Nutriscore pensa al bollino nero per il vino, Scordamaglia a Sputnik: "Aggressione al Made in Italy"

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Vino rosso - Sputnik Italia, 1920, 09.02.2022
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La proposta dell'ideatore del Nutriscore, Serge Hercberg, di bollare con una F nera tutti i prodotti a base di alcol fa infuriare i produttori italiani. Luigi Scordamaglia (Filiera Italia) attacca: "Aggressione delle multinazionali al nostro Made in Italy".
Una F nera per bollare tutti i prodotti che contengono alcol, anche in piccole quantità. È la proposta di Serge Hercberg, il nutrizionista francese ideatore del sistema di etichettatura a semaforo. Il famoso Nutriscore, che classifica con le lettere che vanno dalla A alla E il livello di salubrità dei cibi e che, attaccano i critici, di fatto finisce per premiare i cibi industriali, che riescono a bilanciare il livello di grassi e zuccheri contenuti all’interno del prodotto, e penalizzare quelli “monoingrediente”, come l’olio extravergine d’oliva o il Parmigiano, di cui nessuno si permetterebbe di mettere in dubbio i benefici.
Ora alla gradazione di colore che passa dal verde al rosso, Hercberg vorrebbe aggiungere un altro colore: il nero.
“Per informare meglio i consumatori – ha scritto su Twitter lo scorso 3 febbraio – bisognerebbe indicare su tutte le bottiglie delle bevande alcoliche la quantità in grammi di alcol e di zucchero, il numero di calorie e una F nera riservata alle bevande che contengono alcol, anche se in piccole quantità”.
“Il vino – si legge ancora nei tweet di Hercberg – è responsabile di 41mila morti di cui 18mila per cancro”. “Bisogna smetterla di banalizzare o addirittura promuoverne il consumo”, incalza. E accusa le “lobby” di opporsi alle misure di salute pubblica per perseguire i propri interessi.

L'interrogazione della Lega

Al di qua delle Alpi, però, la proposta del patron del Nutriscore ha provocato un vero e proprio terremoto politico. Il sottosegretario all’Agricoltura, Gianmarco Centinaio, ha chiamato in causa direttamente Emmanuel Macron: “Il presidente francese è d'accordo? Neanche un mese fa ha firmato un lungo elogio del vino, definendolo parte integrante dell'essere francesi e inscindibile dalla loro arte di vivere”.
“Il vino in Francia come in Italia – ha proseguito - è espressione di cultura e dei territori ed è parte della dieta mediterranea. Ne va promosso il consumo moderato e consapevole e non va discriminato in modo ottuso”.
I colleghi di partito di Centinaio al Parlamento europeo hanno presentato un’interrogazione alla Commissione per chiedere a Palazzo Berlaymont di esprimersi sulla proposta che, dopo i possibili tagli per il settore vitivinicolo, rischia di penalizzare ulteriormente questi prodotti.
“Affrontare il tema della salubrità del vino e delle bevande alcoliche senza promuoverne il consumo moderato e consapevole è del tutto improprio e, in questo caso, confermerebbe la caratteristica fuorviante del sistema di etichettatura a colori che, ancora una volta, potrebbe indurre il consumatore in valutazioni errate sulla salubrità di un determinato prodotto, pregiudicando uno degli elementi della dieta mediterranea e penalizzando il settore vitivinicolo”, attaccano gli eurodeputati leghisti.

La protesta delle associazioni

Ad insorgere sono anche le associazioni che rappresentano la filiera vitivinicola italiana. La presidente di Federvini, Micaela Pallini, interpellata dal Sole 24 Ore, parla di “affronto all'intelligenza dei consumatori” e di “schiaffo per un comparto che rappresenta, da secoli, non solo una ricchezza economica, ma soprattutto un modello di vita e di civiltà”.
La “criminalizzazione” del vino è “intollerabile”, tuonano dalla Cia-Agricoltori italiani, che invoca “un nuovo scatto a livello politico per bloccare ipotesi come questa, che sono dannose per il settore”.
Il vino “rischia di essere ingiustamente diffamato da un sistema di etichettatura ingannevole che mette in pericolo anche il sistema produttivo di qualità del Made in Italy, con l’Italia che è il principale produttore ed esportatore mondiale”, sottolinea anche Coldiretti.
“È del tutto improprio assimilare l’abuso di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità ed a più bassa gradazione come la birra e il vino che in Italia è diventato l’emblema di uno stile di vita lento, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre proprio all’assunzione sregolata di alcol”, precisa l’associazione.
La proposta di Hercberg, secondo Coldiretti, conferma “quanto possa essere fuorviante il sistema a colori dell’etichetta NutriScore che potrebbe indurre in valutazioni errate sulla salubrità di un determinato prodotto, prescindendo dalle esigenze complessive di un individuo (dieta e stile di vita), dalla quantità e dalla frequenza di assunzione all’interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato”.

"Aggressione organizzata e sistemica al made in Italy"

"È inutile che Hercberg accusa le lobby del vino, le vere lobby sono quelle delle multinazionali globali che finanziano il Nutriscore, non certo le decine di migliaia di produttori che fanno vini di qualità", attacca Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, che nei giorni scorsi, assieme al presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, aveva scritto al commissario all'Economia, Paolo Gentiloni, e a quello all'Agricoltura, Janusz Wojciechowsk, per denunciare la penalizzazione degli alcolici e delle carni trasformate all'interno dei bandi per l'assegnazione dei fondi per la promozione dei prodotti agricoli dell'Ue.
"Quella a cui stiamo assistendo - commenta, raggiunto al telefono da Sputnik Italia - è un'aggressione organizzata e sistemica al Made in Italy, che ha la colpa di continuare a crescere in termini di esportazioni, con oltre 52 miliardi registrati lo scorso anno".
"A trarne vantaggio - aggiunge - è sicuramente chi promuove un'alimentazione omologante che cancella cultura, equilibrio, scienza e buon senso, a favore di prodotti sintetici e ultra-trasformati, come ad esempio la 'fake meat'. Insomma, quelle poche multinazionali che, nascondendosi dietro un falso ambientalismo, sostengono un business, come quello della carne creata in laboratorio, in cui sono stati investiti miliardi di euro".
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