Mucormicosi: ecco come il fungo Rhizopus supera il sistema immunitario e provoca la ‘muffa nera’

© AP Photo / Amit SharmaMucormicosi
Mucormicosi - Sputnik Italia, 1920, 09.02.2022
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Un nuovo studio, condotto dall’Istituto di Microbiologia e Infezioni dell’Università di Birmingham, in collaborazione con altre università britanniche, ha mostrato come il fungo Rhizopus, responsabile della terribile mucormicosi, detta anche ‘muffa nera’, riesca ad superare i predatori del suolo e le cellule immunitarie umane.
La mucormicosi è una rara infezione fungina che colpisce soprattutto le persone con livelli di immunità relativamente bassi. La malattia è caratterizzata da un'ifa che cresce dentro e attorno ai vasi sanguigni, cioè filamenti che crescono e si diramano facendosi spazio tra i tessuti a partire da un’infezione in genere rinocerebrale.
I sintomi derivano dalle lesioni necrotiche invasive nel naso e nel palato, causate dalla crescita e diffusione dell’ifa. Dolore, febbre, cellulite orbitaria, proptosi e secrezione nasale purulenta sono i sintomi primari. Possono seguire sintomi del sistema nervoso centrale.
Nei casi avanzati, tale infezione, anche se trattata aggressivamente con la chirurgia invasiva per rimuovere il tessuto necrotico, ha tassi di mortalità comunque elevati. In letteratura si registrano svariati casi di soggetti salvati dalla chirurgia, ma a costo di asportazioni di occhi, mascella o naso.

Il Rhizopus

A causare questa terribile malattia è il fungo Rhizopus, che, soprattutto in pazienti immunodepressi, come quelli appena usciti dal Covid-19, può attecchire con maggiore facilità. In India, lo scorso anno, più di duemila persone sono morte in questo modo.
Il Rhizopus si sviluppa nel suolo e sul cibo avariato. Se in terra il suo predatore naturale è l'ameba Dictyostelium, un microbo unicellulare che viaggia attraverso il terreno e si nutre tra gli altri di questo fungo, nel corpo umano il suo unico predatore è il nostro sistema immunitario.
In condizioni normali, sia l’ameba che i nostri anticorpi dovrebbero avere vita facile contro il Rhizopus, per cui gli scienziati si sono chiesti, con il loro studio pubblicato su Current Biology, come tale fungo riesca spesso a superare sia l’una che gli altri.

La Ralstonia

A quanto pare, la risposta si chiama Ralstonia, un batterio che vive a sua volta all’interno del Rhizopus e che produce una tossina capace di neutralizzare ogni nemico.
Le cellule immunitarie umane si comportino un po’ come il predatore Dictyostelium, che cerca di aggredire il Rhizopus non appena lo individuano all’interno del corpo umano, tuttavia la Ralstonia ne impedisce l’azione.
Si è scoperto che quando la collaborazione di Rhizopus con Ralstonia viene interrotta, gli animali infettati dal fungo sono in grado di sopravvivere alla malattia causata dall'infezione. In pratica, Rhizopus si fa scudo con la Ralstonia, ed è quindi su quest’ultima che gli scienziati ritengono sia logico concentrare gli studi per risolvere il problema.
Con questa scoperta i ricercatori ritengono aver fatto un passo avanti considerevole nella lotta contro questa malattia dal decorso altamente pericoloso.
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