Libia, verso una nuova spaccatura tra Tripoli e Tobruk

© Sputnik . Andrey Stenin / Vai alla galleria fotograficaLa situazione in Libia
La situazione in Libia - Sputnik Italia, 1920, 09.02.2022
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Domani il parlamento di Tobruk nominerà il prossimo primo ministro nonostante l'opposizione dell'attuale premier Abdulhamid Dbeibah. A Roma la conferenza dei ministri degli Esteri.
Dopo il fallimento delle elezioni che dovevano tenersi lo scorso 24 dicembre, domani il Parlamento di Tobruk voterà il prossimo primo ministro libico. Una votazione ritenuta illegittima dall’attuale premier ad interim, Abdulhamid Dbeibah, che non intende fare passi indietro.
Il rischio è che si torni ad una divisione del Paese tra Est e ovest, con il governo di Tripoli e quello di Tobruk, per cui la figura più accreditata a ricoprire l’incarico di premier è l’ex ministro dell’Interno, Fathi Bashanga. Su insistenza del presidente del Parlamento, Aguila Saleh, i deputati sceglieranno tra il suo nome e quello di Khaled al-Bibass, un ex ufficiale del ministero dell'Interno.
Wolfram Lacher, analista del think thank tedesco SWP, ha spiegato alla Reuters che lo scenario più probabile è quello del ritorno nel “limbo” di una nuova spaccatura. “Da entrambe le parti c’è la chiara intenzione di prendere il potere e mantenerlo”, chiarisce l’esperto.
E chi abita a Tripoli ora teme che da un momento all’altro possano riesplodere le violenze. Una nuova escalation tra le milizie tripoline e l’esercito nazionale libico di Khalifa Haftar, in realtà, è un’ipotesi piuttosto lontana.
Più probabile, invece, la possibilità che si verifichino scontri all’interno delle due fazioni.
“Le due parti avverse concordano almeno su di un punto: non vogliono tornare a spararsi”, ha detto l’inviata speciale dell’Onu per la Libia, Stephanie Williams, che ieri ha incontrato a Roma gli ambasciatori di Francia, Regno Unito, Usa, Germania, Italia, Emirati, Qatar, Turchia e Russia.
L’auspicio del capo della diplomazia italiana, Luigi Di Maio, citato dall’agenzia Nova, è che si possa arrivare ad una convergenza di posizioni e all’organizzazione di nuove elezioni per dare la parola al popolo libico. Lo stallo politico, secondo il ministro, è la principale minaccia alla stabilizzazione del Paese.
L’Italia, in collaborazione con la Francia, osserva l’inviato del Corriere Lorenzo Cremonesi, dovrebbe mediare tra Tripoli e Tobruk. Ricomporre il fronte non è un’impresa facile, visto che, prosegue l’analisi, lo stesso Haftar sarebbe pronto a passare nel campo opposto pur di ottenere i finanziamenti per le sue milizie dopo aver perso il sostegno di Mosca e Abu Dhabi.
La sfida, per la diplomazia occidentale, però, è quella di non restare marginale come nel 2014, quando emersero per la prima volta i due governi paralleli.
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