Caffè espresso, una tradizione italiana che si candida a patrimonio immateriale dell'umanità Unesco

CC BY-SA 4.0 / Wikipedia / Caffè espresso
Caffè espresso - Sputnik Italia, 1920, 08.02.2022
Seguici suTelegram
Dopo la pizza napoletana, anche il caffè espresso italiano, che appassiona tutto il Paese, da Napoli a Venezia, fino a Trieste, passando per Roma, Milano e Torino, si avvia a diventare patrimonio immateriale dell’Unesco.
“In Italia il caffè è molto di più di una semplice bevanda: è un vero e proprio rito, è parte integrante della nostra identità nazionale ed è espressione della nostra socialità che ci contraddistingue nel mondo", con queste parole, il sottosegretario alle Politiche agricole alimentari e forestali, Gian Marco Centinaio, ha annunciato l'approvazione all'unanimità della candidatura dell'espresso a patrimonio immateriale dell'Umanità dell'Unesco.
La proposta avanzata alla Commissione nazionale italiana per l’Unesco dovrà poi essere sottoposta, entro il 31 marzo, a Parigi: una candidatura che assume un significato ancora più profondo in tempo di pandemia, un’emergenza sanitaria che ha penalizzato i rapporti sociali, “molti dei quali avevano come cornice il bancone o il salotto all'aperto di un bar davanti a un buon caffè italiano”.
Quali vantaggi concreti darà al marchio Made in Italy “caffè espresso italiano” questo riconoscimento? Per parlarne, Sputnik Italia ha raggiunto Alessandro Cavo, Presidente dell’Associazione Gli Storici e consigliere delegato di Fipe-Confcommercio, la Federazione Italiana dei Pubblici Esercizi, presso il Comitato promotore della candidatura dell’espresso italiano a patrimonio Unesco.
© Foto fornita dall'Ufficio Stampa FipeAlessandro Cavo
Alessandro Cavo - Sputnik Italia, 1920, 07.02.2022
Alessandro Cavo
— Dott. Cavo, perché per il caffè espresso italiano è così importante da diventare patrimonio immateriale dell’Unesco? Quale valore aggiunto potrebbe avere questo riconoscimento per il Paese?
— Sicuramente, si tratta di una consacrazione di un vero e proprio valore nazionale.
Per l’Italia, il rito del caffè rappresenta un elemento senza il quale il nostro Paese non sarebbe quello che è. Fa parte dei nostri costumi, delle nostri abitudini e della nostra cultura. Eppure questa tradizione, figlia di uno stile di vita unico al mondo (Italian style of life), continua ad essere un riferimento quotidiano per milioni di persone ogni giorno. E quindi il riconoscimento dell'Unesco per noi sarebbe un passo importante.
Il riflesso sarebbe quello di andare ad esaltare e ad evidenziare un aspetto di enogastronomia italiana di grande importanza anche per i viaggiatori, che, speriamo, possano tornare in Italia dopo questa pandemia in grande numero, per degustare il nostro splendido caffè espresso.
— Il riconoscimento dell’Unesco potrebbe aiutare a tutelare ulteriormente il marchio del caffè espresso italiano tradizionale, che ha superato i confini nazionali e ha conquistato il cuore dei consumatori di tutto il mondo? A cosa potrebbe servire in pratica?
— Grazie all’inclusione nella lista dell'Unesco, si andrà a individuare il rito del caffè espresso come tradizione puramente italiana. È un riconoscimento come patrimonio immateriale, e quindi non concreto. Cioè non sono cose tangibili, ma sono cose che attengono a quello che è lo spirito con cui gli italiani si apprestano a prendere un caffè, che accomuna tutte le città italiane in maniera differente, ma con uguale passione.
Si tratta di una valorizzazione di un modo di essere e un'esaltazione dell’inventiva italiana.
— La piacevole dipendenza dal caffè espresso è aumentata nel corso degli ultimi anni e soprattutto durante la pandemia?
— Purtroppo, abbiamo avuto un calo di consumi a causa di numerosi lockdown che ci sono stati in questi anni di pandemia. Però, nel momento in cui gli italiani sono potuti tornare nelle loro caffetterie, hanno potuto e hanno voluto consumare il caffè espresso esattamente come prima. Aspettiamo molto anche il ritorno dei viaggiatori, perché la gran parte dei caffè serviti in Italia sono consumati dai turisti stranieri.
— Secondo alcune stime, nel 2022 il prezzo di caffè potrebbe arrivare a 1,50 euro. Conferma queste voci? A che cosa è dovuto l’aumento?
— Credo che siano notizie un po’ esagerate e sensazionalistiche. Secondo le nostre stime, l’aumento potrebbe attestarsi intorno a 10 centesimi, per cui il caffè probabilmente passerebbe ad 1 euro e 20 centesimi o al massimo ad 1 euro e 30 centesimi.
È dovuto all’esponenziale rincaro dell'energia elettrica e del gas in Italia, ma anche all'incremento dei costi della materia prima, del caffè in grani tostato.
— Quindi, Lei non teme che presto il bar diventerà un vero e proprio lusso per le famiglie italiane?

— Così non deve essere… Il caffè deve sempre avere un certo prezzo, che permetterebbe agli italiani di consumarlo più volte al giorno, come sono abituati a farlo.

— Nel post pandemia, il colosso americano delle caffetterie Starbucks rivede la sua strategia e chiude alcuni suoi locali per attivare dimensioni più ridotte e formule più innovative, come quella di drive through e short store (cioè del bancone per il caffè nei centri commerciali e dei chioschi nelle stazioni). Secondo Lei, anche i bar tradizionali italiani vorranno aggiornare il loro modello?
— Mi sembra che sia Starbucks ad aggiornare il suo modello su quello italiano.
Il bar italiano è una struttura che continua a funzionare e ad avere appeal. Certo, è molto importante che all'interno dei nostri bar, che fanno parte del Fipe, si faccia servizio di qualità e con grande attenzione e professionalità nei confronti dei clienti.
L'opinione dell'autore potrebbe non riflettere la posizione della redazione
Il caffè preparato con la Moka - Sputnik Italia, 1920, 20.01.2022
Il consumo di caffè può aiutare a combattere alcune forme di tumore ginecologico
Notizie
0
Per partecipare alla discussione
accedi o registrati
loader
Chats
Заголовок открываемого материала