C’è l’intesa per la Gigafactory Stellantis a Termoli

© alessandro altavillaStellantis, Mirafiori Torino
Stellantis, Mirafiori Torino - Sputnik Italia, 1920, 08.02.2022
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Mancano soltanto le firme, secondo Repubblica. L’investimento nell’impianto sarà pari a 2,5 miliardi di euro. Domani incontro a Palazzo Chigi sul settore auto.
L’impiano Acc, Automotive Cells Company, joint venture tra Stellantis, Mercedes Benz e TotalEnergies, sembra cosa fatta.
Lo stabilimento di Termoli verrà riconvertito dalla produzione di motori tradizionali e ibridi alle batterie per le auto del futuro di Stellantis.
A darne notizia è Repubblica, che riporta “informazioni che filtrano dal Mise”, secondo cui “già la prossima settimana potrebbe essere ufficializzato l’accordo”.
La fabbrica italiana delle batterie del gruppo Stellantis si farà, quindi, a Termoli ed è previsto un investimento superiore ai 2,5 miliardi.
Il governo stanzierà 370 milioni di euro su diversi filoni, sostenendo la riconversione del sito produttivo in provincia di Campobasso, dove oggi lavorano meno di 2.400 persone.
Termoli sarà il terzo impianto di questo genere in Europa: in Germania è stato scelto il sito Opel di Kaiserslautern, in Francia la gigafactory sorgerà a Douvrin.
La capacità dei due siti sarà di 24 Gigawatt, pari a 500mila veicoli per impianto. Numeri simili per Termoli.

Tavolo sull’automotive mercoledì

Intanto, per poter affrontare la sofferenza del settore auto nel suo complesso, mercoledì ci sarà un incontro a Palazzo Chigi.
Nella riunione si cercherà di accelerare sulle misure necessarie per far fronte ai rischi che incombono sull'auto. Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, vuole riequilibrare le politiche economiche del governo.

"Non possiamo nasconderci il rischio di conseguenze sociali e occupazionali indesiderate e potenzialmente gravi, in particolare per il settore automotive e per i piccoli produttori, se non saremo in grado di ascoltare gli input che ci vengono dall'industria", ha detto ieri a Opening.

A sollecitare il tavolo con le parti sociali sono stati il presidente di Federmeccanica, Federico Visentin, e i segretari generali della Fiom, Francesca Re David, della Fim, Roberto Benaglia, e della Uilm, Rocco Palombella, con una lettera al premier Mario Draghi e ai ministri Daniele Franco, Giancarlo Giorgetti, Andrea Orlando e Roberto Cingolani.
I sindacati hanno ricordato che sono a rischio 73.000 posti di lavoro, di cui 63.000 nel periodo 2025-2030.
Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim Cisl - Sputnik Italia, 1920, 30.07.2021
Uliano (Fim-Cisl): “Nell’automotive 60 mila posti a rischio, governare la transizione”
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