Il presidente Mattarella riconfermato si è rivolto al Parlamento. Quali sono gli indizi

© Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della RepubblicaIl Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,saluta il Presidente del Consiglio Mario Draghi in occasione della cerimonia di insediamento
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,saluta il Presidente del Consiglio Mario Draghi in occasione della cerimonia di insediamento - Sputnik Italia, 1920, 07.02.2022
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Lo scorso 3 febbraio, esattamente sette anni dopo il suo primo giuramento, il Presidente Mattarella ha iniziato il suo secondo mandato al Quirinale. Come di consuetudine in questi frangenti, agli aspetti cerimoniali si sono sommati degli elementi politici di rilievo.
All’atto di assumere il proprio incarico, il Presidente della Repubblica Italiana rivolge un messaggio al Parlamento che lo ha eletto. È l’unica circostanza nel quale parla al cospetto delle Camere. Logico quindi che quanto Mattarella ha detto abbia attirato l’attenzione del mondo politico e dei media italiani.
Spesso gli indirizzi d’inizio settennato contengono raccomandazioni. Ma alcuni discorsi hanno colpito maggiormente di altri. Quello con il quale Giorgio Napolitano chiese energicamente nel 2013 le riforme che Renzi avrebbe poi tentato di realizzare, ad esempio, fece scalpore.
Potrebbe essere il caso anche del messaggio di reinsediamento di Mattarella, in cui hanno trovato ampio spazio considerazioni di politica estera e politica interna, nonché temi forti come il rapporto tra potentati economici ed esercizio della democrazia.
Sul piano della politica internazionale, non c’erano da attendersi novità.
Il Presidente rieletto ha confermato l’amore dell’Italia per la pace ed il multilateralismo, nonché gli ancoraggi del Bel Paese alla Nato ed all’Unione Europea, con qualche passaggio dedicato anche alla crisi in atto in Europa Orientale. Un fatto in qualche modo scontato, data l’attuale collocazione geopolitica italiana, e quindi nulla di cui sorprendersi.
È piuttosto sul versante della politica interna che Mattarella ha detto cose destinate a lasciare il segno. Se ne segnalano due in particolare, tanto per le implicazioni che potrebbero avere nei prossimi mesi, quanto per la ricostruzione degli eventi che hanno portato alla conferma del Presidente.
Intanto, è degno di menzione il rilievo mosso alla politicizzazione della magistratura, che richiederebbe una correzione da attuarsi con una riforma della Giustizia elaborata assieme all’avvocatura. Non poco.
Volendo attribuire una valenza politica a questo gesto, si potrebbe dire che sembra quasi un riconoscimento a Silvio Berlusconi, che è stato in effetti tra i “grandi elettori” del Mattarella bis, anche se non quello decisivo.
Ancora più interessante è stato il richiamo alla centralità del Parlamento nell’ordinamento italiano ed alla necessità conseguente che le Camere siano messe nelle condizioni di esaminare i provvedimenti con tutto il tempo necessario.
L’Assemblea di Montecitorio ha in effetti accolto questo passaggio del discorso di Mattarella tributando al Presidente un applauso caloroso.
Deputati, senatori e delegati regionali si sono addirittura alzati in piedi, mentre il Governo rimaneva seduto e in silenzio.
© Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della RepubblicaIl Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con i Presidenti di Camera e Senato in occasione della cerimonia di giuramento dinanzi al Parlamento in seduta comune
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con i Presidenti di Camera e Senato in occasione della cerimonia di giuramento dinanzi al Parlamento in seduta comune - Sputnik Italia, 1920, 07.02.2022
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella con i Presidenti di Camera e Senato in occasione della cerimonia di giuramento dinanzi al Parlamento in seduta comune

Non tutti hanno compreso la valenza di questa stilettata

La si capisce forse meglio se si tiene presente la circostanza che da tempo la conversione dei decreti legge e persino il disegno di legge di bilancio dello Stato vengono sostanzialmente discussi in un solo ramo del Parlamento, perché all’altro giungono in scadenza, quando non può far altro che approvarli.
È successo anche lo scorso anno, con la manovra chiusa a Montecitorio il 30 dicembre, dopo un mese di confronto a Palazzo Madama. Si può discutere a lungo sulle cause di questo fenomeno, ma non può esser rimproverato al Parlamento il ritardo con il quale le Camere ricevono dal Governo i testi da dibattere. Ed ora alla testa dell’esecutivo c’è Mario Draghi.
A queste riflessioni relative alla politica interna, Mattarella ha aggiunto anche delle considerazioni su temi più ampi, che potremmo definire “di sistema”.
Ad esempio, quando, ed è il caso più significativo, il Presidente della Repubblica rieletto ha affermato che “poteri economici sovranazionali, tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico”.
Non è chiaro esattamente a quali potentati si riferisse e sono certamente possibili a questo riguardo molteplici chiavi di lettura. Tuttavia, non sarebbe stupefacente se il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, si fosse in qualche modo sentito chiamato in causa.
Certo, al Governo in carica Mattarella ha fatto i suoi migliori auguri, ma è forte il sospetto che all’interno della diarchia che gestisce l’Italia da un anno qualcosa si sia incrinato, proprio per effetto delle ambizioni di Draghi, che avrebbe desiderato traslocare al Quirinale, a dispetto dell’interesse nazionale a tenerlo dov’è, nella posizione di garante dei prestiti europei del Recovery Fund.
© Francesco_AmmendolaIl Presidente della Repubblica Sergio Mattarella davanti al Parlamento in seduta comune per la cerimonia di giuramento
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella davanti al Parlamento in seduta comune per la cerimonia di giuramento  - Sputnik Italia, 1920, 07.02.2022
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella davanti al Parlamento in seduta comune per la cerimonia di giuramento
Questa era la mina che doveva essere disinnescata e la riconferma di Mattarella era l’unica soluzione per arrivare a questo risultato.
A quanto si è appreso, Draghi non avrebbe accettato l’elezione di Pierferdinando Casini – che pure era tra le opzioni sul tavolo - ed ancor meno quella dei funzionari la cui candidatura era stata ventilata tra il 27 ed il 28 gennaio scorsi.
Era altresì importante che il nome del Presidente del Consiglio non finisse in votazione, dal momento che se Draghi non avesse raggiunto il quorum prescritto per l’elezione non ci sarebbe stata per lui altra alternativa alle dimissioni, che avrebbero comportato il collasso degli equilibri politici, invece da preservare ad ogni costo.
Un’ipotesi tutt’altro che remota, vista l’avversione dei partiti e di buona parte dei parlamentari nei confronti del Premier, alimentata tanto dal suo stile di governo quanto dal timore che la sua ascesa alla Presidenza della Repubblica potesse provocare lo scioglimento anticipato delle Camere.
La si è scongiurata con un espediente piuttosto brillante, permettendo alle schede bianche del Movimento Cinque Stelle, del Gruppo Misto e del Pd di tradursi più o meno spontaneamente, via via, in altrettanti voti per il Presidente uscente.
Nessuno ha tentato di arginare la marea montante, al punto che la rielezione di Mattarella è risultata alla fine come l’esito di un’irresistibile investitura dal basso, cui persino la Lega ha dovuto accodarsi, malgrado i risentimenti ancora vivi per quanto accadde nell’agosto 2019.
È presto per dire se ci saranno o meno ricadute importanti sulla stabilità di governo. Ma la politica è fatta anche di rapporti tra persone e forse la relazione tra Draghi e Mattarella non è la stessa di prima.
Per l’Italia non è un bene, viste le difficoltà che si profilano all’orizzonte sul piano economico e sociale.
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