Il Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe, tra memoria e "giustificazionismo"

Sacrario della Foiba di Basovizza
Sacrario della Foiba di Basovizza - Sputnik Italia, 1920, 10.02.2022
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La presidente del Parlamento UE, Roberta Metsola, lo ha definito un "dramma europeo". Ma è polemica sulle iniziative "giustificazioniste" organizzate a ridosso del giorno della memoria.
I polsi legati con il fil di ferro, a formare una catena umana. I primi della fila uccisi dalle raffiche di mitra trascinavano con sé gli altri, spesso ancora vivi, nell’abisso. Non ci sono ancora stime precise, ma il numero dei morti gettati nelle cavità carsiche del confine orientale potrebbe arrivare fino a 20mila. Torturati, uccisi, infoibati, erano accusati dai Comitati popolari di liberazione del maresciallo Tito di essere collaborazionisti del regime fascista. Ma ben presto le violenze si estesero a tutti quelli che rifiutavano di riconoscere il nuovo corso politico jugoslavo e la repressione assunse i contorni di una vera e propria pulizia etnica, finalizzata alla conquista di Istria, Fiume e Dalmazia.
Ad essere uccisi nei modi più cruenti furono giovani donne come Norma Cossetto, medaglia d’oro al valor civile, torturata, stuprata e gettata nella foiba di Villa Surani, sacerdoti come don Angelo Tarticchio, il parroco di Rovigno seviziato e ucciso assieme a trenta parrocchiani, per poi essere gettato in una cava di bauxite a Lindaro. Lo ritrovarono un mese dopo nudo, con i genitali tagliati e infilati in bocca e una corona di spine conficcata sul capo.

Al terrore seguì l’esodo del 90 per cento degli italiani che vivevano in Istria e Dalmazia. In 350mila furono costretti a lasciare le proprie case e la propria terra. E quando arrivarono nella Penisola, furono umiliati e discriminati perché considerati “fascisti”.

Per ricordare il dramma delle foibe e dell’esodo, il Parlamento italiano, nel 2004, ha istituito il Giorno del Ricordo, che si celebra ogni anno il 10 febbraio, data della firma del trattato di pace di Parigi, che fissò i nuovi confini tra Italia e Jugoslavia.
Quest’anno alla cerimonia a Palazzo Madama parteciperanno il premier Mario Draghi e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Il ricordo al Parlamento UE

Ieri, in un messaggio inviato all’European Remembrance Group, gruppo di eurodeputati appartenenti a diverse famiglie politiche, la presidente del Parlamento UE, Roberta Metsola, ha condannato i massacri di quegli anni, definendoli un “dramma europeo”. Ora l’obiettivo, ha spiegato la presidente dell’Europarlamento, è quello di ricordare il “doloroso passato comune, con la convinzione di guardare insieme ad un futuro di pace”.
A quasi vent’anni dall’istituzione del Giorno del Ricordo, però, le associazioni degli esuli denunciano un ritorno del “giustificazionismo” e del “negazionismo” di quegli eventi.
Nei giorni scorsi sono stati diversi gli atti vandalici, come l’abbattimento del cartello stradale della piazza intitolata a Norma Cossetto ad Udine, mentre sui muri dell’Università di Firenze sono comparse scritte a favore dei partigiani titini.
A far discutere è stata anche l'iniziativa organizzata dall'Anpi con l'associazione dei partigiani a Gorizia sulle "responsabilità" condivise e il convegno sull'"uso politico della memoria e del revanscismo fascista", promosso dal rettore dell’università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari.
"Un silenzio doloroso in Italia come in Europa ha seppellito quasi completamente questa storia”, ha spiegato Carla Cace, esule dalmata di terza generazione e presidente dell’Associazione Giuliano Dalmata, intervenendo al convegno promosso a Bruxelles dall’eurodeputato conservatore di Fdi-Ecr, Carlo Fidanza.

"Costruire una memoria condivisa"

L’attivista parla di “oltre 12mila italiani infoibati o giustiziati tra il 1943 e il 1954” e “circa 350mila costretti all’esodo”. “Il tutto – ha denunciato - nel silenzio più assoluto per convenienze geopolitiche dell’epoca”.

Ancora oggi, in Italia, denuncia, “solo uno studente su cinque sa cosa sono le foibe”. “Sono troppi – ha insistito - i programmi scolastici in cui il tema è trattato marginalmente o per niente, la stampa raramente affronta l’argomento se non a ridosso del Giorno del Ricordo, alcune recenti pubblicazioni, anche di illustri case editrici italiane, sostengono posizioni palesemente al limite del giustificazionismo e assistiamo ad atti vandalici ai monumenti alla memoria".

Per questo, ripete, è necessario “vigilare” e lavorare per costruire una “memoria condivisa”.
Tra le iniziative politiche nel Giorno del Ricordo c’è anche quella della Lega, che ha proposto un disegno di legge per concedere “la concessione dell’opzione di acquisto di beni del demanio e del patrimonio pubblico dello Stato in favore dei titolari di beni, diritti ed interessi abbandonati nei territori italiani ceduti alla ex Jugoslavia”, per indennizzare gli eredi di chi dovette scappare da Istria e Dalmazia.
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