Energia, ancora rincari record. Le aziende italiane si bloccano: "Produrre costa troppo"

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Industria di depurazione del gas - Repubblica dei Komi - Sputnik Italia, 1920, 09.02.2022
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Un'inchiesta del Corriere parla di produzione bloccata e almeno 500mila posti di lavoro a rischio per i rincari di luce e gas. Nuovi aumenti record previsti per il primo trimestre del 2022.
Il caro bollette rischia di bloccare l’Italia e di rallentare la crescita dell’0,8 per cento nel primo trimestre del 2022, mettendo a rischio 500mila posti di lavoro.
I numeri drammatici sono contenuti in un’inchiesta di Milena Gabanelli, pubblicata sul Corriere della Sera. Per il quotidiano di via Solferino, l’emergenza energetica non è finita, anzi. Da qui a marzo le fatture di luce e gas rischiano di aumentare del 55 per cento. Tradotto, le famiglie italiane dovranno sborsare 334 euro in più per l’elettricità e 610 euro in più per il metano rispetto al 2021.
Ma i rincari rischiano di mettere in ginocchio soprattutto l’industria italiana. Sono tantissime le aziende con contratti a tariffa variabile che si sono dovute fermare o limitare la produzione per risparmiare sulla bolletta energetica.
C’è chi ha bloccato i reparti che consumano di più, chi ha chiesto ai dipendenti di lavorare di notte o nel fine settimana, per approfittare dei prezzi più bassi dell’energia, e chi non ha avuto altra scelta che interrompere temporaneamente la produzione, mettendo in cassa integrazione i dipendenti: 400 quelli della sarda Portovesme Srl, che produce zinco, e 200 quelli della Fonderie Torbole spa, nel bresciano, che si è fermata per 40 giorni. Sono solo alcuni degli esempi. La lista, purtroppo, è lunga.
A Verona, ad esempio, i titolari della Cartiera del Vignaletto di Zevio hanno deciso di prendere ordini solo fino a febbrai,o dopo che la bolletta del gas è lievitata da 300mila a 1,3 milioni di euro. Costi insostenibili anche per un’azienda sana, che dal 1966 non ha dipendenti in cig.
I settori più colpiti dai rincari sono quelli energivori: l’industria siderurgica, le vetrerie, la ceramica, il cemento, l’industria del legno e della carta. Ma anche le attività commerciali che animano le nostre città non ne escono indenni.

“Un negozio con un consumo annuo 75mila kw ora vede crescere la bolletta elettrica da 13mila a 19mila all’anno e un ristorante (100mila kw ora in un anno) passa da 19.500 a 28mila”, scrive il Corriere.

A causare la fiammata dei prezzi, nel caso del gas, è un combinato disposto di fattori: dall’aumento della domanda con la fine dei lockdown, al calo della produzione di energia eolica nel Nord Europa a causa dei cambiamenti climatici, passando per le tensioni geopolitiche tra UE e Russia e allo scontro interno al governo tedesco sull’apertura del nuovo gasdotto Nord Stream 2, a cui si oppongono i verdi.
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A pagare lo scotto più alto di questa situazione è l'Italia, che in Europa ha la percentuale più alta di energia prodotta con il gas.

Il governo è corso ai ripari, stanziando in totale, dal luglio del 2021, 10,2 miliardi di euro per abbassare gli oneri di sistema nella bolletta, abbassare l’Iva al 5 per cento e sostenere le famiglie più vulnerabili e le grandi aziende. Ma non basta.
La cifra messa in campo dall’esecutivo, nota ancora il Corriere, “rappresenta appena il 10 per cento dei costi addizionali in capo a famiglie e imprese per il 2022”.
I rincari, secondo i dati della Cgia di Mestre, sfioreranno i 30,8 miliardi di euro per le famiglie e i 59 miliardi per le imprese.
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La richiesta degli industriali è quella di ottenere “maggiori esenzioni fiscali sulle bollette” per il manifatturiero e di “separare i costi dell’elettrico da fonte rinnovabile rispetto a quello prodotto col gas”. Altre associazioni, come Confartigianato, insistono per una distribuzione degli oneri di sistema in base agli interventi di efficienza energetica realizzati dalle aziende.
Infine, l’appello è ad aumentare la produzione nazionale di gas, per essere meno dipendenti dalla volatilità del mercato estero. Di certo, è necessario agire in fretta: in ballo ci sono oltre mezzo milione di posti di lavoro.
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