Rete di mutuo soccorso no-vax nelle chat, un mondo parallelo in cui non serve il green pass

© Sputnik . Evgeny UtkinIl periodo dei saldi nei negozi di Milano
Il periodo dei saldi nei negozi di Milano - Sputnik Italia, 1920, 09.02.2022
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Negozi, ristoranti, centri estetici, studi medici e professionali: in tutta Italia si moltiplicano i commercianti pronti a chiudere un occhio sul green pass per non perdere i clienti.
Dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, sono migliaia in tutta Italia gli esercizi commerciali dove per entrare non serve alcun certificato. La lista è lunga e, come spiega un’inchiesta del Messaggero, viene diffusa agli interessati nelle chat di Telegram.
Insomma, il divieto scattato lo scorso primo febbraio, quando è entrato in vigore l’obbligo di green pass per accedere a numerose attività commerciali e servizi, non sembra valere in tantissimi esercizi commerciali della Penisola.
C’è chi ne fa una questione di principio, chi di convenienza economica. Il fatto è che controllare tutti è impossibile, e quindi sono sempre di più quelli pronti ad aggirare le regole. Sulle app di messaggistica vengono diffusi nomi e indirizzi delle attività compiacenti. Una sorta di mondo parallelo, che non ha nessuna intenzione ad adeguarsi alle disposizioni governative.

Ci sono bar, ristoranti, palestre, negozi. Ma anche studi medici, veterinari, massaggiatori, uffici. Il giornalista del Messaggero assicura che basta una telefonata per prenotare una pizza, prendere un aperitivo o fare la piega dal parrucchiere, tutto senza dover mostrare alcun pass.

Si tratta di esercenti che semplicemente temono di perdere clienti e di altri che invece ne fanno motivo di lotta politica. Spesso sono persone vaccinate, che però sono contrarie allo strumento messo in campo dal governo per tenere aperto il Paese. “Non vogliamo che nessuno venga penalizzato sulla base delle scelte sulla propria salute”, spiega al Messaggero un edicolante della Capitale.
È così che è nata una vera e propria rete di mutuo soccorso, sul modello di quelle già sperimentate in Francia e in Germania.
Si parla di almeno duemila aziende, contando solo quelle che si fanno pubblicità sulle chat di Telegram. La maggior parte si trova a Roma, Milano e Torino, ma le attività no-pass si diffondono a macchia d’olio anche nel resto dello Stivale.
Un’inchiesta analoga, realizzata dal Giornale.it, ha evidenziato come la rete si estenda anche ai trasporti. Chi non ha tempo o voglia di fare il tampone per prendere i mezzi pubblici può approfittare del servizio di “car pooling”, con i passaggi offerti ancora una volta sulle chat.
Il meccanismo è quello della domanda e dell’offerta, che si incontrano attraverso gli schermi degli smartphone. Con una certa dose di prudenza per le “spie”. E per evitare problemi, infatti, c’è pure chi si è addirittura organizzato facendo finta di scannerizzare i Qr code. Il tutto, per evitare di destare sospetti tra i vicini.
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