Scoperta roccia gigante sotto la costa del Giappone che attrae energia dei terremoti

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Sismografo di terremoto - Sputnik Italia, 1920, 09.02.2022
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Una massa compatta di roccia magmatica delle dimensioni di una montagna sotto la costa del Giappone meridionale potrebbe agire come una sorta di magnete o parafulmine per enormi terremoti, hanno scoperto i ricercatori dell’Università del Texas.
I ricercatori hanno utilizzato i dati di imaging sismico raccolti dall'ampia rete di sensori di monitoraggio dei terremoti del governo giapponese per creare un modello dettagliato del Kumano Pluton, così si chiama questa enorme roccia sepolta nel fondale oceanico, proprio sulla linea di faglia Nankai, scoperta nel 2006.
Lo studio rivela come l’energia tettonica sprigionata dai megaterremoti sembra essere deviata in diversi punti, proprio in corrispondenza di questo grande ammasso, in un modo che ricorda l’azione di un grande magnete o un parafulmine.
Il modello 3D ad alta definizione, realizzato raccogliendo i dati sismici in un arco di 20 anni e inserendoli nel supercomputer LoneStar5 di UT, mostra come il Kumano Pluton appaia come un rigonfiamento all’interno della Fossa di Nankai, che corre lungo tutta la faglia di subduzione omonima, a circa 900 km dalla costa meridionale del Giappone. Le zone di subduzione sono punti in cui le placche tettoniche della Terra si scontrano o scivolano l'una sull'altra. Le regioni al di sopra di queste zone di subduzione sono note per essere particolarmente soggette a terremoti, tsunami o eruzioni vulcaniche.
Shuichi Kodaira, direttore dell'Agenzia giapponese per le scienze oceaniche, afferma che i risultati potrebbero aiutare in futuro a prevedere se grandi terremoti si stiano preparando nella zona di subduzione di Nankai.
"Non possiamo prevedere esattamente quando, dove o quanto saranno potenti i terremoti futuri, ma combinando il nostro modello con i dati di monitoraggio tradizionali, nel prossimo futuro potremo iniziare a fare delle stime", ha affermato il geofisico giapponese.
Adrien Arnulf, autore principale dello studio e assistente di ricerca presso l'Istituto di geofisica dell'Università del Texas, ha descritto i risultati come illuminanti, affermando che questa nuova tecnica di analisi 3D dei flussi tettonici e di ciò che li influenza può essere precursore di futuri sviluppi applicabili in tutto il mondo.
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