultimi rapporti, ad esempio, mostra come nella maggior parte delle grandi città italiane i livelli d'inquinamento siano ancora preoccupanti. Come si fa ad invertire questa tendenza?
- Il rapporto Mal’aria di città confronta i dati della qualità dell’aria per i parametri Pm10 e Pm2.5, che sono due scale di polveri sottili, e NO2, cioè il biossido di azoto, con i valori limite indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ci sono degli studi, infatti, che mettono in relazione alti livelli di queste particelle con malattie cardiovascolari e respiratorie. Il risultato è che in tutte le città monitorate sono stati registrati limiti superiori a quelli tollerati dall’Oms, e il motivo principale è la presenza di troppe autovetture e fattori inquinanti.
Basti pensare a Roma, dove il trasporto pubblico è praticamente inesistente e ci sono 83 veicoli a motore immatricolati ogni 100 abitanti, compresi i neonati. È un dato che ci fa capire qual è la malattia che dobbiamo affrontare. Il biossido d’azoto, ad esempio, proviene tutto dai motori diesel.
- Anche i reati ambientali, come sversamenti abusivi o roghi tossici, contribuiscono ad aggravare il quadro?
- Sono un problema enorme per il nostro territorio e possono riguardare il cemento, le acque, il ciclo dei rifiuti. Grazie all’inserimento di questo tipo di illeciti nel codice penale, negli anni la consapevolezza è aumentata.

Nel 2020 sono stati quasi 35mila gli “ecoreati” commessi nel nostro Paese. Sono numeri di una portata pazzesca, che ci devono spingere ad alzare sempre di più l’attenzione. Dove c’è una cattiva organizzazione, infatti, le ecomafie trovano terreno fertile.

L’esempio è molto semplice: se posso smaltire un frigorifero in maniera semplice ed economica legalmente, non avrò bisogno di rivolgermi ad altri canali.
- Poi c’è la sfida della transizione verde. A Bruxelles pensano che senza gas e nucleare sia impossibile raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica. Lei è d’accordo con questa tesi?
- Penso che sia sbagliata. Il gas ha un impatto sul territorio importante sia in termini inquinanti, sia climalteranti, deve essere importato e quindi è soggetto agli equilibri geopolitici, ma soprattutto è assurdo pensare di costruire impianti a gas per la transizione ecologica, quando la tecnologia sulle rinnovabili ha fatto passi da gigante.
Di transizione con il gas si parlava vent’anni fa: è antistorico oggi inaugurare nuove centrali di questo tipo. Per quanto riguarda il nucleare, invece, quello di quarta generazione che non produce scorie radioattive semplicemente non esiste.
È una ricerca che va avanti da decenni e non ha ancora portato a nulla. Non ha senso dire che la transizione energetica da qui a dieci o vent’anni, deve passare attraverso qualcosa che non esiste.
- Ma è davvero possibile raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica con l’utilizzo esclusivo delle rinnovabili?
- Senza ombra di dubbio. Oggi ci sono impianti eolici galleggianti offshore talmente all’avanguardia che possono essere costruiti a decine di miglia dalla costa e possono offrire un'enorme produzione energetica. Poi c’è il fotovoltaico, con la copertura delle cave dismesse o con i progetti d'integrazione dell’agricoltura con i pannelli, il cosiddetto agrivoltaico, che consentirebbero un’enorme produzione energetica.
- Perché allora non riescono ad essere implementate a sufficienza?
- Gli ostacoli sono tanti. Il principale è sicuramente di ordine burocratico. Quello delle rinnovabili è un settore in cui la tecnologia è in continua evoluzione. È ovvio che se i permessi arrivano dopo anni i progetti diventano vecchi. E poi c’è una resistenza di tipo culturale. Le pale eoliche, ad esempio, sono viste come un elemento che rovina il paesaggio.
In realtà, l’eolico flottante ormai si può istallare a decine di chilometri di distanza dalla costa e quindi è praticamente invisibile. Se un turista sale sulla cupola di San Pietro, ad esempio, si accorgerà che il tetto dell’aula Nervi, in Vaticano, oggi è ricoperto di pannelli fotovoltaici. È la dimostrazione che integrare queste tecnologie nelle nostre città è possibile.
- Pensa che il governo stia facendo abbastanza per la transizione energetica?
- Il ministero della Transizione ecologica dovrebbe essere il principale promotore dell’abbattimento delle emissioni climalteranti. Oggi, però, è proprio da lì che si propone l’idea del nucleare, che arrivano i freni alle autorizzazioni per gli impianti rinnovabili e i via libera ai progetti per la costruzione di centrali a gas, che invece andrebbero fermati. Quindi, sì, si potrebbe fare di più per cambiare completamente volto alla produzione energetica. Quello che abbiamo visto nell’ultimo anno non va assolutamente nella direzione giusta.
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