Scalea (Machiavelli), centrodestra in crisi: “Serve un partito unico senza capi con potere assoluto”

© Foto : fornita da Daniele ScaleaDaniele Scalea
Daniele Scalea - Sputnik Italia, 1920, 09.02.2022
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È passata già una settimana dalla reiezione di Sergio Mattarella, perciò si può riflettere con calma e razionalità sulle divisioni che si sono aperte nel centrodestra, a causa delle candidature mancate di Berlusconi e la Casellati.
“Si può dire che in Italia allo stato esiste una coalizione del centrodestra? È evidente che no, dopo che alla seconda carica dello Stato esponente di Forza Italia che contava sulla carta di 450 voti per diventare presidente della Repubblica ne sono mancati 70, 40 dei quali della stessa Forza Italia. E allora oggi andrebbe ricostruita ma guardando al futuro: anima, valori, ideali e grandi obbiettivi comuni per costruire il sogno del nostro futuro”, lo dice Matteo Salvini dopo le tensioni emerse durante l'elezione di Mattarella.
Quali sono le origini di questa sconfitta che ha restituito il pallino al centrosinistra? Dopo il Mattarella bis, il centrodestra è arrivato al capolinea o si può ancora salvare? Per parlarne, Sputnik Italia ha raggiunto Daniele Scalea, co-fondatore e presidente del think-thank Centro Studi politici e strategici Machiavelli.
- Daniele, a tuo avviso perché i piani del centrodestra di portare un suo esponente al Colle sono falliti e il “miracolo” tanto atteso non si è compiuto? Quali fattori hanno inciso sulla sconfitta?
- Il primo e più importante è stata la mancanza di un numero di delegati sufficiente ad eleggere un presidente. Questo costringeva a cercare il sostegno o di altri gruppi, o di un numero cospicuo di "battitori liberi" al di fuori dell'area di centrodestra. In ogni caso, ciò ha ridotto drasticamente le possibilità e pressoché azzerato quelle dei candidati più "identitari". Il secondo fattore è stato il tradimento dei centristi.
Quando il centrodestra ha provato a votare su un profilo proprio, ma moderato, come quello di Elisabetta Casellati, sono stati proprio i centristi a far mancare un gran numero di voti. A quel punto era chiaro che una parte cospicua dei delegati di centrodestra - e un intero gruppo, quello di "Coraggio Italia" - remava per avere un nuovo presidente di sinistra. Probabilmente, la loro prima scelta era Casini, ma si sarebbero accontentati pure di Draghi o Mattarella. Hanno vinto alla fine, ottenendo quest’ultimo.
- È possibile invece che si tratti di in una raffinatissima strategia che allo stato attuale non siamo in grado di comprendere nella sua totalità?
- Possiamo escluderlo. Il centrodestra è uscito diviso e a pezzi da questo voto, dando una pessima prova di inaffidabilità e incapacità, che non farà altro che smobilitare il suo elettorato.
Il che è esattamente il problema principale del centrodestra: la maggioranza del Paese sarebbe pure d'accordo con le sue istanze, ma l'elettorato è sfiduciato e potrebbe scegliere di non votare alle prossime elezioni.
Inoltre, avere Mattarella ancora al Colle induce a credere che ingerirà nella formazione del prossimo governo, quello che uscirà dal voto del 2023, esattamente come fece nel 2018 per sbarrare la strada a Savona ministro e poi nel 2019 alle elezioni che avrebbero premiato Salvini.
- Sia la partita del Colle, che il nome di Mattarella hanno portato ad un'evidente spaccatura nel centrodestra, con accuse incrociate tra la Meloni e alleati da una parte e centristi contro leghisti dall'altra. Vuol dire che l'alleanza del centrodestra è finita? Non si tratta quindi più né di un soggetto politico, né di una coalizione, né ormai neanche di un soggetto elettorale, come pensano alcuni esperti e ammette lo stesso Salvini…?
- Purtroppo, il centrodestra non ha un collante come potevano essere Berlusconi e il maggioritario negli anni '90 e primi 2000.
Con l'attuale sistema elettorale, avere la maggioranza non è semplice e, se si andasse verso il proporzionale, come in tanti chiedono, non avrebbero più senso le coalizioni. Una grossa porzione dell'attuale centrodestra, quella centrista, si muove per secederne e creare un nuovo soggetto equidistante tra le due coalizioni. Forza Italia è ormai da un decennio disponibile a sostenere qualsiasi governo di centrosinistra. La Lega sembra volersi muovere a sua volta verso il centro.
Penso che se rimarrà questa legge elettorale, il centrodestra si presenterà unito alle elezioni, per necessità: ma se dovesse risultare maggioritario, darà vita a un governo indebolito da rivalità intestine, se non dovesse avere la maggioranza si frantumerà il giorno dopo il voto.
- Quindi, possiamo ipotizzare che i comunali e il dibattito sulla legge elettorale saranno un banco di prova per la tenuta del centrodestra?
- Sì. Con una legge proporzionale, Giorgia Meloni, leader del partito dato più forte dai sondaggi, sarebbe certa di non potere diventare mai premier. Avrebbe anzi molte possibilità di rimanere fuori dal governo, seppure dovesse classificarsi primo partito del Paese. Se una parte di centrodestra propenderà per il proporzionale, significherà che non vuole più stare in coalizione, ma preferisce cercare fortuna al centro o, peggio, come stampella della sinistra.
- Secondo alcuni esperti, dopo il Mattarella bis sarà necessario rifare il centrodestra. Potresti proporre una tua ricetta?
- Penso, come suggerito anche da Capezzone nel suo ultimo libro, che oggi servirebbe un partito unico. Può sembrare strano, ma è proprio nel momento di maggiore frantumazione che bisogna rilanciare con un progetto unitario.
Del resto, andassero tutti d'amore e d'accordo, a che servirebbe? Ovviamente, un partito unico, un "partito repubblicano", come lo ha definito Salvini, dovrebbe anche funzionare come il Partito Repubblicano americano cui si ispira: cioè avere una democrazia interna. Niente capi con potere assoluto e niente cerchi magici. Gli elettori decidono di volta in volta, con un sistema di primarie, chi si candida a cosa. Questo assicurerebbe anche un centrodestra rappresentativo dei suoi elettori, che sicuramente mostrerebbero più entusiasmo.
- Tenendo presente la natura da combattente di Berlusconi, il passo indietro del Cavaliere potrebbe essere considerato come un passo avanti, per rilanciarsi anche ora, a 85 anni, e mettere a punto il suo piano per rinnovare il centrodestra e quindi per realizzare il suo progetto, che prevede appunto la creazione del partito unico?
- Berlusconi è generoso nel volersi ancora impegnare, ma dubito abbia ormai la forza fisica e morale per dettare la linea. Inoltre, potrebbe essere troppo influenzato dalle necessità delle imprese, lasciate in mano ai figli. Non dimentichiamo che lui un partito unico del centrodestra lo realizzò per davvero, ma poi ebbe qualche responsabilità nel farlo collassare: in primis, imponendo la personalizzazione e un sistema verticistico che non ammetteva dialettica interna.
L'opinione dell'autore potrebbe non riflettere la posizione della redazione
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